20 Settembre 2021
Energia

Energy Innovation Report: sfide ed opportunità per le imprese energy

L’edizione 2021 dell’Energy Innovation Report di Energy & Strategy Group del Polimi analizza le strategie, i processi ed i modelli organizzativi adottati dalle imprese attive nel settore energeticofornendo al contempo una visione sulle start-up con la finalità di identificare nuovi trend tecnologici e modelli  di business.

In un’ottica di sostenibilità, innovazione e transizione energetica, le utility del settore dovranno rivedere i propri consumi e sistemi di approvvigionamento se vorranno mantenere e rinnovare la propria competitività sui mercati, anche investendo nelle start-up.

È quanto emerge dalla III edizione dell’Energy Innovation Report dell’Energy & Strategy Group del POLIMI, presentato l’8 luglio 2021 nel corso del Convegno di divulgazione in modalità digitale, che analizza le strategie, i processi e i modelli organizzativi adottati dagli incumbent del settore energy, fornendo al contempo una visione sulle startup – in particolare su quelle oggetto di acquisizioni e investimenti in CVC – con la finalità di identificare nuovi trend tecnologici e business model.

Il primo capitolo dell’Energy innovation Report 2021 pone l’attenzione su strategie, strutture organizzative e i processi che le imprese energy – in particolare le utility attive nel mercato italiano – adottano per gestire l’innovazione, con particolare riferimento agli ambiti tecnologici più rilevanti per la sfida della transizione energetica.

Ecco quanto è emerso dal sondaggio che ha coinvolto 50 utility attive nel mercato italiano, misurandone le principali dimensioni della capacità di innovare (e innovarsi).
– L’l’84% delle utility analizzate dichiara di essere preparate ad affrontare la sfida della transizione energetica in cui intravedono opportunità di crescita con caratteristiche differenti in base dimensioni aziendali: mentre le utility medio-piccole puntano ad accedere a nuove categorie di clienti nei mercati già serviti, e quindi di incrementare i margini; le grandi utility puntano spesso ad entrare in mercati completamente nuovi.
– La maggior parte delle utility riconosce all’innovazione un ruolo fondamentale, ma riconosce l’esistenza di barriere, quali la mancanza di  competenze interne e di risorse finanziarie e competenze interne (55%), la difficoltà di promuovere cambiamenti nella cultura organizzativa (27%) e nel modello di business.

– Tra le utility che valutano l’innovazione tra le proprie principali priorità strategiche, il 75% ha una strategia per innovazione che affronta la transizione energetica, e nel 40% dei casi questa risulta formalizzata.
– Tra le altre utility, solo il 20%  ha definito una strategia per l’innovazione, formalizzata o meno. Nel 40% dei casi esse non hanno pianificato né una strategia né dei progetti di innovazione riconoscibili.
– il 64% delle utility prevede che l’impatto delle attività e dei processi di innovazione si realizzerà soprattutto su aree di business periferiche al core business, quali Energy Efficiency, Smart Mobility, Smart Building e Smart City, settori che nel corso del tempo riscontrano una sempre maggiore rilevanza nelle value proposition delle utility.


– Il 76% del campione ritiene che per raggiungere gli obiettivi di transizione energetica dovrà sviluppare nuove competenze e tecnologie.
– Oltre 2/3 delle utility analizzate non sono dotate di sistemi di misura delle performance dedicati all’innovazione, determinando una forte difficoltà di valutare e incentivare il contributo dei collaboratori e dei team ai progetti d’innovazione
– L’adozione di pratiche di Open innovation sono adottate dal 48% delle utility con l’obiettivo di accelerare i tempi e ridurre i costi. Gli strumenti più comuni sono i contest
(83%), seguiti da attività di scouting di startup (50%) e call4ideas (50%).

Il Capitolo 2 estende l’analisi alla prospettiva esterna, analizzando gli ecosistemi imprenditoriali e le startup emergenti nel mondo dell’energia, per tracciare i principali trend tecnologici emergenti e i modelli di business che stanno attirando i maggiori investimenti da parte delle imprese più consolidate nel settore.

