Energia Fonti rinnovabili

Energia pulita: ogni Paese potrebbe avere il suo Green New Deal

I ricercatori della Stanford University guidati dal Prof. Mark Z. Jacobson hanno aggiornato le tabelle di marcia che ogni Paese può intraprendere per raggiungere le emissioni zero con l’energia pulita di vento, acqua e sole (WWS).

Un team di ricercatori della Stanford University di California ha pubblicato il 20 dicembre 2019 su One Earth lo Studio Impacts of Green New Deal Energy Plans on Grid Stability, Costs, Jobs, Health and Climate in 143 Countries” che definisce la roadmap che ogni singolo Paese potrebbe adottare, utilizzando solo energia pulita rinnovabile (idroelettrica, eolica e solare) qualora volesse raggiungere l’obiettivo di zero emissioni al 2050.

I ricercatori sono stati guidati dal Prof. Mark Z. Jacobson del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale e Direttore del Programma Atmosfera/Energia dell’ateneo, nonché co-fondatore della no-profit “The Solutions Project”, insieme al Vice-Presidente della RaboBank Marco Krepels, all’attore-regista candidato più volte all’Oscar Mark Ruffalo e dal regista Josh Fox, che ha come obiettivo la sensibilizzazione dei cittadini, in particolare quelli statunitensi, verso i temi della sostenibilità. 

Si è trattato di un aggiornamento di precedenti analisi (vedi qui e qui), utilizzando gli ultimi dati energetici disponibili in ciascun dei 143 Paesi in 24 regioni per offrire indicazioni più precise su come raggiungere l’obiettivo. Questo nuovo studio aggiorna i dati su come sta cambiando il consumo di energia di ciascun Paese, sui costi più bassi per le tecnologie delle energie rinnovabili e di stoccaggio, e aggiunge nuovi Paesi nella sua analisi, tenendo conto delle infrastrutture pulite e rinnovabili di recente costruzione in alcuni Paesi.

Secondo tale studio il passaggio all’energia pulita e rinnovabile potrebbe ridurre la domanda energetica di circa il 57%, creare 28,6 milioni di posti di lavoro in più rispetto a quelli persi e ridurre i costi energetici, sanitari e climatici del 91% rispetto a un’analisi business-as-usual. Anche se il costo per unità di energia non differisce, il costo che le persone pagano in aggregato per l’energia sarebbe inferiore del 61%, senza tener conto dei costi sociali che si risparmierebbero (91%) mitigando gli impatti sul clima e sulla salute.

Lo Studio come sempre si concentra volutamente solo sull’energia del vento, dell’idroelettrico e del sole, escludendo l’energia nucleare, il “carbone pulito” e i biocarburanti. L’energia nucleare è esclusa perché richiede tra i 10 e i 19 anni tra la pianificazione e il funzionamento e ha costi elevati e rischi ambientali, di estrazione mineraria e dei rifiuti. Il “carbone pulito” e i biocarburanti non sono inclusi perché entrambi causano un forte inquinamento atmosferico e continuano a emettere oltre 50 volte più carbonio per unità di energia rispetto all’energia eolica, idrica o solare.

Ci sono molti Paesi che si sono impegnati a fare qualcosa per contrastare i crescenti impatti del riscaldamento globale, ma non sanno ancora esattamente cosa fare – ha dichiarato Jacobson – Come funzionerebbe? Come accenderebbe le luci? A dire il vero, molti politici e sostenitori che supportano e promuovono il Green New Deal non hanno idea dei dettagli di come sia il sistema attuale o quale sia l’impatto di una transizione: è più un concetto astratto, per cui stiamo provando a quantificarlo e ad individuare quale potrebbe essere un possibile sistema”.

Le tabelle di marcia prevedono l’elettrificazione di tutti i settori energetici, una maggiore efficienza energetica in grado di ridurre il consumo di energia e lo sviluppo di infrastrutture eoliche, idriche e solari (Wind, Water, Solar) in grado di fornire l’80% di tutta l’energia entro il 2030 e il 100% di tutta l’energia entro 2050. Tutti i settori energetici comprendono: elettricità; mezzi di trasporto; riscaldamento e raffrescamento degli edifici; industria; agricoltura, silvicoltura e pesca; l’apparato militare.

