22 Settembre 2021
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La Felicità prima del Covid-19: il “World Happiness Report 2020”

Il Rapporto Mondiale sulla Felicità 2020, presentato all’ONU in occasione della Giornata Mondiale della Felicità (20 marzo 2020), conferma che sono i Paesi del nord Europa quelli più felici. L’Italia, primo Paese ad adottare gli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile (BES) nella programmazione economica, è al 30° posto, nonostante abbia guadagnato 6 posizioni rispetto alla precedente edizione.

In occasione della Giornata Mondiale della Felicità (20 marzo 2020), istituita nel 2012 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con una risoluzione che invitava i Paesi membri a misurare la felicità del loro popolo come parametro per guidare le politiche pubbliche, nella consapevolezza che la felicità è la giusta misura del progresso sociale, dal momento che il PIL da solo non è più in grado di cogliere tutti i fattori che incidono sulla qualità della vita dei cittadini, è stato presentato il Rapporto World Happiness Report 2020che classifica 156 Paesi in base al loro livello di felicità.

Elaborato dal Sustainable Development Solutions Network (SDSN), la rete lanciata dall’ex Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon per mobilitare le competenze scientifiche e tecniche del mondo accademico, della società civile e del settore privato con l’obiettivo di proporre soluzioni praticabili per lo sviluppo sostenibile, includendo l’implementazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e delle misure per l’Accordo di Parigi sul clima, e supportato da alcune imprese e fondazioni, tra cui la italiana Fondazione Ernesto Illy, il Rapporto si basa sui dati della Gallup World Poll che registrano come le persone valutino la felicità della loro vita su una scala che va da 0 a 10.I parametri utilizzati per valutare la condizione di felicità sono 6 e riguardano: reddito pro-capite, sostegno sociale, aspettativa di vita alla nascita, libertà di compiere delle scelte di vita, generosità, tasso di criminalità.

Dal 1° Rapporto del 2012 a questo ultimo sono sempre stati i Paesi del nord Europa ad occupare il 1° posto della classifica, ad eccezione del 2015 (Svizzera): Danimarca (2012, 2013 e 2016); Norvegia (2017) e Finlandia (2018, 2019 e 2020) che con la sua continua tendenza al rialzo dei punteggi medi, consolida la sua posizione ed è ora significativamente più avanti della Danimarca. Seguono nell’ordine nella classifica del 2020: Svizzera, Islanda, Norvegia, Paesi Bassi, Svezia, Nuova Zelanda, Austria e Lussemburgo.

L’Italia che è stato il primo Paese ad adottare questo nuovo paradigma, avendo introdotto nella programmazione economica 12 indicatori BES (Benessere Equo e Sostenibile), correlati al conseguimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU al 2030, si colloca al 30° posto, guadagnando 6 posizioni rispetto al 2019.

Il Rapporto Mondiale sulla Felicità ha dimostrato di essere una strumento indispensabile per i politici che vogliono capire meglio cosa rende felici le persone e quindi promuovere il benessere dei loro cittadini – ha affermato Jeffrey D. Sachs Direttore del Centro per lo Sviluppo Sostenibile presso la Columbia University e del SDSN, uno dei 4 redattori del Rapporto – Di volta in volta riusciamo a cogliere le ragioni dello stato di benessere, tra cui buone reti di sostegno sociale, fiducia nella società, Governi onesti, ambienti sicuri e vita sana”.

Oltre alle classifiche nazionali, il Rapporto Mondiale sulla Felicità ha misurato per la prima volta anche le città di tutta il mondo, in base al loro benessere soggettivo. Potrebbe non sorprendere, ma la città più felice è Helsinki (Finlandia), mostrando una correlazione con lo stato di felicità del Paese in cui si colloca. Seconda è Aarhus (Danimarca) e terza Wellington (Nuova Zelanda). Seguono Zurigo (Svizzera, Copenhagen (Danimarca), Bergen e Oslo (Norvegia), Tel Aviv (Israele) Stoccolma (Svezia) Brisbane (Australia).

Il Rapporto approfondisce le modalità con cui gli ambienti sociali, urbani e naturali si combinano, influenzando la nostra felicità. Camminare in mezzo a spazi verdi rende le persone felici, specialmente se sono in compagnia di amici.
Un ambiente sociale felice, sia urbano che rurale, è quello in cui le persone provano un senso di appartenenza, in cui si sentono al sicuro e credono in istituzioni condivise – ha affermato John F. Helliwell, Vancouver School of Economics dell’Università della Columbia Britannica, co-redattore del Rapporto – C’è anche una maggiore capacità di recupero, poiché la fiducia condivisa riduce il peso delle difficoltà, riducendo al contempo la disuguaglianza del benessere”.

