6 Ottobre 2022
Malattie e cure Salute

Covid-19: il mercato di Wuhan è stato il primo epicentro

Due studi complementari pubblicati su Science e condotti da un team di 18 ricercatori confermano che il coronavirus SARS-CoV-2 che causa il COVID-19, si è probabilmente diffuso per la prima volta dagli animali all’uomo con due salti (Spillover) separati in un mercato di Wuhan tra ottobre e novembre e attorno alla metà di dicembre 2019. Se il virus avesse avuto origine altrove, è più probabile che sarebbe stata trovata solo un’unica variante.

Gli animali vivi venduti al mercato all’ingrosso di pesce di Huanan a Wuhan (Cina), sono stati la probabile fonte della pandemia di Covid-19 che ha causato 6,4 milioni di vittime da quando è iniziata quasi tre anni fa.

La conferma arriva da un team internazionale di ricercatori che hanno pubblicato il 26 luglio 2022 su Science due studi, sottoposti a peer reviewed e finanziati dal National Institutes of Health e dalla National Science Foundation, che forniscono la prova che la pandemia ha avuto origine tramite il salto di specie (spillover) dagli animali all’uomo probabilmente in seguito alla trasmissione a quegli animali venduti nel wet market da parte di pipistrelli portatori di coronavirus in natura o negli allevamenti. 

Il primo studioThe Huanan Seafood Wholesale Market in Wuhan was the early epicenter of the COVID-19 pandemic”, ha esaminato il modello geografico dei casi di COVID-19 nel primo mese dell’epidemia (dicembre 2019), determinando le posizioni di quasi tutti i 174 casi di Covid-19 identificati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in quel mese, 155 dei quali erano a Wuhan.

Le analisi hanno dimostrato che questi casi erano strettamente raggruppati intorno al mercato di Huanan, dove volpi, tassi, procioni, zibetti e altri mammiferi vivi, sensibili al virus, sono stati venduti immediatamente prima dell’inizio della pandemia, mentre i casi successivi erano ampiamente diffusi in tutta Wuhan, una città di 11 milioni di persone. In particolare, i ricercatori hanno scoperto che una percentuale impressionante di primi pazienti Covid non avevano alcun collegamento noto con il mercato, il che significa che non lavoravano lì, né facevano acquisti lì, ma risiedevano vicino il mercato. 

Ciò supporta l’idea che il mercato sia stato l’epicentro dell’epidemia, con i fornitori ad essere stati infettati per primi, innescando una catena di infezioni tra i membri della comunità nell’area circostante – ha affermato Michael Worobey, Direttore del Dipartimento di Ecologia e Biologia Evolutiva dell’Università di Arizona – Tucson, che ha guidato lo studio e partecipato anche all’altro, – In una città che copre più di 3.000 miglia quadrate, l’area con la più alta probabilità di contenere la casa di qualcuno di coloro che hanno avuto uno dei primi casi di Covid-19 al mondo era un’area di pochi isolati, con il mercato di Huanan. Al centro“.

Fonte: Worobey et al, 2022

Questa conclusione è stata supportata da un altro risultato: “Quando gli autori dello studio hanno esaminato la distribuzione geografica dei successivi casi di Covid, da gennaio e febbraio 2020, hanno trovato un modello ‘polare opposto’ – ha aggiunto Worobey – Mentre i casi di dicembre 2019 sono stati mappati ‘come un bersaglio’ sul mercato, i casi successivi hanno coinciso con le aree a più alta densità di popolazione di Wuhan. Questo ci dice che il virus non stava circolando in modo criptico, ma ha davvero avuto origine in quel mercato e si è diffuso da lì”.

In aggiunta a queste prime scoperte, Worobey e i suoi collaboratori hanno affrontato la questione se le autorità sanitarie avessero trovato casi sul mercato semplicemente perché era lì che lì avevano cercati”.

È importante rendersi conto che tutti questi casi erano persone identificate perché ricoverate in ospedale – ha sottolineato Worobey – Nessuno è stato un caso lieve che potrebbe essere stato identificato bussando alle porte di persone che vivevano vicino al mercato e chiedendo se si sentivano male. In altre parole, questi pazienti sono stati registrati perché erano in ospedale, non per il luogo in cui vivevano“.

Per escludere qualsiasi possibilità di pregiudizio potenzialmente persistente, i ricercatori hanno fatto un ulteriore passo: partendo dal mercato, hanno iniziato a rimuovere i casi dalle loro analisi, allontanandosi dal mercato a mano a mano che procedevano, ed hanno eseguito nuovamente le statistiche.