La modellizzazione usata dai ricercatori suggerisce che l’efficienza dei veicoli a celle combustibile a idrogeno ed elettrici rispetto ai veicoli a combustibile fossile, l’elettrificazione dell’industria rispetto all’uso delle fonti fossili, le pompe di calore elettriche per riscaldamento e raffreddamento, insieme all’eliminazione dell’energia necessaria per l’estrazione, il trasporto e la raffinazione dei combustibili fossili, potrebbe sostanzialmente ridurre il consumo complessivo di energia.

Il passaggio all’eolico, all’idroelettrico e al solare richiederebbe un investimento iniziale globale di 73 trilioni di dollari, ma questo investimento si ripagherebbe nel tempo con le vendite di energia. Inoltre, nel tempo è più economico generare energia pulita e rinnovabile rispetto ai combustibili fossili, quindi l’investimento riduce significativamente i costi energetici annuali e l’inquinamento atmosferico e i suoi impatti sulla salute, richiedendo solo lo 0,17% della superficie terrestre totale dei 143 paesi per le nuove infrastrutture e lo 0,48% della superficie terrestre totale a fini della spaziatura, ad esempio tra le turbine eoliche.

La tabella di marcia prevista per gli USA richiederebbe un investimento iniziale di 7,8 trilioni di dollari per la costruzione di 288.000 nuove grandi pale eoliche (5 megawatt) e 16.000 grandi impianti solari (20 megawatt) su solo l’1,08% del territorio statunitense, con oltre l’85% di questo suolo utilizzato che sarebbe necessario per mantenere lo spazio tra le pale eoliche. Solo negli Usa questo piano green creerebbe 3,1 milioni di posti di lavoro in più rispetto al business-as-usual ed eviterebbe 63.000 morti premature all’anno causate dall’inquinamento atmosferico. Rispetto alle attuali infrastrutture energetiche per i combustibili fossili, ridurrebbe i costi energetici, sanitari e climatici rispettivamente di 1,3, 0,7 e 3,1 trilioni di dollari all’anno.

La roadmap per l’Europa avrebbe un costo di 6,2 trilioni di dollari, creerebbe 2,9 milioni di posti di lavoro in più rispetto a quelli persi, si salverebbero 180.000 individui che muoiono ogni anno per inquinamento atmosferico, oltre alla mitigazione dei cambiamenti climatici. In termini energetici si ridurrebbero: il fabbisogno finale del 59,0%; i costi privati dell’energia del 44 % (da 2,08 a 0,67 trilioni di dollari all’anno); i costi per energia, salute e clima rispettivamente di 1,4, 1,6 e 2,7 trilioni di dollari all’anno. Mentre i costi sociali dell’energia calerebbero dell’89%: da 6,39 a 0,67 trilioni di dollari all’anno. Il tutto richiederebbe solo lo 0,19% del territorio europeo, lo 0,93% del quale per mantenere gli spazi tra gli impianti, soprattutto tra le pale eoliche, ma si tratta di territorio che può essere sempre utilizzato a fini diversi, come quello agricolo.

Lo studio ha affrontato, inoltre, la preoccupazione che l’energia eolica e solare non sarebbero affidabili nel fornire l’elettricità alle reti di distribuzione, essendo dipendenti dalle condizioni meteorologiche e dal periodo dell’anno. Al riguardo, Jacobson e il suo team hanno rilevato che in tutto il mondo la domanda può essere soddisfatta dall’offerta e dallo stoccaggio delle fonti intermittenti, e hanno scoperto che l’elettrificazione di tutti i settori energetici crea una domanda di energia più flessibile che non deve essere soddisfatta immediatamente. Ad esempio, una batteria per auto elettrica può essere caricata a qualsiasi ora del giorno o della notte o uno scaldabagno elettrico a pompa di calore può riscaldare l’acqua a qualsiasi ora del giorno o della notte.

Le roadmap di questo studio non sono le uniche possibili e indicano il lavoro svolto da altri 11 gruppi che hanno trovato altri percorsi possibili per ottenere il 100% di energia pulita e rinnovabile – ha concluso Jacobson – Stiamo solo cercando di delineare uno scenario per 143 paesi per dare alla gente in questi e in altri Paesi la fiducia che tutto questo è possibile. Ma ci sono molte soluzioni e molti scenari che potrebbero funzionare. Probabilmente non è facile prevedere esattamente cosa accadrà, ma non è come se si dovesse trovare un ago nel pagliaio. Ci sono molti aghi in questo pagliaio”.

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