Un nuovo studio di ricercatrici affiliate al CMCC mostra che il fumo degli incendi italiani può viaggiare per centinaia o persino migliaia di chilometri, trasportando attraverso il Mediterraneo e verso altre regioni europee particelle fini come PM2.5, carbonio nero e carbonio organico che hanno impatti significativi e immediati sulla qualità dell’aria e sulla salute umana anche a grande distanza dalla fonte.
L´ondata di calore causata dall´anticiclone sub-tropicale algerino porterà temperature elevate e persistenti fino a domenica 19 luglio 2026, con picchi previsti in Sardegna e Sicilia di 42-44 °C, tanto che i Dipartimenti della Protezione Civile delle due regioni hanno pre-allertato per l’elevato rischio di incendi.
Magli incendi boschivi non sono solo un’emergenza locale.Sebbene sia noto chele emissioni di gas serra degli incendi contribuiscono ai cambiamenti climatici su scala globale, il fumo degli incendi contieneanche inquinanti come PM2.5, carbonio nero e carbonio organico che possono avere impatti significativi e più immediati sulla qualità dell’aria e sulla salute umana anche a grande distanza dalla fonte, come rivela il recenteStudio “Where do wildfire-related emissions travel? Transport trajectories of black carbon, organic carbon, and PM2.5 from Italian forest fires (2008–2024)” pubblicato suAtmospheric Environmente condotto da due ricercatrici affiliate al Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), che ha ricostruito dove si è disperso l’inquinamento correlato agli incendi boschivi verificatisi nel nostro Paese tra il 2008 e il 2024, offrendo uno dei primi quadri di lungo periodo su come le emissioni degli incendi italiani si muovono nell’atmosfera e influenzano la qualità dell’aria ben lontano dalle fiamme.
“I nostri risultati mostrano che il fumo degli incendi boschivi italiani può viaggiare per centinaia o persino migliaia di chilometri, attraversando il Mediterraneo e influenzando la qualità dell’aria in altri Paesi– spiegaLiudmyla Malytska, autrice principale dello Studio –Con i cambiamenti climatici, che rendono gli incendi più frequenti e intensi in tutta Europa, comprendere il trasporto e il destino di questi inquinanti diventa sempre più importante per la salute pubblica e la gestione della qualità dell’aria a livello regionale”.
Utilizzando osservazioni sugli incendi e modelli di trasporto atmosferico, le ricercatrici hannomappato i principali percorsi seguiti dal fumo proveniente dalle aree italiane più soggette agli incendi nel periodo 2008–2024.
“Questo è uno dei primi studi a fornire un quadro di lungo periodo su come le emissioni degli incendi in Italia si muovano attraverso il Mediterraneo-afferma la co-autriceMaria Vincenza Chiriacò–aiutando a identificare le regioni e le popolazioni più esposte”.
L’attività degli incendi in Italia risulta altamente localizzata, con aree critiche inCalabria,Sicilia,Sardegna centro-meridionalee nelleregioni montane del Nord. Nel periodo analizzato, leemissioni annuali di PM2.5 dagli incendi boschivi italiani sono variate da circa 0,3 a 2 chilotonnellate e sono aumentate nel tempo, con ilcarbonio organico che contribuisce per circa il 60–80% delle emissionie ilcarbonio nero per meno del 10%.
Tuttavia, l’analisi mostra che isensori satellitari hanno rilevato solo circa il 21% degli incendi individuati nei dati ad alta risoluzione sulle aree bruciate, suggerendo che idataset globali comunemente utilizzati sottostimano probabilmente le emissioni totali.
“Un ‘punto cieco’ nei dati attuali è che molti incendi di piccole dimensioni non vengono rilevati-aggiunge Chiriacò –il che significa che le stime correnti potrebbero sottovalutare quanto inquinamento venga effettivamente rilasciato e trasportato oltre i confini”.

Media delle emissioni di Carbonio nero (a), Carbonio organico (b) e PM2.5 (c) per evento di incendio tra i cluster nel periodo 2008–2024 (Fonte: Atmospheric Environment, 2026).
I modelli spaziali del trasporto del fumo sono importanti quanto i volumi emessi. Gliincendi nel Sud Italia, in particolare in Sicilia e Calabria, spessospingono il fumo attraverso il Mediterraneo verso il Nord Africa e i Balcani, anche se i singoli eventi tendono a essere relativamente poco intensi (circa 300 kg di carbonio nero per incendio in media). NelNord Italia,incendi meno frequenti ma più intensi(circa 550 kg di carbonio nero per evento) tendono a mantenere gli inquinanti più vicini alla fonte; tuttavia, quando il fumo raggiunge quote più elevate, i venti possono trasportarlo molto più lontano, diffondendo l’inquinamento su ampie aree dell’Europa e oltre.
Seguendo il fumo invece di limitarsi a contare gli ettari bruciati, lo studio mostra come gli incendi italiani siano collegati alla qualità dell’aria regionale ben oltre i confini nazionali. PM2.5, carbonio nero e carbonio organico possono deteriorare la qualità dell’aria e danneggiare la salute umanain Paesi che potrebbero non essere direttamente interessati dagli incendi, evidenziando la necessità di coordinamento transfrontaliero nella gestione della qualità dell’aria e degli incendi.
“Quando pensiamo agli incendi boschivi, di solito ci concentriamo sulle aree che bruciano– osserva Malytska –Ma il fumo non si ferma ai confini regionali o nazionali. Questo studio mostra che l’inquinamento degli incendi italiani può attraversare il Mediterraneo e colpire persone lontane dalla fonte. Questa ricerca è importante perché ci aiuta a comprendere meglio queste connessioni nascoste e a migliorare la nostra capacità di valutare gli impatti più ampi degli incendi sulla qualità dell’aria e sulla salute”.

Lo studio fornisce strumenti che possonoaiutare le autorità responsabili della qualità dell’aria, agenzie sanitarie e decisori politici nel prevedere meglio la dispersione dell’inquinamento da incendi. Con stagioni degli incendi sempre più intense in un clima che si riscalda,comprendere queste traiettorie sarà fondamentale per progettare sistemi efficaci di allerta precoce, cooperazione transfrontaliera e strategie di adattamento.
Immagine di copertina: Fonte CMCC
