Una ricerca scientifica sottoposta a revisione paritaria che ha utilizzato uno dei più grandi set di dati mai raccolti sull’inquinamento da plastica nei fiumi in modo quasi continuo e sincrono da otto diversi sistemi fluviali in otto paesi di 4 continenti, nel corso di un progetto triennale dalla Clean Currents Coalition e coordinato dall’Università della California – Santa Barbara, offre spunti fondamentali per contribuire a chiudere il trattato sulla plastica.
Nei fiumi di tutto il mondo scorrono ogni anno 1,95 milioni di tonnellate di plastica (il peso di 5,3 Empire State Building), per il 66% costituite da grandi pezzi visibili come bottiglie, sacchetti, cannucce e posate.
Lo prevede loStudio“Assessing macroplastic debris collected from eight diverse river systems across four continents: Insights from synchronous three-year community-led research efforts”, coordinato dall’Università della California – Santa Barbara(UCSB) e pubblicato sul numero di settembre 2025 delJournal of Environmental Management, mentre è in corso a Ginevra la seconda parte della V sessione del Comitato intergovernativo di negoziazione (IN-5.2) per sviluppare, secondo il mandatodell’Assemblea Ambiente delle Nazioni Unite (UNEA), uno strumento internazionale giuridicamente vincolante sull’inquinamento da plastica, anche nell’ambiente marino, dopo il mancato accordo nella precedente sessionedi Busan (Corea) dell’anno scorso.
La ricerca che ha utilizzatoi dati raccolti sul campo nei fiumi intasati dalla plastica in Messico, Giamaica, Panama, Ecuador, Kenya, Vietnam, Thailandia e Indonesia, fornisce una preziosa fonte di dati concreti sulla portata della crisi della plastica. Mentre gran parte della ricerca sull’inquinamento da plastica si basa su modelli e tempi per trarre le proprie conclusioni, il set di dati raccolti si basa su uno sforzo globale senza precedenti, condotto a livello locale, per censire i rifiuti presenti nei fiumi.

“Sappiamo che i fiumi di tutto il mondo sono intasati di plastica e che questa plastica finisce spesso nell’oceano– ha affermatoChase Brewster, Project Scientist presso ilBenioff Ocean Science Laboratorydell’UCSB e principale autore dello Studio –I ricercatori hanno fornito modelli su larga scala per mostrare come questa plastica viaggi dalla terraferma ai fiumi e poi all’oceano. Questi sono i primi dati raccolti sul campo che aiutano a far luce sul perché la plastica si trovi nei fiumi. I negoziatorie i funzionari nazionali possono utilizzare questi dati per valutare il problema dell’inquinamento da plastica nei fiumi nella vita reale, osservare le differenze nell’inquinamento in luoghi diversi e testare idee su quali politiche e sistemi funzionano“.
I ricercatori hanno collaborato con partner locali per raccogliere dati dai siti fluviali tra il 2020 e il 2023, con team che hannorimosso e analizzato collettivamente 3,8 milioni di chilogrammi di detriti fluviali(equivalenti a 380.000.000 di bottiglie di plastica monouso). Questo sforzo sincrono su larga scala, raro per la portata e il livello di coordinamento, ha permesso ai ricercatori di confrontare i dati in diversi contesti sociali, economici e ambientali.
Unico tra i tanti studi sull’inquinamento globale, il progetto ha adottato un approccio guidato dalla comunità, che ha enfatizzato l’autonomia locale. Organizzazioni non profit e imprese sociali locali hanno guidato il lavoro nelle proprie comunità, separando i rifiuti di plastica per tipologia di articolo, categoria di polimero e altri parametri. Insieme, questi team locali formano laClean Currents Coalition, un’iniziativa globale diretta dal Benioff Ocean Science Laboratory per intercettare la plastica prima che raggiunga l’oceano,promuovendo contemporaneamente istruzione e occupazione,ripristinando gli habitat,investendo nelle infrastrutture localie stimolando un cambiamento sistemico. Dal 2020, la Clean Currents Coalition ha rimosso oltre 7,3 milioni di chilogrammi di detriti (di cui oltre 4,4 milioni di chilogrammi di plastica) dai fiumi di tutto il mondo.
“Ogni sito era un progetto indipendente– ha spiegato Brewster –Non si limitavano a raccogliere dati, ma stavano implementando tecnologie per rimuovere la plastica dai fiumi, coinvolgendo i governi, responsabilizzando le comunità e migliorando le condizioni locali“.

I ricercatori hanno riscontrato variazioni sostanziali nella quantità di inquinamento da plastica intercettata nei fiumi studiati, ma tutti contenevano plastica. Aumentando i tassi medi di raccolta della plastica documentati in questo studio, si otterrebbeuna stima preliminare di 1,95 milioni di tonnellate metriche (Mt) di plastica che fluiscono lungo i fiumi di tutto il mondo ogni anno.
Sulla base dei risultati dello Studio, i ricercatori offrono4 raccomandazioni chiave per contribuire a risolvere il problema dell’inquinamento da plastica.
1.Attuare politiche quali il contenuto minimo di materiale riciclato, le tariffe di deposito sulle bottiglie e tappi di produzione vergine per creare le condizioni di mercato per un’economia circolare.
2.Sostenere il settore informale della raccolta dei rifiuti, investendo al contempo in infrastrutture e servizi per la gestione e il riciclaggio dei rifiuti.
3.Eseguire un monitoraggio e una raccolta dati più coerenti e trasparenti per orientare azioni mirate a monte.
4.Adottare politiche locali e nazionali ponderate e ben progettate, nonché quadri internazionali ambiziosi per affrontare le diverse dimensioni del problema.
“Questo lavoro mira davvero a fermare l’inquinamento da plastica alla fonte– ha concluso Brewster –Non si tratta solo di ripulire i fiumi, ma di fare scienza mirata e sostenere le comunità che sono i veri leader che renderanno questo cambiamento duraturo“.
In copertina: Una rappresentazione delle varie tecnologie di raccolta della plastica fluviale utilizzate per llo studio (Foto: Benioff Ocean Science Laboratory dell’Università della California -Santa Barbara)

