Regioni Territorio e paesaggio

Danno ambientale in Italia: il rapporto 2025 di ISPRA-SNPA

Il Rapporto 2025 “Il danno ambientale in Italia: il contributo SNPA per le azioni in sede penale”, analizza l’azione dello Stato per la prevenzione e la riparazione del danno ambientale in ambito giudiziario. In particolare, il lavoro si focalizza sui casi per cui il Ministero dell’Ambiente, su impulso delle Avvocature Distrettuali dello Stato e delle Autorità Giudiziarie, richiede a ISPRA/SNPA un approfondimento tecnico nella fase preliminare dei procedimenti penali.

L’ambiente nelle aule di giustizia è oggi un bene comune da riparare con urgenza,

Ad evidenziarlo ulteriormente è il Rapporto “Il danno ambientale in Italia: il contributo SNPA per le azioni in sede penale”, Ed. 2025, pubblicato dall’ISPRA il 15 dicembre 2025, che analizza l’attività svolta a supporto tecnico alla magistratura per i reati ambientali.

I reati ambientali danneggiano pesantemente le risorse naturali e mettono a rischio gli ecosistemi e la salute pubblica – dichiara nella Premessa Maria Siclari, Direttore generale ISPRA – Le analisi presentate derivano dall’attività integrata svolta dagli enti competenti, attraverso sopralluoghi, accertamenti, valutazioni specialistiche, con l’obiettivo di garantire l’applicazione in concreto del principio ‘chi inquina paga’. Solo attraverso un’azione coordinata è possibile ottenere risultati concreti e restituire le aree compromesse alla collettività: occorre davvero “fare sistema contro l’illegalità” a garanzia di un ambiente sano e fruibile“.

Il volume si basa sui dati di oltre 100 istruttorie di valutazione tecnica del danno ambientale condotte nell’ambito del Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente (SNPA) su incarico del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). In relazione ai 120 casi esaminati nel biennio 2023-2024, in questa edizione sono presentati i dati riguardanti la distribuzione territoriale, i reati contestati e gli esiti istruttori, illustrando, nei casi in cui il danno ambientale è accertato, le tipologie di impatto che hanno colpito aria (alterazione della qualità dell’aria), acqua (contaminazione dei cicli idrici), suolo (degradazione e inquinamento chimico) e biodiversità (minaccia costante a flora e fauna in aree protette).

Una sezione significativa è dedicata all’analisi dei crimini ambientali, evidenziando la prevalenza dei reati legati alla gestione illecita dei rifiuti (categoria che può comprendere reati come gestione illecita di rifiuti, traffico illecito di rifiuti, ecc.). In particolare, nelle istruttorie del 2023 i reati legati alla gestione di rifiuti (categoria che può comprendere reati come gestione illecita di rifiuti, traffico illecito di rifiuti, ecc.) sono stati i più numerosi, pari ad una quota del 45,1%; nelle istruttorie del 2024 sono stati pari al 36,4%.

Dal confronto con gli anni precedenti è possibile osservare che la gestione illecita dei rifiuti mantengono un andamento per lo più stabile, con una leggera diminuzione registrata nell’ultimo anno. I reati maggiormente contestati sono quelli relativi al reato di gestione di rifiuti senza autorizzazione, di traffico illecito di rifiuti, di abbandono o deposito incontrollato di rifiuti, che rappresentano nell’insieme oltre il 70% dei reati contestati in materia di rifiuti.

il documento approfondisce la distinzione tra danno ambientale e ecoreati e la metodologia usata per accertare i danni a risorse specifiche come le acque sotterranee e gli habitat protetti.

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