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Piano per Energia e Clima: inviato alla Commissione UE

Il Piano Energia e Clima inviato alla Commissione UE conferma il target del 30% di produzione di energia da FER nei Consumi finali lordi di energia, contro il 32% della nuova Direttiva FER, mentre vengono innalzati, rispetto agli obiettivi UE, quelli per l’efficienza energetica e la riduzione delle emissioni di gas serra dei settori non coperti dall’EU-ETS.

Il Regolamento 2016/0375/UE sulla Governance dell’Unione dell’Energia prevede l’istituzione di un meccanismo per l’attuazione delle strategie e delle misure per conseguire gli obiettivi dell’UE e per la corretta elaborazione dei corrispondenti Piani nazionali. Pertanto, anche il nostro Governo doveva inviare entro il 31 dicembre 2018 il Piano contenente le indicazioni in dettaglio per il conseguimento degli obiettivi comunitari al 2030.

Con una nota stampa comparsa l’8 gennaio 2019 sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) viene comunicato che contestualmente è stata inviata alla Commissione europea la Proposta di Piano nazionale integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), redatto in collaborazione don il Ministero dell’Ambiente (MATTM) e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), strutturato secondo le 5 dimensioni: decarbonizzazione; efficienza energetica; sicurezza energetica; mercato interno dell’energia; ricerca, innovazione e competitività.

Siamo riusciti nei tempi previsti – ha dichiarato il Sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega all’Energia Davide Crippa – ad elaborare uno strumento fondamentale per la politica energetica e ambientale del nostro Paese e dell’UE per i prossimi 10 anni, senza il quale continueremmo a navigare a vista e col pericolo di non raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti. Il merito va ad un cambiamento radicale nell’approccio alla politica energetica e all’eccellente lavoro di squadra che ha coinvolto tecnici e policy maker di MiSE, MATTM, MIT, GSE, RSE, ISPRA, ENEA, Politecnico di Milano e ARERA, che ringrazio per l’impegno e la passione con cui hanno collaborato alla redazione del PNIEC”.

I principali obiettivi dello strumento, recita la nota, sono:
una percentuale di produzione di energia da FER nei Consumi Finali Lordi di energia pari al 30%, in linea con gli obiettivi previsti per il nostro Paese dalla UE;
una quota di energia da FER nei Consumi finali lordi di energia nei trasporti del 21,6%, a fronte del 14% previsto dalla UE.
Inoltre, il Piano prevede una riduzione dei consumi di energia primaria rispetto allo scenario PRIMES 2007 del 43% a fronte di un obiettivo UE del 32,5% e la riduzione delle emissioni di gas serra (GHG) rispetto ai livelli del 2005 per tutti i settori non ETS del 33%, obiettivo superiore del 3% rispetto a quello previsto da Bruxelles.

 “Il piano è uno strumento che per raggiungere i propri obiettivi avrà bisogno del sostegno e della collaborazione attiva da parte di tutti gli stakeholders, sia nella fase di predisposizione che di realizzazione ha aggiunto Crippa –Per questo, prevediamo una consultazione a tutti i livelli e, soprattutto, con le parti interessate, comprese le parti sociali. Oltre alla consultazione tramite la VAS (Valutazione Ambientale Strategica) contiamo di realizzare un percorso strutturato di confronto attraverso tavoli tematici di lavoro che coinvolgeranno i diversi player. Inoltre, a breve, presenteremo in un evento pubblico il portale dedicato al PNIEC, pensato per essere uno spazio di informazione e di dialogo sulle principali tematiche oggetto del piano, integrando anche la dimensione sociale della transizione energetica che, molto spesso, rappresenta la principale barriera al cambiamento”.

Non ci sono ancora, ovviamente, i commenti delle Associazioni delle categorie interessate e delle Organizzazioni ambientaliste a tale proposta, ma non è difficile immaginare che le reazioni al 30% di produzione di energia da fonti rinnovabili (FER) nei consumi finali lordi di energia non saranno entusiaste, viste le proposte che alcune di loro avevano avanzato per la redazione del Piano (qui e qui) e presentate in occasione di KeyEnergy (Fiera di Rimini, 6-9 novembre 2018), che poggiavano sul presupposto di un obiettivo al 2030 del 32%.