L’analisi delle acquisizioni di startup innovative nel mondo Energy nel triennio 2018-2020 ha permesso di evidenziare un calo significativo del numero di acquisizioni nel 2020, che toccano quota 9 rispetto ai 43 del 2019. Ciò evidenzia che la complicata situazione di crisi globale legata alla pandemia di Covid-19 ha avuto un impatto negativo notevole sulle acquisizioni di startup afferenti al mondo Energy.

La segmentazione per ambiti tecnologici ha permesso di evidenziare una netta prevalenza dell’ambito Smart Mobility (47%), confermando il trend di crescita evidenziato negli ultimi anni, grazie ad una crescente concentrazione dei principali player nel settore dello sharing mobility. Rilevanti risultano anche gli ambiti Energy Storage, Renewable Energy e Smart Building che costituiscono rispettivamente il 15%, il 12% e il 10% delle acquisizioni. Si evidenzia anche una crescita di interesse verso startup attive in ambito Idrogeno.

Le startup acquisite si caratterizzano per un’offerta hardware e service (45%), macresce l’interesse per le startup che sviluppano software (12%) e soluzioni combinate hardware-service o hardware-software (15%).

L’Energy Innovation Report 2021 ha anche analizzato gli investimenti di Corporate Venture Capital (CVC) del periodo 2018-2020, effettuati da utility europee, statunitensi e israeliane attive nei settori dell’energia elettrica e del gas, oppure multi-utility.

Sono state individuate 40 utility che hanno investito in 159 imprese, per un totale di 188 deal complessivi che sono andati quasi dimezzandosi dal 2019 (78) al 2020 (43), anche se mantenendo il volume di investimenti di circa 857 milioni di dollari. 

L’ambito Smart Mobility si conferma quello che ha ricevuto il maggior volume di investimenti (541 milioni di dollari) erogati a 14 imprese target, ed è caratterizzato soprattutto dall’elevato interesse verso soluzioni legate alle infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici. In termini di numero di imprese target si segnalano anche le 16 imprese in ambito Smart Grid (con predominanza di piattaforme per la gestione della rete) e le 15 in ambito Renewable Energy, ambiti core in cui sono attive le utility.

Sono 699 le principali startup innovative attive nel mondo energy, di cui il 52,4% in Europa, il 44,6% negli Stati Uniti e il 3% in Israele. A livello europeo, l’Italia si posiziona all’8° posto con 16 startup, preceduta da Spagna (25), Olanda (29), Svezia (31), Francia (44), Regno Unito (62) e Germania (70). 
Circa il 40% del campione è attivo nella smart mobility, mentre è buona la copertura di  renewable energy, energy storage e smart building, rispettivamente con 84 (12%), 83 (12%) e 76 startup (11%). Risultano in calo nel 2020, invece, le startup attive negli ambiti Smart Grid ed Energy Efficiency

Il terzo capitolo dell’Energy Innovation Report 2021 presenta la novità rispetto alle precedenti edizioni, fornendo una serie di linee guida concrete a supporto delle imprese del settore energy che intendono affrontare la sfida della transizione energetica, facendo leva sull’innovazione e le opportunità emergenti negli ecosistemi imprenditoriali. Il capitolo approfondisce cinque pratiche e processi che abilitano l’innovazione nelle imprese energy, fornendone una descrizione dei principali benefici e delle complessità legate all’adozione, nonché indicazioni utili per abilitarne l’implementazione.

Infine, l’ultimo capitolo si focalizza sui principali strumenti di finanziamento e incentivi disponibili per supportare i processi di innovazione e di transizione energetica nelle imprese energy, identificando le principali tipologie di strumenti (incentivi fiscali, contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati) a disposizione delle aziende energy, in particolare delle utility, per accelerare la propria capacità innovativa, presentandone un’analisi di dettaglio.

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