Le città svolgono chiaramente un ruolo importante nella crescita economica e nelle relazioni umane. Dal momento che le popolazioni continuano a spostarsi dalle aree rurali a quelle urbane, esercitando ulteriormente pressione sulle risorse e infrastrutture, capire quali sono le fonti della felicità diventa sempre più importante. Per questo il Rapporto non solo esamina attentamente il modo in cui la felicità viene percepita tra tutte le città del mondo, ma valuta anche il grado di felicità degli abitanti delle città rispetto alla popolazione del Paese.

In generale, si scopre che la felicità media dei residenti in città è il più delle volte superiore alla felicità media del Paese, specialmente nei Paesi in via di sviluppo – ha sottolineato Jan-Emmanuel De Neve del Centro di Ricerca sul Benessere dell’Università di Oxford, un altro dei co-redattori – Ma questo vantaggio della maggiore felicità urbana si riduce e diventa talvolta negativo per le città dei Paesi sviluppati, mettendo in evidenza che la felicità è più diffusa tra coloro che vivono nelle aree rurali”. 

Quattro dei 6 fattori utilizzati da Rapporto per spiegare la felicità di un Paese si basano sull’ambiente sociale: avere qualcuno su cui contare; avere la libertà di prendere decisioni chiave per la propria vita; la solidarietà; la fiducia. Viene esaminato, inoltre, come la disuguaglianza giochi un ruolo determinante nella felicità di una persona e come buoni ambienti sociali possano aiutare a mitigare gli effetti della disuguaglianza.

La disuguaglianza di felicità riduce significativamente le valutazioni medie di felicità – ha affermato Sir Richard Layard, Professore emerito al Centre for Economic Performance della London School of Economics and Political Science, considerato il padre dell’economia della felicità – Ciò significa che le persone sono più felici di vivere in società dove non ci sono grandi disparità di qualità della vita“.

Ovviamente il Rapporto è stato redatto prima della diffusione della pandemia di Covid-19, in riferimento alla quale lo stesso Layard, in occasione della Giornata Mondiale della Felicità ha postato sul sito Action for Happiness, un movimento con 70.000 membri impegnati a diffondere la gioia nelle persone che incontrano e di cui è co-fondatore, una riflessione sulla situazione creatasi.
Viviamo tempi molti difficili – ha esordito – Tutti noi siamo esposti a una minaccia comune e il futuro di ognuno dipenderà in gran parte da ciò che fanno gli altri. Questo è ovviamente sempre vero, ma spesso lo dimentichiamo. Il Rapporto dimostra che la nostra felicità dipende in gran parte dal sostegno degli altri, dalla loro generosità e dalla loro benevolenza disinteressata. E nei prossimi mesi questo sarà più vero che mai”.

Dopo aver auspicato un cambio culturale in cui la solidarietà sia rivalutata rispetto alla competizione interpersonale, e che i Governi mettano il benessere della propria gente come obiettivo primario della loro azione piuttosto che il PIL, il Professore emerito inventore dell’economia della felicità, non si è lasciato sfuggire una amara considerazione: “L’Europa e gli Stati Uniti hanno già avuto più morti rispetto all’Estremo Oriente, dove il virus ha avuto origine e dove la popolazione è di gran lunga maggiore. Perché l’Occidente è stato così lento ad agire? Principalmente perché non volevamo che il PIL si arrestasse. Ma come ha detto Thomas Jefferson, ‘la cura della vita umana e della felicità è l’unico oggetto legittimo del buon governo’. È tempo che tutti i Governi di tutto il mondo li adottino come obiettivi generali”. 

Le riflessioni sulla situazione politica attuale di Leynard sono ben riassunte nell’intervista rilasciata a The Guardian il 19 gennaio 2020, in occasione dell’uscita del suo libro “Can We Be Happier? Evidence and Ethics” dove, peraltro, il Prof. Enrico Giovanni, ex-Ministro del Lavoro e attuale portavoce ASviS (Alleanza Italiana per Sviluppo Sostenibile che lo scorso febbraio ha presentato il Rapporto La Legge di Bilancio 2020 e lo sviluppo sostenibile”), viene indicato come colui che nel 2004 convinse l’OCSE ad aprire sulla questione definita poi “Oltre il PIL”, tal che nel 2012 l’Organizzazione ha raccomandato ai Paesi membri di tener conto nella loro programmazione economica annuale del benessere soggettivo della loro popolazione adulta.

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