Salute

Homo chimicus: i rischi per la salute umana

In occasione della Giornata Mondiale della Salute (7 aprile), il WWF denuncia che dalle PFAS allo smog e ai pesticidi, le sostanze inquinanti ci stanno portando nell’era dell’homo chimicus, in cui salute è sempre più minacciata, a discapito dell’homo sapiens.

Per laGiornata Mondiale della Salute, ilWWFpubblica un briefing con cui lancia l’allarme per un nuovo “Homo chimicus”, un essere umano esposto quotidianamente a complesse miscele di contaminanti nei luoghi di vita, lavoro, sport e divertimento, che interagiscono tra loro in modi ancora poco conosciuti, e che minacciano la salute.

Ogni via di esposizione —inalazione,ingestione,contatto cutaneo— contribuisce al carico complessivo che il nostro corpo deve gestire. Lavalutazione del rischio chimico sulla salutecontinua però a essere fatta “sostanza per sostanza”, avvisa il WWF, senza considerare gli effetti cumulativi e sinergici di questa miscela invisibile, che accompagna ogni momento della vita quotidiana.

Segnali preoccupanti
Secondo l’Associazione ambientalista, negli ultimi anni si sono osservati segnali preoccupanti: aumento dei casi di infertilità senza causa apparente;disturbi dello sviluppo neurocognitivo;aumento delle diagnosi nello spettro autistico;riduzione del quoziente intellettivo;disfunzioni endocrine;calo della fertilità maschile e femminile;vulnerabilità immunitaria.

Seppur si tratti di un fenomeno globale,emerge con particolare evidenza nei paesi occidentali e industrializzati. Per queste condizioni non esiste ancora un consenso definitivo sulle cause, ma la ricerca suggerisce che unacombinazione di fattori genetici e ambientali, insieme a una particolare ipersensibilità a molte sostanze chimiche, possa avere un ruolo determinante, soprattutto in fasi critiche come lagravidanzao laprima infanzia.

Il ruolo di smog e pesticidi
Tra i principali indiziati ci sono gli inquinanti dell’aria come PM2,5 e PM10, ossidi di azoto (NOx), ozono troposferico e composti organici volatili (VOC). L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) considera l’esposizione a particolato fine come una delle principali cause ambientali di mortalità precoce nel mondo. Queste sostanze derivano dallecentrali termoelettriche a carbone e gas, daltraffico, dagliallevamenti intensivie dalleattività industrialie possono provocare malattie cardiovascolari e respiratorie, infarti, ictus, tumori polmonari e riduzione della funzionalità polmonare nei bambini, oltre a incrementare l’infiammazione sistemica.  

Un altro problema è rappresentato dai residui dei pesticidi che rappresentano una delle principali fonti di esposizione quotidiana a sostanze chimiche potenzialmente nocive (anche quando presenti entro i limiti di legge). Diversi studi scientifici indicano che l’esposizione anche a residui di pesticidi possa interferire con il sistema endocrino, alterare il metabolismo, incidere sullo sviluppo neurocomportamentale dei bambini e contribuire ad aumentare il rischio di specifiche forme tumorali.

L’allarme su plastiche e PFAS
Ci sono poi le micro e nanoplastiche,presenti praticamente ovunque dai cosmetici all’acqua in bottiglia. Queste sostanze sono particolarmente pericolose perché possono accumularsi nei tessuti del nostro corpo e contribuire a processi infiammatori, stress ossidativo e trasporto di altre sostanze tossiche all’interno del nostro organismo. 

Anche lePFAS, soprannominati “sostanze eterne”, perché caratterizzate da una persistenza estrema nell’ambiente e nell’organismo, sono presenti in molti prodotti di uso quotidiano come tessili idrorepellenti, schiume antincendio, padelle antiaderenti e imballaggi alimentari. La loro stabilità chimica fa sì chequeste molecole possano accumularsi in tutti i comparti ambientali per decenni: sia negli ecosistemi (acqua, suolo, falde, fauna), sia all’interno dei tessuti umani. Le ricerche scientifiche mostrano che diversi PFAS agiscono come interferenti endocrini e sono stati associati a disfunzioni del sistema immunitario, alterazioni metaboliche, disturbi della tiroide, riduzione della fertilità e un aumento del rischio di alcune forme tumorali.

A questi contaminanti si aggiungono gli additivi plastici,bisfenolo A, ftalati e ritardanti di fiamma presenti in giocattoli, contenitori alimentari, packaging, elettronica e arredi domestici, che possono influenzare il sistema ormonale, lo sviluppo fetale e quello neurocognitivo, contribuendo a un’esposizione cumulativa quotidiana.

L’inquinamento indoor
Altre sostanze nocive sono iVOC, composti organici volatili, che comprendono le emissioni provenienti da vernici, colle, mobili, tessuti sintetici, stampanti e apparecchi elettronici, oltre che da attività quotidiane come la cottura dei cibi o l’uso di candele e incensi. Senza adeguato ricambio di aria in casa o sistemi di aspirazione e depurazione, le ricerche mostrano che l’inquinamento indoor può arrivare a essere rilevante quanto quello esterno e può contribuire a irritazioni respiratorie, allergie, mal di testa, disturbi neurocomportamentali e, in alcuni casi, aumentare il rischio di effetti anche più gravi quando l’esposizione è cronica e prolungata.

Serve un cambio di passo
La nostra quotidianità rivela che siamo immersi in un ambiente chimicamente complesso– afferma Eva Alessi, Responsabile Sostenibilità del WWF ItaliaNessuna esposizione agisce da sola: le sostanze si sommano, interagiscono, si potenziano. Come WWF siamo da tempo in prima linea nel contrastare l’inquinamento pericoloso sia per l’ambiente sia per la salute dei cittadini. Per affrontare in modo efficace il problema delle sostanze chimiche serve un cambio di passo deciso e coordinato tra scienza, istituzioni, imprese e cittadini. È urgente rafforzare il biomonitoraggio e la ricerca sugli effetti delle esposizioni multiple, garantendo dati trasparenti e accessibili. Allo stesso tempo, le istituzioni devono adottare norme più ambiziose basate sul principio di precauzione, accelerando la messa al bando delle sostanze più pericolose e rafforzando i controlli lungo tutta la filiera”.

La soluzione è l’approccio One Health
Le imprese devono eliminare progressivamente le sostanze nocive, sostituendole con alternative più sicure e ripensando prodotti e processi secondo criteri di sicurezza e sostenibilità– conclude Alessi –I cittadini, con scelte di consumo più consapevoli, possono contribuire a ridurre l’esposizione e orientare il mercato verso soluzioni più sicure. Solo un’azione integrata e sistemicapuò ridurre l’esposizione e proteggere la salute delle persone e degli ecosistemi”.

Secondo il WWF per affrontare queste sfide, è fondamentale adottare l’approccioOne Health, che riconosce l’interconnessione tra salute umana, animale e ambientale: non può esistere salute in un ambiente malato. Solo comprendendo pienamente come ambiente, sostanze chimiche e stile di vita interagiscono possono essere sviluppate strategie efficaci per tutelare la salute umana e prevenire fenomeni emergenti, proteggendo le generazioni presenti e future.

Fonte: WWF Italia

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