26 Settembre 2021
Società Sostenibilità

Legge di Bilancio 2020: più attenta ai temi dello sviluppo sostenibile

Nel corso di un evento svoltosi a porte chiuse a causa dell’emergenza sanitaria per la diffusione del Coronavirus, l’ASviS ha presentato il Rapporto “La Legge di Bilancio 2020 e lo sviluppo sostenibile” che evidenzia come l’Italia, pur mostrando una maggiore attenzione rispetto al passato per gli Obiettivi dell’Agenda ONU al 2030, sia ancora lontani dai target, anche per quelli in scadenza quest’anno.

La Legge di Bilancio 2020 è molto più attenta ai temi legati allo sviluppo sostenibile, coerentemente con le nuove linee programmatiche definite a livello europeo, che adottano l’Agenda 2030 come cornice generale delle politiche UE, recependo alcune proposte dell’ASviS: dal legame tra incentivi per “Industria 4.0” ed economia circolare al varo di un Green New Deal italiano, dall’impegno per la mobilità sostenibile a quello per l’innovazione, dalla lotta alle disuguaglianze di genere all’attenzione ai problemi abitativi e delle periferie. Tuttavia, si evidenziano insufficienze significative, come per la tutela della biodiversità e nell’assegnazione di risorse adeguate a istruzione, cooperazione allo sviluppo e occupazione giovanile, soprattutto tenuto conto dei 21 Target che sono “in scadenza” nel 2020.

È in estrema sintesi quanto emerge dal RapportoLa Legge di Bilancio 2020 e lo sviluppo sostenibile” che l’ASviS (Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile) ha presentato oggi pomeriggio (26 febbraio 2020) nel corso di un evento che si è svolto a porte chiuse, in linea con le decisioni prese in tal senso da altri enti pubblici e privati, a causa dell’emergenza sanitaria per la diffusione del Coronavirus (COVID-19) nel Paese.

Valutiamo positivamente la Legge di Bilancio 2020, anche se l’efficacia dei singoli provvedimenti dipenderà dalla rapidità e dai contenuti dei decreti attuativi – ha affermato il Presidente dell’ASviS Pierluigi StefaniniQuesto vale, in particolare, per le spese per investimento, tema sul quale l’Italia ha accumulato nel passato drammatici ritardi. Per questo, l’ASviS seguirà da vicino l’attuazione dei singoli provvedimenti, fornendo una valutazione più puntuale possibile in occasione della redazione del Rapporto di ottobre 2020”.

Alla realizzazione del Rapporto hanno contribuito i 600 esperti delle organizzazioni aderenti appartenenti ai gruppi di lavoro dell’ASviS, che hanno esaminato Legge di Bilancio comma per comma, valutandone la coerenza rispetto alle azioni contenute nei 169 Target dell’Agenda 2030 e il disegno per raggiungerli.

Siamo soddisfatti che dall’analisi emerga anche il recepimento di alcune delle proposte su cui l’ASviS ha sollecitato i governi negli ultimi anni – ha sottolineato il Portavoce dell’ASviS, Enrico GiovanniniNotiamo maggiore sensibilità e impegno del Governo verso uno sviluppo che sia sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale e chiediamo alle istituzioni e alla politica di accelerare le azioni sui Target in scadenza nel 2020. D’altra parte, è quello che i cittadini chiedono, sensibilizzati sempre di più sulla necessità di politiche per lo sviluppo sostenibile. Per questo, ci auguriamo che lo sforzo fatto quest’anno non venga vanificato da ritardi nell’attuazione dei provvedimenti e che le carenze segnalate nel Rapporto possano essere colmate, anche grazie ad un utilizzo mirato delle risorse europee e nazionali disponibili”.

Durante la presentazione è stato fornito un aggiornamento sulla situazione italiana relativa a ogni Obiettivo di Sviluppo Sostenibile, che fa seguito al Rapporto presentato lo scorso 4 ottobre.

Tra il 2017 e il 2018, l’Italia ha mostrato:
 – un significativo miglioramento per 6 Obiettivi: povertà; alimentazione e agricoltura sostenibile; sistema energetico; innovazione; modelli sostenibili di produzione e di consumo; qualità della governance, pace, giustizia e istituzioni solide;
 – un leggero avanzamento per altri 5 Obiettivi: salute; disuguaglianze; condizioni delle città; lotta al cambiamento climatico; condizioni degli ecosistemi marini;
 – un lieve peggioramento per 2 Obiettivi: educazione; condizione economica e occupazionale;
– un significativo peggioramento per 4 Obiettivi: uguaglianza di genere; acqua e strutture igienicosanitarie; condizioni degli ecosistemi terrestri; cooperazione internazionale.

Il documento fornisce un approfondimento sui 21 Target dell’Agenda 2030 in scadenza nel 2020. Solo per 3 di questi sono definiti chiaramente i valori da raggiungere, mentre per i restanti target l’Agenda 2030 non fornisce obiettivi numerici specifici da raggiungere. Per otto di questi è stato possibile identificare un obiettivo, individuato come il migliore tra i valori registrati tra i quattro Paesi europei identificati come più simili all’Italia (Francia, Spagna, Germania e Regno Unito), e quindi definendolo come obiettivo quantitativo al 2020; per 4 Target è stato possibile individuare un indicatore solo a livello nazionale; per i rimanenti 6 Target non è stato possibile individuare un indicatore, né a livello europeo né a livello nazionale.

Per quanto riguarda i Target al 2020 con valore obiettivo definito dall’Agenda 2030:
dimezzare il numero di decessi a livello mondiale e le lesioni da incidenti stradali (3.6) c’è una riduzione media del 2,6%, ben lontana dall’obiettivo; ;
proteggere almeno il 10% delle zone costiere e marine, coerenti con il diritto nazionale e internazionale e sulla base delle migliori informazioni scientifiche disponibili (14.5), l’Italia con il 19,3% è ben al di sopra dell’obiettivo;   ;
aumentare in modo significativo le esportazioni dei Paesi in via di sviluppo, in particolare al fine di raddoppiare la quota delle esportazioni mondiali dei Paesi meno sviluppati (17.11), non c’è impegno per conseguire l’obiettivo.

Per i Target individuati dal confronto con gli altri Paesi europei:
ridurre sostanzialmente la percentuale di giovani disoccupati che non seguano un corso di studi o che non seguano corsi di formazione (8.6), nonostante il leggero miglioramento degli ultimi anni (dal26% al 23,4%),  la situazione rimane molto preoccupante, con l’Italia che continua ad essere il fanalino di coda dell’Unione europea;
aumentare significativamente l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (9.c), l’indicatore utilizzato, di fonte Eurostat, è la quota di famiglie con connessione a banda larga fissa o mobile, il quale registra una forte crescita, dal 59% del 2010 all’85% nel 2019, ma quantunque la tendenza dovesse essere confermata  anche nel 2020, l’Italia non sarebbe comunque in grado di raggiungere il valore del 96% registrato nel 2019 dal Regno Unito e neanche, pur se di poco, quello relativo alla media dei quattro Paesi presi in considerazione, il 93%.

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