Biodiversità e conservazione

Farmland bird index: in 25 anni -33% di uccelli nelle campagne

Nel corso di un webinar sono stati presentati il 25 febbraio 2026 i dati del Farmland Bird Index 2025 della Lipu, da cui emerge una situazione allarmante dello stato degli uccelli negli ambienti agricoli italiani, con il 71% delle 28 specie tipiche degli agroecositemi, monitorate che presenta un drammatico calo in appena 25 anni.

Meno 33% sul territorio nazionale, ma con punte di -50% nelle pianure alluvionali: prosegue il drammatico calo degli uccelli selvatici che vivono e si riproducono negli ambienti agricoli italiani.

È il trend fortemente negativo certificato dall’ultimo monitoraggio condotto dalla Lipu (Lega italiana protezione uccelli) nell’ambito del Censimento ornitologico del Progetto del Farmland Bird Index, ossia l’indicatore che descrive l’andamento delle popolazioni degli uccelli delle aree agricole italiane, finanziato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (MASAF) nell’ambito della Rete nazionale della Politica Agricola Comune (PAC) 2023-2027, i cui dati sono stati presentati nel corso di un webinar il 25 febbraio2026.

Secondo i dati 2025, delle 28 specie tipiche degli agroecositemi, utilizzate per il calcolo dell’indicatore, il 71% presenta un declino significativo; in particolare il torcicollo che nell’arco di soli 26 anni ha perso oltre tre quarti della sua popolazione (-76%).  Non da meno è il calo del calandro (-73%) e del saltimpalo (-71%), così come di altre specie tra cui, l’averla piccola (-65%), la passera mattugia (-61%), la passera d’Italia (-60%), il verdone (-59%), l’allodola (-54%), la cutrettola (-49%) e il verzellino (-47%).

L’analisi conferma il declino più marcato degli uccelli selvatici nelle pianure (-50%), a dimostrazione di un ambiente che ha fortemente necessità di diffuse azioni di ripristino ambientale.

I dati descrivono un ambiente agricolo dove le pressioni sia sulle specie più rare che su quelle un tempo comuni, così come la scomparsa degli elementi naturali, come siepi e filari, e l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti, non accennano a diminuire. L’intensificazione, con la conseguente banalizzazione del paesaggio, sta progressivamente colpendo anche nelle zone collinari e pedemontane dove, negli ultimi anni, gli indici risultano in discesa più rapida.
Il campanello di allarme che ci lancia la diminuzione di queste specie non può essere ignorato, poiché esse sono lo specchio del negativo stato di salute dell’intero ambiente che ha conseguenze dirette anche su di noi.

Insieme all’indice delle specie “agricole” (Fbi) la Lipu ha inoltre calcolato quello per le specie delle praterie montane (Fbipm), risultato anch’esso in calo, con punte negative per l’organetto (-69%), il beccafico (-68%), e lo zigolo giallo (-40%). Queste specie sono spesso vittime dell’abbandono colturale delle nostre aree montane che porta alla scomparsa dei prati-pascoli contornati da cespugli radi, loro habitat di elezione.

Di fronte ai dati drammatici del nuovo Farmland bird index, che peraltro confermano il trend negativo in atto da molti anni – ha sottolineato Roberta Righini, Coordinatrice Fbi per la Lipu – il nuovo Regolamento europeo per il Ripristino della Natura rappresenta un’importante opportunità per invertire la tendenza al declino degli uccelli degli ambienti agricoli: in particolare gli articoli 10 e 11 prevedono misure per migliorare la diversità degli impollinatori e la messa in campo di pratiche ‘agroecologiche’ per rafforzare la biodiversità degli ecosistemi agricoli. Auspichiamo dunque che nel Piano nazionale in corso di elaborazione vi sia una particolare attenzione a questi articoli, nonché una loro piena attuazione negli anni a venire, pena un ulteriore e definitivo impoverimento dell’habitat e scomparsa della biodiversità che viene ospitata. Ma il ruolo dell’Fbi riveste un ruolo chiave anche per Politica agricola comune, essendo l’indicatore fondamentale per misurare l’efficacia degli interventi previsti nel Piano Strategico Nazionale della Pac. Siamo ora, nel pieno dei negoziati per il rinnovo di questa politica post 2027 ed è dunque di primaria importanza, sia scientifica che culturale, che tutti gli indicatori ambientali, Fbi in testa, vengano mantenuti anche nella futura programmazione”.

I dati del Farmland Bird Index (Fbi) sono stati raccolti da centinaia di volontari con operazioni di ascolto sul campo (per un totale di 1,8 milioni di ore), che permettono di determinare quanti uccelli ci sono in un determinato territorio.

È essenziale sottolineare una volta ancora quanto sia urgente l’attuazione della Nature Restoration Law, che prevede anche misure per gli impollinatori e l’agroecologia, e ricordare che una buona agricoltura non solo è possibile ma esiste, è già praticata da molti, anche a costo di sforzi e sacrifici – ha affermato Danilo Selvaggi, Direttore generale della Lipu – È questa l’agricoltura che va promossa e aiutata, per il bene della natura, del paesaggio, della qualità del cibo”.

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