8 Agosto 2022
Cambiamenti climatici Efficienza energetica Energia Fonti rinnovabili

Italia 1.5: la rivoluzione energetica secondo Greenpeace

Lo studio “Italia 1.5” di Greenpeace, commissionato all’ISF di Sidney, indica che la rivoluzione energetica all’insegna della transizione verso le rinnovabili e della totale decarbonizzazione, permetterebbe al Paese di rispettare l’Accordo di Parigi, con vantaggi economici, occupazionali e di indipendenza energetica.

In occasione delle consultazioni del Presidente del Consiglio incaricato con le parti sociali del 10 febbraio 2021, a cui sono state invitate anche le principali organizzazioni ambientaliste, Greenpeace Italia ha consegnato a Mario Draghi il Rapporto Italia 1.5. Una rivoluzione 100% rinnovabili per fermare l’emergenza climatica”, commissionato all’Institute for Sustainable Future (ISF) di Sydney, che utilizza per lo scenario italiano una metodologia già applicata su scala globale per lo scenario di decarbonizzazione del Pianeta, promossa dalla Dicaprio Foundation e realizzata dalla stessa ISF, dall’Agenzia aerospaziale tedesca (DLR) e dall’Università di Melbourne, che permetterebbe all’Italia di rispettare l’Accordo di Parigi, diventando a emissioni zero, con vantaggi economici, occupazionali e di indipendenza energetica.

Nel lavoro vengono sviluppate 2 scenari:
– uno denominato “Energy [R]evolution” – E[R], finalizzato alla decarbonizzazione completa del settore energetico entro il 2050, in cui la quota di elettricità da fonti rinnovabili per l’Italia al 2030 sarà del 66% pari al 33% dell’energia finale;
– l’altro denominato “Advanced Energy [R]evolution” – Adv E[R] che rappresenta un percorso di decarbonizzazione accelerato, in linea con l’obiettivo 1.5 °C, secondo cui l’Italia dovrebbe avere il 75% di elettricità rinnovabile al 2030, e il settore energetico in pratica verrebbe completamente decarbonizzato entro il 2040.

Entrambi gli scenari vengono poi messi a confronto con lo scenario (REF) contemplato dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), consegnato dal Governo italiano alla Commissione UE all’inizio del 2020, che ha fornito da base anche per l’elaborazione della Strategia italiana di lungo termine (2050) sulla riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra, inviato nei giorni scorsi a Bruxelles, che non sarebbe allineato con gli obiettivi fissati a Parigi (2015).

Secondo il nostro studio – ha dichiarato Giuseppe Onufrio, Direttore esecutivo di Greenpeace Italia – con una rivoluzione energetica che punti con decisione alla totale decarbonizzazione del Paese e allo sviluppo delle rinnovabili, entro il 2030 in Italia si avrebbe la creazione di 163 mila nuovi posti di lavoro: un aumento del 65% circa dell’occupazione diretta nel settore energetico. Anche dal punto di vista economico la transizione potrebbe essere interamente finanziata grazie ai risparmi derivanti dalla mancata importazione di combustibili fossili al 2030. Un cambio sistemico che condurrebbe a enormi vantaggi economici nei decenni a seguire”.

I principali risultati

Efficienza energetica
Negli scenari presentati – sia quello E[R] che in quello Adv E[R] – i consumi di energia primaria (cioè quella ricavata direttamente da fonti naturali e non derivata dalla trasformazione di un’altra forma di energia) sono più bassi:
– nel caso definibile “a bassa velocità” E[R], al 2030 si avrebbe una riduzione dei consumi del 5% (dal livello attuale di 6.470 PJ/a fino a circa 6.200 PJ/a);
– lo scenario ad “alta velocità” Adv E[R] prevede invece una riduzione ancora più̀marcata al 2030 (si scenderebbe a 5.528 PJ/a) e ancora di più̀ negli anni a venire, grazie a una maggiore elett
rificazione degli usi finali di energia.

Mix rinnovabile
Nello scenario E[R], entro il 2030 il 66% dell’energia elettrica prodotta in Italia proverrà̀ da fonti rinnovabili per arrivare al 100% nel 2050. Una larga parte di questa energia verrà dallo sfruttamento del sole e del vento: le “nuove” fonti rinnovabili, principalmente l’eolico onshore, il solare fotovoltaico e l’eolico offshore, contribuiranno infatti al 35% della produzione totale di energia elettrica nel 2030 e al 54% entro il 2050.
Lo scenario Adv E[R] andrebbe più veloce e permetterebbe di raggiungere il 75% di produzione di energia elettrica rinnovabile nel 2030 e il 100% nel 2040.