Peraltro, il target del 30% da FER era stata preannunciato dal Sottosegretario al Forum “QualEnergia” (Roma, 28 novembre 2018) che nell’occasione aveva giustificato la quota del 30%, contro il 32% previsto dalla nuova Direttiva sulle Rinnovabili dell’UE, “perché alzando fin da subito gli obiettivi al 32% rischieremmo di avere un gap di investimenti con una perdita di competitività rispetto ad altri Paesi con obiettivi diversi. Siamo convinti che la tecnologia tra qualche anno ci consentirà di rivedere il piano e i suoi obiettivi”.

Di contro, il Vicepresidente di Legambiente, tra gli organizzatori del Forum, Edoardo Zanchini aveva ribattuto che “L’impegno a livello internazionale è di arrivare alla decarbonizzazione al 2050 e l’Italia si è impegnata, all’interno dell’UE, a stare in questa traiettoria. Per rimanere entro +1,5 °C abbiamo addirittura bisogno di anticipare l’obiettivo al 2040, è quindi evidente che al 2030 dobbiamo avere obiettivi ambiziosi. Per cui, l’obiettivo del 30% di energia rinnovabile al 2030 è inadeguato ad affrontare la sfida dei cambiamenti climatici e non dà un buon segnale al mondo delle imprese”.

C’è da osservare che nella sua ultima analisi del Sistema Energetico Italiano, l’ENEA ha sottolineato che “Le componenti decarbonizzazione e sicurezza energetica sono sostanzialmente invariate nel corso del 2018. Nel caso della dimensione decarbonizzazione il pur modesto miglioramento sul fronte delle emissioni di CO2, in disaccoppiamento con i consumi di energia, è compensato dalla frenata nella quota di FER sui consumi finali, per la quale è plausibile stimare che a fine anno si fermerà intorno al 17,5%, al di sotto del dato 2017”.

Per i consumi finali di energia da fonti rinnovabili nel settore dei trasporti viene previsto un aumento del 21,6% (obiettivo UE 14%) grazie al meccanismo di incentivazione per il biogas e il biometano , vera e propria eccellenza italiana, e per gli altri biocarburanti avanzati. 

È positivo che il target (indicativo) di efficienza energetica del Piano relativo ai consumi finali di energia siano ambiziosi (-43% rispetto alla Direttiva UE che prevede una riduzione del 32,5%), stante anche l’ottima base di performance dell’Italia (1° posto a livello mondiale) validata dalla recente classifica stilata dal Rapporto della Banca Mondiale RISE 2018.

Come pure è altrettanto positiva la riduzione proposta del 33% (obiettivo UE 30%) alle emissioni per i settori non soggetti all’EU-ETS (il Sistema europeo di scambio delle emissioni), da conseguirsi in particolare nei trasporti, edilizia e industria; mentre non ci sono obiettivi nazionali per quelli sottoposti in quanto l’obiettivo è a livello europeo, essendo il sistema applicato a tutti gli Stati Membri in maniera armonizzata e centralizzata, che in Italia comunque interessa ben 1.200 impianti grandi emettitori ed energivori.

Dal comparto agricoltura che negli ultimi dieci anni, sul piano emissivo, è restato relativamente stabile, solo marginalmente influenzato dalla produzione di biogas e dalla riduzione/cambiamento nell’uso dei fertilizzanti, si attende una riduzione complessiva di circa 2 MtCO2eq.

Dal momento che l’agricoltura e il cambio di uso dei suoli sono responsabili di un quarto delle emissioni di gas serra, come ha recentemente sottolineato il Rapporto di sintesi del World Resource Institute, il settore può e deve fare di più.

Il percorso finalizzato a delineare il mix di soluzioni e strumenti maggiormente compatibile con gli obiettivi del Piano energia e clima per il 2030 e con altre esigenze – si afferma nella proposta di Piano – comprese quelle relative agli impatti ambientali, sarà avviato con la consultazione pubblica e con la Valutazione Ambientale Strategica, effettuate entrambe su questa proposta di piano, che dunque potrà essere revisionato a seguito di tale percorso, oltre che in esito al confronto con la Commissione europea [… Inoltre] si conta di realizzare, a inizio 2019, un portale dedicato alla proposta di piano, in modo da avviare il più ampio confronto sul documento, promuovendo, tra l’altro, il dialogo sulle principali tematiche oggetto del piano, con lo scopo di integrare anche le variabili sociali, trattando le barriere che si frappongono alla transizione energetica”.

 

 

 

 

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