ll Global Risks Report 2018 del World Economic Forum, che viene tradizionalmente presentato nei giorni che precedono il Summit di Davos (23-26 gennaio 2018) e a cui fornisce spunti di analisi e discussioni, rivela che eventi meteorologici estremi, disastri naturali e fallimento dei negoziati per la mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici costituiscono 3 dei primi 5 rischi globali nei quali l’umanità potrebbe incorrere nei prossimi10 anni ed anche i 3 fra i 5 che avrebbero l’impatto più forte.
Come da consuetudine che si perpetua da 13 anni, nei giorni che precedono lo svolgimento delWorld Economic Forum(Davos, 23- 26 gennaio 2018), il cui focus tematico quest’anno è “Creating a Shared Future in a Fractured World”(Creare un futurocondiviso in un mondo frammentato), viene pubblicato il“Global Risks Report”, ampiamente riconosciuto come una delle principali pubblicazioni sui rischi globali a medio-lungo termine più significative.
IlGlobal Risks Report 2018,prodotto dal World Economic Forum (WEF) in collaborazione conMarsh & McLennan CompanieseZurich Insurance Group, è stato diffuso a Londra oggi (17 gennaio 2018) con l’obiettivo di offrire ai decision maker e alla società civile, più in generale, uno strumento per comprendere come identificare i maggiori rischi che si affacciano, e di fornire, al contempo, un importante contributo di discussione al WEF per le relative interconnessioni, in modo da passare dal “cosa” al “come” ovveroquali iniziative sviluppare e quali azioni sono necessarie per rispondere alle principali sfide emergenti.
Si tratta di un’indagine che offre una prospettiva dei rischi a più alto impatto e più probabili per l’anno appena cominciato e in prospettiva per il prossimo decennio, alla cui redazione hanno contribuito circa 800 esperti che hanno valutato30 differenti rischi globalie le tendenze che potrebbero amplificarli o contenerli, raggruppati nelle tradizionali5 Categorie (rischi economici, ambientali, geopolitici, sociali e tecnologici).
Nei primi 5 posti dei rischi che avrebbero probabilità di verificarsi e nei primi 5 posti di quelli che darebbero luogo ai maggiori impatti a livello globale, ben 3 rischi sono di carattere ambientale(eventi meteorologici estremi,disastri naturaliefallimento delle azioni di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici), anche se in realtà lacrisi idrica(5° posto), inserita nella macroareasociale, può essere ricondotta a situazioni di tipo ambientale.

SecondoAlison Martin, a Capo dell’Ufficio Rischi diZurich Insurance Group, che ne ha tracciato una sintesi, questi risultati non sarebbero sorprendenti, dal momento chesettembre 2017 è stato il mese che ha registrato gli eventi meteorologici estremi intensi, così come la stagione degli uragani degli Stati Uniti è stata la più costosa più dal 2005 ,con perdite economiche superiori ai 300 miliardi di dollari. E gli Stati Uniti non sono stati i soli a sperimentare condizioni meteorologiche estreme: l’Irlanda, per esempio, ha avuto la sua peggiore tempesta tropicale in oltre 50 anni.
L’anno scorso è anche stato uno degli anni più caldi mai registrati e l’anno più caldo in assenza di El Niño. Di conseguenza, il 2017 è stato caratterizzato da devastanti incendi negli Stati Uniti, in Cile e in Portogallo, che hanno comportato significativi costi economici e, purtroppo, più di 100 morti nel solo Portogallo.
L’aumento delle temperature rappresenta un grave rischio anche per i sistemi agricoli, in particolare per la produzione di monocolture. Esiste una probabilità del 5% che nel corso del prossimo decennio i disastri naturali possano causare un fallimento simultaneo della produzione di mais in Cina e negli Stati Uniti (insieme producono il 60% dell’offerta globale), portando a carestie e disagi diffusi.
Nel 2017, i ricercatori tedeschi hanno scoperto che c’è stata unaperdita del 75% nella popolazione di insetti critici per i sistemi alimentari negli ultimi 27 anni, sollevando i timori di “Armageddon ecologico“.
Il principale fattore di perdita di biodiversitàrimane la distruzione degli habitat per l’introduzione dell’agricoltura, per estrazione mineraria, per lo sviluppo delle infrastrutture e per la produzione di petrolio e gas. Anche l’aumento delladomanda di carnecostituisce un rischio significativo per i sistemi ambientali e agricoli.
L’inquinamento atmosferico è oggi responsabile di un decesso su 10 a livello globale, in conseguenza che il 90% della popolazione mondiale vive in aree con livelli superiori a quelli indicati dalle linee guida dell’OMS. La creazione di ulteriori megalopoli farà aumentare questa tendenza.
Nuovi studi dimostrano che anchei rifiuti di plastica nelle acque di tutto il mondopossono costituire una seria minaccia per la salute umanacon il rischioche le microfibre che attraverso la catena alimentare finiscano nei piatti. (ndr: la Commissione UE ha appena approvato laStrategia che impone ilriciclaggio del 100% di tutti gli imballaggi in plastica entro il 2030).
Nel 2017, leemissioni di CO2 sono aumentate per la prima volta dopo quattro anni,poiché le temperature più elevate hanno determinato un aumento delconsumo di energia per il raffrescamentoe la siccità persistente in molte aree del mondo ha messo ingrave difficoltà la produzione idroelettrica.
Gli oceanihanno continuano ad aumentare di temperaturae la lorocapacità di assorbire CO2 tende a diminuire, mentre leforeste tropicali rimangono il principale pozzo di assorbimento del carboniodopo il degrado e la deforestazione di molte altre aree forestali globali.
Anche latransizione accelerata verso un mondo a basse emissioni di carbonio, paradossalmente,potrebbe essere fonte di nuovi rischi economici,sociali e geopoliticitra Paesi e Regioni.
Sfortunatamente,è stato fatto troppo poco per mitigare i cambiamenti climaticie c’è poca speranza che questo atteggiamento possa cambiare a breve.
L’analisi del WEF indica che laprobabilità di rispettare l’obiettivo degli accordi di Parigi di limitare il riscaldamento globale almeno a + 2 ºC si fa sempre più tenue, esacerbando l’impatto dei rischi ambientali globali.

