Cambiamenti climaticiClimaPoliticaSocietà

COP25 di Madrid: è ancora troppo presto per agire!

La COP25 di Madrid si è chiusa senza risultati, nonostante si sia procrastinata per due giorni nel tentativo di trovare un accordo di compromesso, non conseguito, sui meccanismi di mercato del carbonio e sui “risarcimenti” per danni e perdite subiti dai Paesi vulnerabili per effetto dei cambiamenti climatici, mentre i maggiori impegni di riduzione delle emissioni al 2020 diventano un obbligo.

La Conferenza delle Parti della Convenzione ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC-COP25) si è chiusa senza risultati, nonostante i due tempi supplementari (si è protratta per due giorni in più rispetto al calendario previsti) che le hanno fatto conquistare il primato della Conferenza più lunga delle 25 finora effettuate.

In programma a Santiago del Cile, poi frettolosamente dirottata su Madrid, dopo che il Governo spagnolo si era dichiarato favorevole ad accoglierla stante l’impossibilità di quello cileno di garantirne un ordinato svolgimento per gli scontri tra i manifestanti e la polizia che si sono protratti per più settimane con oltre 20 morti, la COP25 era indicata dagli osservatori a rischio di fallimento come quella di Copenhagen che si era chiusa senza alcun accordo.

Solo che quella nella capitale danese era stata la COP15, quella che è andata in scena a Madrid è avvenuta a distanza di 10 anni, dopo che una serie di Rapporti scientifici, diffusi nel frattempo e presentati alla vigilia e durante la Conferenza stessa, hanno lanciano segnali allarmanti sugli effetti devastanti dei cambiamenti climatici, qualora il global warming non venisse mantenuto almeno a +1,5 °C. Inoltre, l’opinione pubblica, in particolare quella giovanile, è sempre più consapevole della necessità di adeguate misure di contrasto  a quella che viene considerata la più grave minaccia che l’umanità deve affrontare in un futuro neanche troppo lontano.

Ciononostante i responsabili politici dei Paesi più grandi emettitori hanno continuato a manifestare insofferenza per le pressanti richieste dei Paesi più vulnerabili, che sono anche i più poveri, affinché esprimessero maggior “ambizione”, quella che avrebbe dovuto caratterizzare la Conferenza stessa.

“La comunità internazionale ha perso un’opportunità importante per mostrare maggiore ambizione nell’affrontare la crisi dei cambiamenti climatici. – ha twittato il Segretario generale dell’ONUAntonio Guterres, “deluso” dalla conclusione della COP25 –Non dobbiamo arrenderci, e io non mi arrenderò”.

Eppure, proprio il nodo “ambizione” può considerarsi quello che è stato parzialmente sciolto. Le Parti dell’UNFCCC saranno “obbligate” a presentare entro la COP26 (Glasgow, 9-20 novembre 2020) gliaumenti di riduzione delle emissioni rispetto agli impegni già sottoscritti(NDC) per essere in linea con l’obiettivo dell’Accordo di Parigi, mentre prima era prevista solo l’eventualità di una loro revisione.

Nessun passo in avanti, sulla questione dell’art.6 dell’Accordo di Parigiovvero suimeccanismi di mercato del carbonioche erano stati introdotti con il Protocollo di Kyoto e su cui si doveva decidere se continuare ad utilizzarli o sostituirli con altri strumenti.

In particolare, oggetto di controversia che si trascina da lungo tempo è ilClean Development Mechanism(CDM) che permette ai Paesi produttori di CO2 di finanziare progetti di riduzione di emissioni in altri Paesi, invece di ridurre le proprie. Questo meccanismo era stato oggetto di critiche perché permetteva il doppio conteggio (double counting) delle quote sia da parte dei Paesi finanziatori che in quelli di attuazione e si era introdotto ilSustainable Development Mechanism(SDM) che permette a tutti i sottoscrittori degli impegni di accedervi mentre nel CDM è differenziato.

II tema era già stato dirimente allaCOP24di Katowice, rinviando la decisione di continuare ad utilizzarli o sostituirli alla COP 25. Come in Polonia anche in Spagna il Presidente del Brasile Jair Bolsonaro è intervenuto pesantemente per evitare che siano soppressi, spalleggiato da Australia e Stati Uniti, visto che il suo Paese è il maggior beneficiario di questi progetti, ma che, secondo le Ong ambientaliste, hanno contribuito ad aumentare le emissioni a livello globale e fatto del male alle popolazioni indigene.

Laposizione dell’UE e di molti altri Paesi è stata ferma e decisa sull’argomento, sostenendo che era meglio non giungere a conclusioni piuttosto che approvarne di quelli che avrebberoro minati gli sforzi per ridurre le emissioni di gas serra..
“Siamo tutti alla ricerca di un compromesso– aveva affermato venerdì scorsoFrans Timmermans, Vicepresidente della Commissione UE e responsabile delle questioni climatiche –Ma non potremmo mai accettare  un compromesso che metta in pericolo l’integrità ambientale. Assolutamente no“.

Chiusura totale, infine, anche su “loss and damnage” ovvero sugliaiuti finanziari per le perdite ei danni subiti dai Paesi vulnerabili per gli impatti dei cambiamenti climatici di cui sono in minima parte responsabili.

UnRapporto, approvato da quasi 100 organizzazioni della società civile di tutto il mondo e pubblicato alla vigilia della COP25 aveva evidenziato e quantificato leresponsabilità che i Paesi ricchi devono assumersi per gli impatti devastanti dei cambiamenti climatici e le disuguaglianze nell’affrontarli.

Alla richiesta di implementare ilGreen Climate Fund, il Fondo di 100 miliardi di dollari l’anno al 2020 di 50 miliardi fino al 2022 e di estenderlo al 2025, gli Stati Uniti, che il succitato Rapporto ha quantificato nel 30% la quota a loro imputabile, hanno ostacolato in ogni modo il confronto per impedire di offrire garanzie al riguardo, visto che dal prossimo anno saranno fuori dall’Accordo.

Ai Colloqui di giugno a Bonn si cercherà di sciogliere i nodi, ma la speranza si affievolisce e il solco tra i policy maker e i giovani che vogliono rassicurazioni sul loro futuro si acuisce sempre di più, come ha denunciatoAmnesty Internationalnell’indaginediffusa a Madrid..

“Pare che la COP25 stia fallendo– aveva twittatoGreta Thunberg, rientrata nel suo Paese dopo la manifestazione diFriday for Futuredi Torino del 13 dicembre –La scienza è chiara, ma viene ignorata. Qualunque cosa accada, noi non ci arrenderemo mai. Abbiamo appena iniziato”.

Nonostante il Rapporto presentato alla COP25 sulleevidenze scientifichedei cambiamenti climatici, i decisori politici continuano, infatti, a non tenerne conto.

Articoli simili

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.