17 Ottobre 2021
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IFAD: i sistemi alimentari globali vanno trasformati

Il Rapporto di punta del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), pubblicato alla vigilia del Food Systems Summit dell’ONU (23 settembre 2021) evidenzia la necessità che gli attuali sistemi alimentari debbano essere stravolti e riformulati per renderli più resilienti, equi e sostenibili, visto che con l’agricoltura industriale non si è ridotta la malnutrizione, sono aumentati gli sprechi alimentari e i costi ambientali si sono rivelati ingenti.

Trasformare i sistemi alimentari mondiali rendendoli più inclusivi, equi e sostenibili può sembrare una sfida insormontabile, eppure esistono azioni concrete che i leader politici possono intraprendere.

È quanto emerge dal Rapporto sullo Sviluppo Rutrale 2021, dal titolo “Transforming food systems for rural prosperity” che , l’International Fund for Agricultural Development (IFAD), che l’Agenzia specializzata dell’ONU, il cui mandato è di eliminare la povertà e la fame nelle aree rurali dei Paesi in via di sviluppo, ha pubblicato alla vigilia del Food Systems Summit (23 settembre 2021), il Vertice indetto dal Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, preceduto dal Vertice di Roma dello scorso luglio, con l’obiettivo di ottenere impegni all’azione concreti da parte di Capi di stato e Governo per trasformare i sistemi alimentari mondiali.

Viviamo in un mondo pieno di profonde e ingiuste contraddizioni – ha dichiarato Jyotsna Puri, Vicepresidente associato del Dipartimento Strategia e Conoscenze dell’IFAD, che ha curato la pubblicazione del Rapporto – Ci sono 800 milioni di persone che soffrono la fame e al tempo stesso tassi elevati di obesità. Le diete sane e nutrienti sono costose, eppure molti piccoli agricoltori sono poveri. Le attuali pratiche agricole per la coltivazione di alimenti non fanno bene all’ambiente. È evidente che abbiamo bisogno di una rivoluzione. Una rivoluzione tanto radicale da stravolgere completamente le precedenti versioni dei nostri sistemi alimentari”.

Il Rapporto sottolinea l’importanza di concentrare gli investimenti e sviluppare politiche mirate sulle catene alimentari del valore nelle aree rurali, in modo che tutti possano avere accesso a un’alimentazione adeguata e nutriente senza arrecare danni all’ambiente, e tutti i produttori di alimenti possano avere un reddito dignitoso.

La maggior parte delle persone che vivono nelle aree rurali si guadagnano da vivere con la piccola agricoltura, che è una fonte essenziale di cibo a livello nazionale e globale. Infatti, gli appezzamenti agricoli fino a due ettari producono il 31% del cibo del mondo, sfruttando meno dell’11% delle terre coltivate

Di seguito alcune delle raccomandazioni principali del Rapporto.

Investire maggiormente nelle aziende agricole e nelle piccole e medie imprese locali (PMI) che promuovono attività successive alla produzione, quali stoccaggio, trasformazione, commercializzazione e distribuzione degli alimenti. Privilegiando le imprese e la manodopera locali, aumenteranno le opportunità di lavoro, in particolare per le donne e per i giovani, dando al tempo stesso ai piccoli agricoltori la possibilità di accedere a mercati nuovi e diversificati.

– Rendere disponibili innovazioni (come le soluzioni basate sulla natura e l’agroecologia) e accessibili le tecnologie digitali per aumentare la produzione dei piccoli agricoltori, in modo da renderli resilienti ai cambiamenti climatici, incentivando tecniche di coltivazione sostenibili e a basso impatto ambientale

– Sviluppare e promuovere sistemi per stabilire i prezzi degli alimenti che rispecchino appieno il costo reale della produzione, compreso un compenso agli agricoltori per i servizi che svolgono a tutela degli ecosistemi, ad esempio mantenendo il terreno fertile e i parassiti sotto controllo.

Promuovere l’accesso a cibi nutrienti a un costo contenuto. Attualmente, almeno 3 miliardi di persone non possono permettersi un’alimentazione sana. Per cambiare questa situazione, occorre concentrarsi sull’educazione alimentare, mettere le donne in condizione di prendere decisioni autonome riguardo all’alimentazione e promuovere politiche governative più incisive per regolare e indirizzare le scelte dei mercati. I Governi possono utilizzare strumenti di mercato, sostegno ai redditi e acquisizioni pubbliche per incentivare il consumo di alimenti ricchi di sostanze nutrienti.

– Impegnarsi a riequilibrare il commercio e le politiche mondiali per correggere gli squilibri di potere. L’attuale concentrazione di potere all’interno dei sistemi alimentari rende necessario ripensare le regole e gli accordi commerciali a beneficio delle popolazioni rurali dei paesi in via di sviluppo. I mercati alimentari devono essere accessibili per le popolazioni rurali, e a condizioni eque. Vanno introdotti incentivi per promuovere pratiche agricole basate su metodi naturali e alimentazioni sane, a base di prodotti locali.

Sappiamo che cosa va cambiato per rendere la produzione, la commercializzazione e il consumo del cibo equi e sostenibili, dando a tutti la possibilità di alimentarsi in modo sano a prezzi accessibili – ha aggiunto Puri – Questo rapporto lo dimostra con prove solide e raccomanda azioni specifiche. Adesso servono gli investimenti e la volontà politica di agire”.

Negli ultimi 70 anni, la promozione dell’agricoltura industriale, per produrre un maggior numero di calorie a basso costo, ha comportato un aumento della malnutrizione, maggiori sprechi alimentari e costi ambientali altissimi. L’IFAD, ricorda anche che i sistemi alimentari sono responsabili del 37% delle emissioni di gas serra e sono anche estremamente vulnerabili ai cambiamenti climatici.

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