2 Dicembre 2021
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“Fede e Scienza: verso la COP26”: l’Appello dei partecipanti all’incontro

Papa Francesco ha personalmente consegnato al Presidente designato della Conferenza ONU sul Clima di Glasgow (COP26), l’Appello congiunto dei partecipanti all’incontro del 4 ottobre 2021 presso la Santa Sede su “Fede e Scienza: verso la COP26”.

A conclusione dell’Incontro “Fede e Scienza: verso COP26” tenutosi il 4 ottobre 2021, giornata di ricorrenza di S. Francesco, e promosso dalle Ambasciate di Gran Bretagna e Italia presso la Santa Sede, con la collaborazione della stessa Santa Sede, che ha visto coinvolti leader religiosi e scienziati che hanno condiviso le preoccupazioni e gli auspici verso una maggiore responsabilità per il pianeta e per il cambiamento necessario, è stato firmato un Appello rivolto ai partecipanti alla Conferenza ONU sul Clima di Glasgow (31 ottobre – 12 novembre 2021).

L’incontro di oggi, che unisce tante culture e spiritualità in uno spirito di fraternità, non fa che rafforzare la consapevolezza che siamo membri di un’unica famiglia umana: abbiamo ciascuno la propria fede e tradizione spirituale, ma non ci sono frontiere e barriere culturali, politiche o sociali che permettano di isolarci – ha sottolineato Papa FrancescoPer dare luce a questo sguardo vogliamo impegnarci per un futuro modellato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità”.

Lo sguardo dell’interdipendenza e della condivisione, il motore dell’amore e la vocazione al rispetto – ha concluso il Pontefice – Ecco tre chiavi di lettura che mi sembrano illuminare il nostro lavoro per la cura della casa comune. La COP26 di Glasgow è chiamata con urgenza a offrire risposte efficaci alla crisi ecologica senza precedenti e alla crisi di valori in cui viviamo, e così a offrire concreta speranza alle generazioni future: desideriamo accompagnarla con il nostro impegno e con la nostra vicinanza spirituale”.

Papa Francesco ha personalmente consegnato l’Appello nelle mani di Alok Kumar Sharma, Presidente designato della COP26, e di Luigi Di Maio, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale dell’Italia.

Ecco il testo dell’Appello congiunto nella traduzione in lingua italiana, quale offerto dalla Sala stampa del Vaticano.  

Una famiglia in una casa comune
Oggi siamo qui riuniti insieme, in spirito di fraternità umana, per accrescere la consapevolezza delle sfide senza precedenti che minacciano noi e la vita nella nostra magnifica casa comune, la Terra.

Come leader e studiosi di varie tradizioni religiose, ci uniamo in spirito di umiltà, responsabilità, rispetto reciproco e dialogo aperto. Tale dialogo non è limitato ad un mero scambio di idee, ma è centrato sul desiderio di camminare insieme, riconoscendo la nostra chiamata a vivere in armonia con gli altri e con la natura.

Nella riunione di oggi culminano diversi mesi di intenso dialogo fraterno tra i leader religiosi e gli scienziati, riuniti insieme nella consapevolezza della necessità di una sempre più profonda solidarietà di fronte alla pandemia globale e alla crescente preoccupazione per la nostra casa comune.

La nostra consapevolezza: la natura è un dono
La natura è un dono, ma è anche una forza vitale, senza la quale noi non potremmo esistere. Le nostre fedi e spiritualità insegnano il dovere, individuale e collettivo, di avere cura della famiglia umana e dell’ambiente nel quale essa vive. Non siamo padroni senza limiti del nostro pianeta e delle sue risorse. Noi siamo i custodi dell’ambiente naturale con l’innato dovere di prendercene cura per le future generazioni e con l’obbligo morale di cooperare per la preservazione del pianeta.

Siamo profondamente interdipendenti tra di noi e con il mondo naturale. Questa connessione è la base della solidarietà interpersonale ed intergenerazionale e del superamento dell’egoismo. Il danneggiamento dell’ambiente è il risultato, in parte, della tendenza predatoria a guardare il mondo naturale come qualcosa da sfruttare, senza tenere in considerazione quanto la sopravvivenza umana dipenda dalla biodiversità e dalla salute degli ecosistemi planetari e locali. Le molteplici crisi che l’umanità sta fronteggiando stanno dimostrando i fallimenti di tale approccio; questi fallimenti sono in ultima analisi derivanti da una crisi di valori, etici e spirituali.

La fede e la scienza sono pilastri essenziali della civiltà umana, con valori condivisi e complementarietà. Insieme, dobbiamo affrontare le minacce che riguardano la nostra casa comune. Gli avvertimenti della comunità scientifica stanno diventando sempre più forti e chiari, così come la necessità di azioni concrete da intraprendere. Gli scienziati affermano che il tempo si sta esaurendo. Le temperature globali sono già aumentate al punto che il pianeta è più caldo di quanto non lo sia mai stato negli ultimi 200.000 anni. Stiamo andando verso un aumento delle temperature di più di due gradi rispetto ai livelli preindustriali. Non è solo un problema fisico, ma anche una sfida morale. La crisi climatica riguarda tutti noi, ma non ci coinvolge nello stesso modo, perché avrà effetti diversi e devastanti sulle persone nei Paesi industrializzati e su quelle nei Paesi non industrializzati. In particolare, colpirà i più poveri, specialmente le donne e i bambini dei Paesi più vulnerabili, che sono i meno responsabili di questo fenomeno.

L’umanità ha il potere di pensare e la libertà di scegliere. Dobbiamo affrontare queste sfide usando la conoscenza della scienza e la saggezza della religione: sapere di più e avere più cura. Dovremmo cercare soluzioni all’interno di noi stessi, all’interno delle nostre comunità, e con la natura, adottando un approccio integrale. Dobbiamo pensare a lungo termine per il bene dell’intera umanità, ora e nel futuro.

Abbiamo bisogno di estirpare i semi dei conflitti: avidità, indifferenza, ignoranza, paura, ingiustizia, insicurezza e violenza. Dobbiamo focalizzarci specialmente su coloro che sono ai margini. È necessario agire insieme per ispirarci e darci forza l’un l’altro. Abbiamo bisogno di vivere in pace tra di noi e con la natura. Ora è tempo di attivarci in maniera differente come risposta comune. Mentre la pandemia da COVID infuria, il 2021 presenta la sfida vitale di trasformare questa crisi in un’opportunità di ripensare il mondo che vogliamo per noi stessi e per i nostri bambini. Il prendersi cura deve essere al cuore di questa conversione, a tutti i livelli.

La nostra chiamata: il bisogno di una più grande ambizione alla COP26
Abbiamo bisogno di un contesto di speranza e di coraggio. Ma abbiamo anche bisogno di cambiare la narrativa dello sviluppo e di adottare un nuovo tipo di economia: un’economia che metta la dignità umana al centro e che sia inclusiva; che sia rispettosa a livello ecologico, che abbia cura dell’ambiente e che non lo sfrutti; che non sia basata sulla crescita illimitata e su desideri smisurati, ma sia un sostegno per la vita; che promuova la virtù della temperanza e condanni la malvagità dell’eccesso; che non sia solo guidata dalla tecnologia, ma sia anche morale ed etica.

Ora è tempo per un’azione urgente, radicale e responsabile. Mutare la situazione presente richiede alla comunità internazionale di agire con un’ambizione maggiore e con equità, in tutti gli aspetti delle sue politiche e strategie. Il cambiamento climatico è una grave minaccia. Nell’interesse della 

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