Uno Studio condotto dall’ENEA evidenzia che anche in Italia i cambiamenti climatici produrranno un generale aumento delle temperature e a una riduzione media delle precipitazioni, con marcato incremento della frequenza degli eventi meteo estremi con temporali intensi e alluvioni improvvise soprattutto durante la stagione autunnale sulle Alpi.
Entro la fine del secolo, l’Italia e tutto il bacino del Mediterraneo saranno interessati da un generale aumento delle temperature e da una riduzione media delle precipitazioni.
È quanto emerge dallo Studio “Impact of spatial resolution on multi-scenario WRF-ARW simulations driven by the CMIP6 MPI-ESM1-2-HR global model: a focus on precipitation distribution over Italy” (Impatto della risoluzione spaziale sulle simulazioni WRF-ARW multi-scenario guidate dal modello globale CMIP6 MPI-ESM1-2-HR: un focus sulla distribuzione delle precipitazioni in Italia), pubblicato sul n. 18 /2025 di cientific Model Development, la Rivista dell’EGU (European Geosciences Union) e realizzato dall’ENEA nell’ambito di vari progetti finanziati dall’Unione Europea e dal Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che evidenzia come anche nel nostro Paese i cambiamenti climatici saranno accompagnati da un marcato incremento della frequenza degli eventi estremi con temporali intensi e alluvioni improvvise soprattutto durante la stagione autunnale sulle Alpi.
“Abbiamo utilizzato proiezioni climatiche regionali ad altissima risoluzione (fino a 5 km), che – come una lente di ingrandimento – ci hanno permesso di conoscere con estrema precisione gli impatti attesi al 2100, soprattutto in relazione agli eventi estremi e ai fenomeni locali – ha spiegato la coordinatrice dello studio Maria Vittoria Struglia, ricercatrice del Laboratorio ENEA Modelli e servizi climatici – Le proiezioni climatiche regionali sono uno strumento estremamente utile per stimare in modo più affidabile gli impatti del cambiamento climatico su scala locale. Consentono inoltre di progettare strategie di adattamento mirate, che tengano conto delle specificità territoriali e stagionali”.
Il team ENEA ha realizzato simulazioni sia per il clima passato (1980–2014), utili a quantificare le variazioni già in atto, sia per il clima futuro (2015–2100), utilizzando 3 scenari socio-economici e climatici:- SSP1-2.6, che combina il percorso socioe-economico con un obiettivo di forzatura radiativa 2,6, il che significa che rapidi tagli alle emissioni portano a un basso riscaldamento (inferiore a 2°C) entro il 2100;
– SSP2-4.5, uno scenario mediano che mostra emissioni moderate di gas serra (GHG) in cui i livelli di CO2 rimangono vicini ai livelli attuali fino a metà secolo prima di diminuire gradualmente, ma senza raggiungere lo zero netto entro il 2100, portando a un riscaldamento significativo (circa 2,7 °C) a causa di continui trend socio-economici storici con sviluppo irregolare;
– SSP5-8.5, lo scenario “ad altissime emissioni che descrive un futuro di rapida crescita economica guidata dai combustibili fossili con un’elevata domanda di energia, che porterà a circa il doppio degli attuali livelli di CO2 entro il 2050 e a un riscaldamento significativo (circa 4,4°C entro il 2100.
Sulla base di queste proiezioni, sono stati stimati gli effetti del cambiamento climatico sulla temperatura superficiale e sulle precipitazioni in Italia.

Secondo lo studio, nelle aree montuose si prevede un aumento delle temperature estive con punte fino a + 4,5 °C e fino a +3,5 °C in autunno nello scenario a più elevato impatto. Si tratta di un riscaldamento significativo che, in queste zone, non è riprodotto dai modelli globali a bassa risoluzione.
Sul fronte delle precipitazioni il clima tenderà a diventare generalmente più secco in tutte le stagioni, in particolare durante l’estate.

Tuttavia, nei due scenari più critici, ci si attende un aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi soprattutto sull’Italia settentrionale e, in particolare, nelle zone alpine e subalpine.
Entrando nel dettaglio delle elaborazioni ENEA, alla fine del secolo (2071-2100), in inverno si potrebbe verificare un aumento dell’intensità delle precipitazioni soprattutto nelle Alpi occidentali, a differenza delle Alpi orientali dove si registra una lieve diminuzione; mentre nell’Italia meridionale l’intensità diminuirà, con un calo particolarmente marcato sui rilievi principali della Sicilia.

In primavera il quadro è simile a quello invernale, ma con un aumento più diffuso dell’intensità sull’intero arco alpino. In estate viene rilevata una diminuzione generalizzata dell’intensità delle precipitazioni estreme, soprattutto lungo le coste tirreniche. In autunno, nello scenario più severo, infine, si registra un aumento significativo dell’intensità delle piogge estreme su gran parte del territorio italiano, con incrementi più marcati nelle aree in cui gli impatti climatici previsti risultano già più intensi (Nord Italia).
La simulazione regionale ad alta risoluzione mostra un cambiamento delle precipitazioni diverso – e in alcune aree persino opposto – rispetto a quanto previsto dal modello globale a bassa risoluzione.
“Negli ultimi anni, lo sviluppo di tecnologie sempre più potenti ha reso possibile proiezioni climatiche regionali molto più dettagliate che hanno permesso di valutare gli impatti locali del cambiamento climatico e dei rischi connessi al clima, nonché supportare politiche di adattamento e mitigazione – ha concluso Struglia – Questo rappresenta un progresso significativo per la regione mediterranea, un hotspot climatico caratterizzato da una morfologia fortemente eterogenea (un bacino semi-chiuso circondato da rilievi montuosi alti e complessi), che richiede analisi ad alta risoluzione. La regione è infatti particolarmente vulnerabile agli impatti di fenomeni meteorologici estremi su scala locale, che possono influenzare in modo significativo il benessere e l’economia delle comunità locali”.
