Risorse e rifiuti

Erion WEEE: +3% RAEE domestici ma non basta

Giorgio Arienti, Direttore generale di Erion WEEE: “Con questi livelli di raccolta è impossibile ipotizzare investimenti industriali significativi per il riciclo delle Materie Prime Critiche. Così facendo condanniamo il Paese a una dipendenza strutturale dai Paesi terzi, rinunciando di fatto a qualsiasi ambizione di autonomia strategica”.

Con un Comunicato stampa del 12 gennaio 2026, Erion WEEE, Consorzio del Sistema Erion dedicato alla gestione dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) Domestici, ha annunciato che nel 2025 sono stati gestiti su tutto il territorio nazionale oltre 244.000 tonnellate di RAEE (+3% rispetto al 2024).

Il maggiore incremento (+19%) si è registrato con il Raggruppamento R4, rappresentato da: piccoli elettrodomestici, dispositivi elettronici di consumo, giocattoli elettrici ecc. Segue il Raggruppamento R2 (lavatrici, forni, lavastoviglie ecc.) che ha raggiunto le 117.000 tonnellate, con un aumento del +3,5%. Il Raggruppamento R1 (freddo e clima) è arrivato a 78.700 tonnellate raccolte (+2,3%), mentre il Raggruppamento R3 (tv e monitor) ha proseguito nella sua parabola discendente con un -7,5% (26.000 tonnellate). In calo anche il Raggruppamento R5 (sorgenti luminose), che si è attestato a 237 tonnellate (-4,5%).

Nonostante l’incremento nella raccolta, Erion WEEE evidenzia come l’Italia rimanga ancora molto distante dai target fissati dall’Unione Europea: per rispettare gli obiettivi comunitari sarebbe necessario raccogliere circa 12 kg di RAEE per abitante, mentre oggi ci fermiamo a 6 kg.

“Nonostante la crescita registrata dal Consorzio nel 2025, i livelli di raccolta dei RAEE restano ampiamente insufficienti e ben al di sotto del loro reale potenziale -hadichiarato Giorgio Arienti, Direttore Generale di Erion WEEEDi fronte a questi dati è difficile parlare di transizione verso un’economia realmente circolare. Ancora più complesso è giustificare investimenti industriali per la realizzazione di impianti dedicati al recupero delle Materie Prime Critiche come, ad esempio, le Terre Rare, per le quali l’Italia dipende totalmente da Paesi terzi, in particolare dalla Cina. Oggi i nostri impianti di trattamento si limitano prevalentemente a separare i componenti ricchi di Materie Prime Critiche, come le schede elettroniche e i circuiti stampati, che vengono poi esportati verso Paesi già dotati di tecnologie avanzate per il loro trattamento. Un modello che non crea valore industriale nel nostro Paese e che ci rende strutturalmente dipendenti dall’estero. È fondamentale quindi incrementare la raccolta e per farlo è indispensabile intervenire con decisione sul quadro normativo, così da rendere il conferimento dei RAEE più semplice, efficace e accessibile per i cittadini”.

I risultati operativi di Erion WEEE confermano l’eccellenza del lavoro svolto dal Consorzio nel 2025: il tasso di riciclo delle Materie Prime Seconde è stato infatti pari all’88% del peso dei RAEE. In dettaglio, dalle circa 244.000 tonnellate di RAEE Domestici gestiti, il Consorzio ha ricavato più 215.000 tonnellate di Materie Prime Seconde tra cui: 130.000 tonnellate di ferro (pari al peso di 18 Torri Eiffel), oltre 5.600 tonnellate di alluminio (equivalenti al peso di 350 milioni di lattine), 6.000 tonnellate di rame (come il peso del rivestimento di 69 Statue della Libertà) e quasi 31.000 tonnellate di plastica (pari al peso di 12 milioni di sedie da giardino).

Il corretto trattamento di questa tipologia di rifiuti ha inoltre contribuito in maniera significativa anche al contrasto al cambiamento climatico, evitando l’emissione in atmosfera di circa 815.000 tonnellate di anidride carbonica – pari alla quantità di COeq che verrebbe assorbita in un anno da un bosco di 815 kmq (esteso più della provincia di Lecco) – e generando un risparmio di oltre 333 milioni di kWh – paragonabile ai consumi domestici annui di una provincia di 308 mila abitanti (come Viterbo).

La partecipazione dei consumatori affinché separino e conferiscano correttamente prodotti tecnologici ed elettronici per il loro smaltimento sostenibile e sicuro, in quanto possono contenere sostanze pericolose, è fondamentale. La maggior parte degli studi che hanno analizzato il livello di partecipazione dei consumatori ai programmi di smaltimento si è concentrata in genere sulle qualità interne (ovvero demografiche e psicologiche) dei partecipanti, piuttosto che su fattori esterni. Inoltre, le analisi spesso si sono basate sull’intenzione dichiarata di partecipare piuttosto che sul comportamento effettivo.

Uno studio condotto da ricercatori di Università britanniche e francesi, ha evidenziato come l’aumento dello smaltimento di prodotti pericolosi per l’ambiente e la salute da parte dei consumatori sia determinata dalla vicinanza dei punti di raccolta e riciclaggio.

Inoltre, i ricercatori hanno constatato che una maggiore efficacia delle informazioni sui rischi derivanti da uno smaltimento inappropriato di apparecchiature pericolose, fornite ai cittadini per incoraggiarli a partecipare ai programmi, si raggiunge quando le conseguenze sono descritte, utilizzando metafore.

Pur riconoscendo limiti allo studio, i ricercatori sostengono che i risultati forniscono implicazioni pratiche per i decisori politici e i dirigenti che desiderano migliorare lo smaltimento sostenibile dei prodotti e apparecchiature pericolosi.

Immagine di copertina: John Cameron su Unsplash

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