Un Rapporto del McKinsey Global Institute che ha esaminato 20 misure di adattamento climatico comprovate ed economicamente vantaggiose, stima in 1.200 miliardi di dollari l’anno la cifra necessaria per coprire i 4,1 miliardi di individui che vivono in luoghi esposti ai rischi climatici, 6 volte di più dell’attuale spesa, ma i benefici derivanti dai danni evitati superano i costi di almeno 1,5 volte oggi e potrebbero aumentare fino a circa 7 volte in un mondo con una temperatura di 2 °C.
Per l’adattamento ad un riscaldamento globale di 2 °C in più rispetto ai livelli preindustriali sarebbero necessari 1.200 miliardi di dollari all’anno, 6 volte di più dell’attuale spesa, di cui 568 miliardi di dollari dovrebbero coprire soluzioni per lo stress termico, come l’aria condizionata, 226 miliardi per affrontare i rischi di siccità e 115 miliardi di dollari per far fronte alle inondazioni causate da forti piogge.
La stima è del McKinsey Global Institute, l’unità di ricerca aziendale ed economica di McKinsey & Company, società di consulenza globale fondata nel 1990 per fornire ai leader analisi approfondite su questioni economiche critiche, concentrandosi su aree quali produttività, tecnologia, lavoro, risorse naturali e urbanizzazione, con l’obiettivo di informare le decisioni gestionali e politiche con approfondimenti basati sui dati. che lo scorso dicembre ha pubblicato il Rapporto “Advancing adaptation. Mapping costs from cooling to coastal defenses”, che stima come l’85% della popolazione nelle regioni del mondo a basso reddito non abbia alcuna protezione socio-economica ai rischi climatici, rispetto al 25% della popolazione nelle regioni ad alto reddito.
Come si legge nella Sintesi introduttiva, le società si sono adattate ai climi per millenni. Le antiche civiltà della Mesopotamia tra i fiumi Tigri ed Eufrate svilupparono metodi per conservare le acque e convogliare quelle in eccesso per irrigare e proteggere i campi. In tempi più recenti, una parte significativa dei Paesi Bassi sarebbe stata sommersa, se non fossero state attuare misure protettive. Oggi esistono già molte misure di adattamento comprovate ed economicamente vantaggiose.
Nel mondo si spendono 190 miliardi di dollari all’anno per difendersi dagli eventi meteorologici estremi, sufficienti a proteggere circa 1,2 miliardi di persone, secondo gli standard delle economie sviluppate. Garantire lo stesso livello di protezione a tutti i 4,1 miliardi di individui che vivono in luoghi esposti ai rischi climatici, che oggi potrebbero dover affrontare compromessi e difficoltà di adattamento costerebbe 540 miliardi di dollari, considerando gli attuali livelli di riscaldamento.
Con il riscaldamento climatico, l’esposizione al caldo e alla siccità aumenterà maggiormente. Seguendo le attuali traiettorie di emissione, si prevede che il mondo si riscalderà di 2 °C rispetto ai livelli preindustriali entro il 2050 circa. Ciò potrebbe esporre altri 2,2 miliardi di persone allo stress da calore e altri 1,1 miliardi alla siccità. Al contempo, le inondazioni costiere minaccerebbero altri 40 milioni di persone.

A 2°C, mantenere gli attuali livelli di protezione costerebbe 2,5 volte la spesa attuale, mentre una protezione con standard delle economie sviluppate richiederebbe 6,2 volte tanto. Dei 1.200 miliardi di dollari stimati necessari per raggiungere tali standard a livello globale, più della metà andrebbe alla climatizzazione e all’irrigazione. Un aumento della spesa in linea con la crescita economica prevista potrebbe coprire il 60% dei costi totali, ma permarrebbero delle lacune nelle aree a basso reddito.
Se queste cifre sembrano esorbitanti e insostenibili, è bene ricordare che le spese militari globali hanno raggiunto un record storico nel 2024, toccando i 2.718 miliardi di dollari, con un aumento del +9,4% rispetto all’anno precedente – il più alto dalla Guerra Fredda: il 2,5% del PIL mondiale, con un trend di crescita ininterrotto dal 2015, sotto la spinta della situazione in Europa e Medio Oriente.
Il cambiamento climatico non produrrà i suoi effetti dappertutto, né allo stesso modo e contemporaneamente. Mentre molti pericoli si diffonderanno in più parti del mondo, alcuni aree ne saranno esentate. Si prevede che il freddo diminuirà, in alcune piccole aree, anche i rischi di siccità o alluvioni potrebbero diminuire, pur aumentando in altre. Come pure i pericoli potrebbero non incidere nello stesso modo. Molti si intensificheranno, si prolungheranno o si verificheranno più frequentemente con il riscaldamento del pianeta, ma l’entità del cambiamento e la sua incidenza varieranno. Ad esempio, regioni come l’America Latina e parti dell’Asia emergente potrebbero affrontare periodi molto più lunghi di stress termico a 2 °C, mentre l’India, già soggetta a condizioni di ondate di calore prolungate, probabilmente vedrà un aumento relativo inferiore. Infine, l’esposizione ai pericoli non aumenterà tutta in una volta; si prevede che più luoghi saranno esposti ora a 1,5 °C, e ancora di più entro 2 °C.
“Poiché non siamo climatologi, ci affidiamo a modelli climatici esterni, principalmente quelli utilizzati nel sesto rapporto di valutazione del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) – affermano gli autori del Rapporto – Nell’utilizzo di questi modelli, abbiamo impiegato tecniche standard per gestire le incertezze insite nella modellazione climatica, pur riconoscendo che permangono importanti incertezze residue. Pertanto, i risultati presentati non sono previsioni ad alta risoluzione dei rischi climatici in specifiche aree del mondo. Piuttosto, sono valutazioni direzionali di come i rischi potrebbero evolversi. Questo costituisce la base per la nostra valutazione di ordine di grandezza dei costi e dei benefici dell’adattamento in tutto il mondo”.
Il rapporto McKinsey sostiene che, sebbene permanga un “divario di resilienza” tra la spesa per l’adattamento e le esigenze effettive, le ragioni per incrementare gli investimenti sono solide dal punto di vista economico. Dopo aver analizzato 20 misure di adattamento – tra cui la protezione dalle inondazioni, le dighe marine, l’irrigazione e la gestione del combustibile – gli autori affermano che i benefici derivanti dai danni evitati superano i costi di almeno 1,5 volte oggi e potrebbero aumentare fino a circa 7 volte in un mondo con una temperatura di 2 °C.
Tuttavia, la logica costi-benefici da sola non ha guidato la spesa. McKinsey evidenzia alcuni ostacoli agli investimenti nell’adattamento, tra cui l’onere per i singoli individui di finanziare autonomamente le proprie difese climatiche e le difficoltà di bilancio dei governi per la spesa infrastrutturale. Mentre la crescita economica potrebbe coprire la maggior parte dei futuri costi di adattamento nelle regioni ad alto reddito, è probabile che persistano ampi divari di finanziamento nei paesi a basso reddito, dove la protezione potrebbe costare più del 2% del PIL.
Per colmare queste lacune, sostiene McKinsey, sarà necessario aumentare i finanziamenti per l’adattamento e promuovere una pianificazione e una definizione delle priorità più chiare, man mano che i rischi climatici aumentano.