Il risultato è stato che anche quando i due terzi dei casi sono stati rimossi – ha concluso Worobey – i restanti vivevano più vicini al mercato di quanto ci si aspetterebbe se non ci fosse una correlazione geografica tra questi primi casi di COVID e il mercato”.

Lo studio ha anche esaminato campioni di tamponi prelevati da superfici di mercato come pavimenti e gabbie dopo la chiusura del mercato di Huanan. I campioni risultati positivi al SARS-CoV-2 erano significativamente associati a bancarelle che vendevano fauna selvatica.

Gli eventi a monte sono ancora oscuri – ha affermato Kristian Andersen., Professore presso il Dipartimento di Immunologia e Microbiologia presso Scripps Research Institute di San Diego (California) e co-autore senior di entrambi gli studi – ma le nostre analisi delle prove disponibili suggeriscono chiaramente che la pandemia è derivata da infezioni umane indotte dagli animali in vendita al mercato di Huanan alla fine di novembre 2019”.

Il virus probabilmente è passato dagli animali all’uomo più di una volta
Nel secondo studioThe molecular epidemiology of multiple zoonotic origins of SARS-CoV-2”, i ricercatori hanno combinato la modellazione epidemica con le analisi della prima evoluzione del virus sulla base dei primi genomi campionati, identificando due lignaggi che hanno segnato l’inizio della pandemia a Wuhan. Il lignaggio B è stato trovato solo nei genomi di persone che avevano legami diretti con il mercato, mentre il lignaggio A è stato trovato solo nei genomi di persone che avevano legami diretti con il mercato Utilizzando modelli e simulazioni, i ricercatori hanno affermato che erano probabili due introduzioni separate, con il lignaggio B che è apparso per la prima volta negli esseri umani tra la fine di ottobre 2019 e la metà di novembre 2019 ed è stato trovato solo nei genomi di persone che avevano legami diretti con il mercato, e con il lignaggio A che si è introdotto nell’uomo attorno alla metà di dicembre ed è stato trovato nelle persone che vivevano o si trovavano nelle vicinanze del mercato.

Gli autori hanno utilizzato una tecnica nota come “analisi dell’orologio molecolare”, che si basa sul ritmo naturale con cui si verificano le mutazioni genetiche nel tempo, per stabilire un quadro per l’evoluzione dei lignaggi del virus SARS-CoV-2, scoprendo che uno scenario di un’introduzione singola del virus negli esseri umani piuttosto che introduzioni multiple non sarebbe coerente con i dati dell’orologio molecolare. Studi precedenti avevano suggerito che il lignaggio A fosse strettamente correlato ai parenti virali nei pipistrelli avesse dato origine al lignaggio B. Secondo i nuovi dati, i due i lignaggi sono passati dagli animali agli umani in occasioni diverse, entrambi al mercato di Huanan, “altrimenti, il lignaggio A avrebbe dovuto evolversi al rallentatore rispetto al virus del lignaggio B, il che semplicemente non ha senso biologico“, ha affermato Worobey che ha partecipato anche a questo secondo studio..

Le analisi hanno anche suggerito che in tale periodo, ci sarebbero state molte altre trasmissioni del virus da animale a uomo nel mercato, ma che non si sono manifestate nei casi registrati di COVID-19.

Secondo i ricercatori, lo schema dei casi di Covid-19 riportati per il mercato di Huanan, “assomiglia alle molteplici trasmissioni interspecie di SARS-CoV-2 osservate successivamente durante la pandemia dagli animali all’uomo negli allevamenti di visoni e dai criceti infetti all’uomo nel commercio di animali domestici”.

I due studi forniscono la prova che COVID-19 ha avuto origine tramite salti dagli animali all’uomo nel mercato di Huanan, probabilmente in seguito alla trasmissione a quegli animali da pipistrelli portatori di coronavirus in natura o negli allevamenti in Cina. Al riguardo, i ricercatori affermano che scienziati e funzionari pubblici dovrebbero valutare il ruolo del commercio di fauna selvatica in Cina e altrove, e promuovere test più completi sugli animali vivi venduti nei mercati per ridurre il rischio di future pandemie, come peraltro raccomandato dalle Nazioni Unite.

In copertina: Animali vivi in vendita al mercato di Wuhan (Fonte: Worobey et al, 2022).

 

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