4 Dicembre 2022
Cambiamenti climatici Clima

Indagine sul clima: italiani disposti a rinunciare a voli aerei non ad auto

L’indagine sul clima 2020-2021 della Banca Europea degli Investimenti (BEI) evidenzia che la preoccupazione per la pandemia ha superato per la prima volta quella per i cambiamenti climatici, ad eccezione dei cinesi, ma per tutti la ripresa post-Covid deve tener conto dell’emergenza climatica.

La terza edizione (2020-2021) dell‘Indagine sul Clima della Banca Europea degli Investimenti (BEI), condotta in partenariato con la BVA, Società di consulenza specializzata in ricerche di mercato, evidenzia come i cambiamenti climatici che finora erano stati al vertice delle preoccupazioni dei 30.000 partecipanti al sondaggio di 30 Paesi (oltre i 27 dell’UE, Inghilterra, Stati Uniti e Cina) siano stati superati dalla crisi sanitaria indotta dalla pandemia di Covid-19, con l’unica eccezione dei cittadini cinesi per i quali la crisi climatica rimane la sfida più importante (61%), superando di poco quella di coloro che considerano la pandemia la sfida maggiore (59%).

Non stupisce se tra gli europei prevale l’idea che l’emergenza Covid-19 sia al primo posto in tutti i Paesi europei, seppur con percentuali che oscillano tra il 57% degli ungheresi e l’86% dei cittadini di Malta. Stessa cosa negli Stati Uniti (73%), dove la salute già era la fonte di preoccupazione principale dei cittadini l’anno scorso, analogamente al Regno Unito (77%).

Il 2020 è stato un anno molto difficile – ha commentato il Vicepresidente della BEI, Ambroise Fayolle – Non c’è da stupirsi se la pandemia di Covid-19 sia ora la principale preoccupazione dei cittadini. Allo stesso tempo, le persone auspicano una ripresa economica verde. Si tratta di un segnale forte e di un invito ad agire per le istituzioni interessate. La BEI si impegna più che mai ad affrontare questa sfida nei prossimi anni”.

La prima parte dell’indagine rivela che al di là delle questioni sanitarie legate alla pandemia, agli europei e agli americani preoccupano molto le conseguenze economiche e sociali della pandemia. Le altre due grandi sfide evocate in Europa sono la disoccupazione (41%) e la crisi finanziaria (37%), ed entrambe precedenti i cambiamenti climatici nell’ordine di priorità (33%). Negli Stati Uniti, le tre sfide principali sono le stesse degli europei: Covid-19 (73%), la disoccupazione (37%) e una crisi finanziaria (34%).

Anche se attualmente la pandemia sembra essere la maggiore sfida, gli europei ritengono che la ripresa economica post-pandemica debba tenere conto dell’emergenza climatica (57%), e che il proprio Governo debba promuovere una crescita a basso impatto di CO2 e resiliente sotto il profilo climatico. Solo il 43% degli europei pensa che il Governo debba rilanciare l’economia con ogni mezzo, per poter tornare prima possibile alla crescita economica.

I cittadini di alcuni paesi, come l’Ungheria (71%), Malta (67%), la Spagna (64%), la Germania (63%), il Lussemburgo (63%) e la Francia (61%), ritengono chiaramente che la lotta contro i cambiamenti climatici deve essere parte integrante della ripresa economica. Tuttavia, altri Paesi europei, tra cui Cipro (69%), la Lettonia (66%), la Grecia (57%), la Danimarca (55%) e la Svezia (54%), propendono per una ripresa da intraprendere con ogni mezzo.

La popolazione cinese ritiene che il governo nazionale debba sostenere una ripresa verde (73%), mentre gli statunitensi sono più divisi: tra loro vi è una quasi sostanziale parità tra i sostenitori di una ripresa verde (49%), con una leggera prevalenza dei sostenitori del ritorno una crescita economica immediata (51%).

Il 66% degli europei pensa che l’Unione europea sia in prima linea nella lotta contro i cambiamenti climatici, ma il 90% dei cittadini cinesi crede che sia la Cina a svolgere un ruolo da leadership, e solo il 49% degli americani attribuisce questo ruolo agli Stati Uniti. Comunque, a prescindere dal Paese in cui vivono, le persone si aspettano ovunque una politica più rigorosa a favore del clima.

Come noto, per rispondere alla crisi causata dalla pandemia, i Governi hanno attuato misure quali l’obbligo di indossare la mascherina, il confinamento e le restrizioni ai viaggi. L’esperienza di questi mesi ha dimostrato che i cittadini sono stati disposti ad accettare forti misure governative per contenere la diffusione del coronavirus, e le persone sembrano disposte ad adottare pratiche analoghe anche nel contesto dei cambiamenti climatici. Il 70% degli europei e il 95% degli cinesi intervistati sarebbero favorevoli a misure governative più stringenti, che costringono la popolazione a modificare i comportamenti individuali per combattere i cambiamenti climatici. Anche negli Stati Uniti, dove i negazionisti del clima si fanno più sentire, questa percentuale si attesta al 67%, il che dimostra un desiderio di azione nei confronti della crisi climatica.

