Un briefing dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) presenta le principali tendenze e proiezioni relative agli inquinanti atmosferici per le industrie ad alta intensità energetica in Europa, ed esamina l’andamento delle emissioni di gas serra (GHG) negli ultimi due decenni, delineando percorsi tecnologici e opportunità per la trasformazione industriale incentrati su inquinamento zero, decarbonizzazione e circolarità nel contesto del Clean Industrial Deal.
Le emissioni delle industrie ad alta intensità energetica in Europa sono diminuite drasticamente negli ultimi due decenni, ma i progressi sono in stallo e i costi sanitari dell’inquinamento rimangono elevati. Ulteriori riduzioni richiederanno una più profonda trasformazione industriale, oltre alla piena attuazione della legislazione ambientale dell’UE vigente.
Lo sottolinea ilBriefing“Zero pollution, decarbonization and circular economy in energy-intensive industries”, pubblicato il 25 febbraio 2026 dall’Agenzia europea dell’ambiente (EEA), che analizza letendenze a lungo termine delle emissioni di gas serra e inquinanti atmosferici, le riduzioni previste delle emissioni di inquinanti atmosferici e delinea percorsi che potrebbero favorire ulteriori progressi.
Leindustrie ad alta intensità energetica sono responsabili di circa il 27% delle emissioni industriali di gas serra dell’UE e di un’ampia quota di inquinanti atmosferici chiave, tra cui ossidi di zolfo (SOx) e ossidi di azoto (NOx).

Nonostante i progressi,i costi esterni dell’inquinamento causato dalle industrie ad alta intensità energetica rimangono elevati, attestandosi intorno ai 73 miliardi di euro all’anno. Sostenere la trasformazione di questi settori verso la decarbonizzazione, la prevenzione dell’inquinamento e la circolarità offrirebbe molteplicibenefici per il clima, l’ambiente e la salute pubblica, rafforzando la competitività complessiva dell’UE attraverso la riduzione dei costi sociali.
Negli ultimi due decenni, le emissioni di gas serra di questi settori sono diminuite di circa il 42%, parallelamente a sostanziali riduzioni degli inquinanti atmosferici, in particolare diossine (63%), nichel (64%) e NOx (55%). Sebbene il valore aggiunto lordo (VAL) combinato dei settori sia rimasto sostanzialmente stabile in questo periodo, il briefing mostra anche che le riduzioni più marcate delle emissioni osservate dopo il 2020 coincidono con un calo del VAL, indicando un ruolo crescente dei cambiamenti economici strutturali insieme ai miglioramenti tecnologici.
L’ analisi si concentra suiprincipali settori ad alta intensità energetica:ferro e acciaio,cemento e calce,alluminio,cellulosa e carta,vetro e argillaeprodotti chimici.
Questi settori sono responsabili di oltre il 60% del consumo energetico totale di tutti i settori manifatturieri. Ciò ha avuto un impatto negativo sulla loro competitività durante la crisi energetica dell’UE, aggravando le sfide esistenti legate alla debolezza della domanda e alla sovraccapacità globale in settori come l’acciaio.Nell’UE, l’elettricità costa ancora da due a quattro volte di più rispetto ai principali partner commerciali dell’UE.

Secondo il briefing, il conseguimento di ulteriori progressi dipenderà dalla piena attuazione della legislazione ambientale e climatica vigente nell’UE, unitamente a cambiamenti più radicali nei processi industriali ad alta intensità di emissioni. L’analisi si inserisce nel contesto delClean Industrial Dealdell’UE, chemira ad accelerare la trasformazione industriale sostenendo al contempo la competitività sostenibile.
Ilbriefing identifica percorsi chiave, come l’elettrificazione,materie primeemateriali alternativie l’uso di materie prime secondarie, che offrono benefici collaterali per la prevenzione dell’inquinamento e la mitigazione del cambiamento climatico, contribuendo al contempo a ridurre l’uso e la dipendenza dalle risorse. Allo stesso tempo, il briefing evidenzia chediversi percorsi di trasformazione industriale possono comportare compromessi tra gli obiettivi di politica ambientale, sottolineando la necessità di approcci attenti e specifici per ogni settore.
Comprendere queste interazioni è essenziale per orientare investimenti e scelte politiche che offranoopportunità di riduzione delle emissioni al minor costo possibile, garantendo che gli sforzi per ridurre le emissioni e l’inquinamento apportino anche benefici in termini di salute, competitività e resilienza. Una prospettiva integrata potrebbe essere ulteriormente ampliata nelladeterminazione dei criteri di finanziamento per i progetti, nello sviluppo di nuovi quadri normativi per il rilascio dei permessi o nella definizione di standard di sostenibilità e criteri di approvvigionamento per prodotti come l’acciaio a basse emissioni.
Immagine di copertina: Gurhan Sahin, Cambiamento climatico PIX /EEA