La produzione di calore da rinnovabili
 Nello scenario E[R] le rinnovabili potranno coprire già̀ il 41% dei consumi di calore in Italia nel 2030, il 71% nel 2040 e il 100% nel 2050.
L’Adv E[R] porterà̀ invece alla completa sostituzione del restante consumo di fossili, principalmente gas, con elettricità̀ rinnovabile e combustibili sintetici, già entro il 2040. Una quota di produzione di calore al 2050 nello scenario “ad alta velocità” Adv E[R] sarà rappresentata anche dall’idrogeno verde.

Mobilità e trasporti
Una rivoluzione energetica che si rispetti deve riformare completamente il sistema dei trasporti, elettrificando i consumi e indirizzandoli verso auto più̀ piccole, ma soprattutto investendo nel trasporto pubblico e in forme di mobilità alternativa (es. biciclette) e condivisa (es. car/scooter/bike sharing). L’obiettivo è sempre ridurre notevolmente il numero di macchine private in circolazione. La stima di circa il 7% di auto elettriche entro il 2030, derivata dal modello dell’ISF, è più prudente rispetto alla stima del Coordinamento FREE, secondo cui invece il potenziale dell’Italia per i veicoli elettrici potrebbe essere del 12% del parco complessivo (pari a circa 4,5 milioni di veicoli).

Rete elettrica e accumuli
Un sistema maggiormente elettrificato richiederebbe anche un cambiamento del panorama della distribuzione e dello stoccaggio dell’energia elettrica. La gran parte degli accumuli, cioè di sistemi per immagazzinare l’energia, come ad esempio le batterie, sarà necessaria nel Nord Italia dove c’è un maggiore consumo. Ad ogni modo, a una maggiore elettrificazione dovrà corrispondere un’espansione della rete elettrica per ogni scenario considerato, anche per ridurre la necessità di accumuli e aumentare le varie possibilità di carico del sistema, anche in virtù dell’aumento della mobilità elettrica.

Rivoluzione a costi zero
È chiaro che per sviluppare gli scenari presentati servono degli investimenti. Non va però dimenticato che, a fronte di investimenti, ci sono notevoli risparmi dovuti al minor consumo di gas fossile, petrolio e carbone, ed è per questo che si può dire che la rivoluzione energetica potrebbe avvenire a costo zero, se non addirittura con saldo positivo. Secondo lo scenario E[R], gli investimenti aggiuntivi nel decennio 2020-2030 dovrebbero essere di 3,9 miliardi di euro, ma dobbiamo considerare che in questo caso non ci sarebbe necessità di spese in combustibili fossili come petrolio, gas o carbone, (che ci costano circa 31,9 miliardi di euro). Si risparmierebbero così circa 28 miliardi di euro, pari a una media di 2,8 miliardi di euro all’anno.
Nello scenario Adv E[R], l’investimento aggiuntivo tra il 2020 e il 2030 è stimato in circa 37 miliardi di euro rispetto allo scenario REF, ma i risparmi sui costi dei combustibili fossili arriveranno fino a 36,5 miliardi di euro. Pertanto, i risparmi coprirebbero quasi del tutto i costi degli investimenti aggiuntivi: in soldoni, una rivoluzione energetica che arriva quasi ad autofinanziarsi.
In ogni caso tra il 2030 e il 2050, in entrambi gli scenari E[R] e Adv E[R] i risparmi sui costi dei combustibili fossili supereranno i costi di investimento necessari per la produzione di energia rinnovabile e la transizione energetica verso un Paese a emissioni zero.

Più posti di lavoro
Se l’attuale piano del governo comporterà un leggero aumento dell’occupazione nel settore energetico rispetto al 2017 (dagli 88 mila occupati di oggi a 98 mila nel 2030), gli scenari contenuti nel presente lavoro contemplano un aumento dei posti di lavoro molto più rilevante, con un maggiore numero di occupati nel settore green delle rinnovabili. Se l’Italia scegliesse invece di adottare piani più ambiziosi ed efficaci per affrontare l’emergenza climatica, potrebbe arrivare ad avere un totale di 135 mila occupati nel 2030 con lo scenario E[R] (dunque 37 mila posti di lavoro aggiuntivi rispetto a quelli previsti dagli attuali piani di governo), mentre con lo scenario Adv E[R] i posti di lavoro salgono a un totale di 163 mila, di cui l’86,5% nei settori delle fonti rinnovabili (65 mila posti di lavoro in più rispetto allo scenario REF).

Italia 1.5 dimostrerebbe che il 100% rinnovabile non solo è possibile, ma auspicabile sotto molteplici punti di vista, perché se da un lato conviene al Pianeta, dall’altro conviene moltissimo anche al rilancio dell’economia, con conseguenze positive e importanti anche per l’occupazione. Per Greenpeace, l’Italia non può perdere il treno della transizione ecologica ed energetica, una delle fondamenta sulle quali basare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

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