L’Italia è stato il primo Paese europeo ad essere stato colpito dal Covid-19 e tra quelli che hanno subito le conseguenze più pesanti. Quest’anno, la pandemia viene avvertita come la sfida principale per il 68% della popolazione italiana. Rispetto agli altri cittadini europei, ciò che assilla in particolar modo gli italiani sono le ripercussioni economiche e sociali della crisi: riguardo alle sfide avvertite, per il 63% degli italiani la disoccupazione è quella principale (percentuale superiore di 22 punti rispetto alla media europea), mentre per il 47% degli intervistati è la crisi finanziaria (percentuale di 10 punti superiore alla media europea). La crisi climatica che era la terza sfida più importante nel 2019, occupa ora la quarta posizione (32%).

Rispetto agli altri paesi europei, l’Italia ha una delle percentuali maggiori di cittadini che affermano di avvertire l’impatto dei cambiamenti climatici nella loro vita quotidiana. Il 92% degli italiani infatti sostiene che i cambiamenti climatici stanno già influenzando la loro vita di tutti i giorni (superiore di 17 punti rispetto alla media europea del 75%). Questa sensazione è più diffusa tra le donne (94%) e tra coloro che appartengono alla fascia di età 15-29 anni (97%). In particolare, i giovani italiani (68%) vogliono che la ripresa economica post-Covid tenga conto del clima.

Il periodo post-Covid-19 offrirà l’opportunità di compiere un enorme passo avanti nella transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio e resiliente sotto il profilo climatico – ha aggiunto Fayolle – Una green recovery  potrebbe aiutarci ad accelerare la riduzione significativa delle emissioni di gas a effetto serra necessaria entro il 2030. I cittadini di tutto il mondo sono consapevoli che il loro comportamento individuale può fare la differenza. La BEI, in qualità di banca dell’Ue per il clima, ha il ruolo di velocizzare questa transizione verde finanziando progetti nel campo dell’energia pulita, della mobilità sostenibile e le innovazioni che consentano ai cittadini di cambiare le proprie abitudini per contrastare i cambiamenti climatici”.

La Banca europea per gli investimenti è uno dei principali finanziatori mondiali dell’azione per il clima e recentemente il suo Consiglio di Amministrazione (un membro per ogni Paese dell’UE, più uno per la Commissione UE) ha dato il via libera alla tabella di marcia per trasformarsi in “Banca del Clima” (CBR) che sosterrà le azioni del Green Deal europeo e della Legge europea sul clima.

L’indagine si è focalizzata anche su come le persone intendano contrastare i cambiamenti climatici nel 2021 e su cosa siano disposte a rinunciare per affrontare la crisi climatica e su come la pandemia stia influenzando le loro abitudini di viaggio e le intenzioni di combattere il cambiamento climatico.
Il 72% degli europei ritiene che il proprio comportamento possa fare la differenza nell’affrontare i cambiamenti climatici. Il 27% degli americani afferma di apportare cambiamenti radicali allo stile di vita per combattere il cambiamento climatico, rispetto al 19% degli europei e al 10% dei cinesi.

Data la scelta tra rinunciare al volo, alla carne, ai vestiti nuovi, ai servizi di streaming video o alla propria auto per combattere il cambiamento climatico, il 39% degli europei e il 38% degli americani afferma che rinunciare alla propria auto sarebbe la cosa più difficile.
Il 75% degli americani, il 71% dei cinesi e il 67% degli europei afferma che attualmente è meno propenso a utilizzare i trasporti pubblici a causa di problemi di salute.
Per gli europei sarebbe più facile smettere di volare per combattere il cambiamento climatico (40%, rispetto al 43% in Cina e al 38% negli Stati Uniti) che smettere di mangiare carne, comprare vestiti nuovi, possedere un’auto o utilizzare servizi di streaming video. Tuttavia, il 39% degli europei e il 38% degli americani afferma che rinunciare alla propria auto sarebbe l’opzione più difficile.

Per quanto riguarda il nostro Paese, gli italiani troverebbero più facile smettere di volare che smettere di mangiare carne, comprare vestiti nuovi, possedere un’auto o usare servizi di streaming video. Il 38% afferma che rinunciare al volo sarebbe l’opzione più facile, mentre il 46% afferma che rinunciare alla propria auto sarebbe l’opzione più difficile.

Nel complesso, il 34% degli italiani afferma di apportare cambiamenti radicali allo stile di vita per combattere il cambiamento climatico (15 punti al di sopra della media europea). In questo gruppo sono particolarmente rappresentati i genitori di minori di 18 anni (39%) e gli abitanti delle città (35%).
Una volta rimosse le restrizioni di viaggio relative al Covid-19, il 33% afferma che eviterà di volare per non far aumentare i cambiamenti climatici, e il 43% afferma che farebbe le vacanze in Italia o in un Paese vicino per ridurre al minimo le emissioni di carbonio. Solo il 12% degli italiani afferma che riprenderà a viaggiare in aereo come faceva prima della pandemia.

In copertina: foto di © Markus Spiske / Unsplash

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