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Biometano: il potenziale in Italia è di 5,7 miliardi di m³

In occasione del 1° Forum Biometano (Roma, 26 febbraio 2026), organizzato da Legambiente in co-partenariato con CIB (Consorzio Italiano Biogas) e CIC (Consorzio Italiano Compostatori), è stato presentato lo Studio “Biometano: una risorsa strategia per la transizione ecologica dell’Italia” che stima laproduzione potenziale complessiva di biogas e biometano in Italia, nonché un’analisi regionale focalizzata sulle 5 Regioni coinvolte dalla campagna nazionale “Fattore Biometano” (Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Puglia, Sicilia, Veneto), da cui emerge che il biometano può contribuire alla riduzione delle emissioni climalteranti, alla tutela dei suoli agricoli e alla decarbonizzazione di diversi settori.

In Italia il biometano da scarti e sottoprodotti agricoli, se sviluppato nel modo giusto, può rappresentare una risorsa strategica per la transizione ecologica e per raggiungere gli obiettivi al 2030 del Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC). Con un percorso accelerato di produzione tramite digestione anaerobica di biometano da matrice agricola (che utilizza scarti come reflui zootecnici, colture erbacee, bucce, foglie, sansa, scarti di animali…) si potrebbe arrivare a livello nazionale a oltre 5,7 miliardi di metri cubi (m3) di produzione di biometano all’anno, un valore in linea con gli obiettivi del PNIEC.

Tale stima è contenuta nel nuovoStudio “Biometano: una risorsa strategia per la transizione ecologica dell’Italia” cheLegambienteha realizzato in collaborazione con l’Università degliStudi di Padovae presentato in occasione del1° Forum Biometano(Roma, 26 febbraio 2026), organizzato in co-partenariato conCIB(Consorzio Italiano Biogas) eCIC(Consorzio Italiano Compostatori), in collaborazione conA2A, e conAB Group,Arpinge,Asja Energy,Assocarta,Bioman, CH4T,Ecomondo,Femo GaseS.E.S.A.

Lo studiostima le potenzialità del biometano da scarti agricolisia a livello nazionale sia a livello regionale, ma fa anche il punto sull’importante“spinta” arrivata in questi anni dal PNRR(che ha favorito la riconversione del parco biogas e la realizzazione di nuovi impianti) e suquello che occorre mettere in campo a partire da un pacchetto di interventi nazionali che Legambiente sintetizza in 10 proposte indirizzate al Governo.

Basato su elaborazioni di datiISTAT,ISPRA,CRPA di Reggio Emilia,Istituto Zooprofilattico delle VenezieedENEA, lo studio stima che laproduzione potenziale complessiva di biogas e biometanoa livello nazionale è sia di 10.2miliardi m³ di biogas, quindi5.7 miliardi m³ riconducibili a biometano.Glieffluenti zootecnici rappresentano per il 75% la fonte principale, seguiti dagliscarti delle colture erbaceedestinabili alla digestione anaerobica per il20%(anche se il loro impiego richiede una valutazione attenta e contestualizzata); dagliscarti derivanti dalla trasformazione industriale di materie prime vegetaliper il 5%; dasottoprodotti dell’industria della macellazioneper l’1%.

Alle stime nazionali, Legambiente affianca un’analisi regionale. Cinque le regioni attenzionate:Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Puglia, Sicilia, Veneto. La Lombardia è quella che risulta avere il valore più alto in fatto di potenziale produttivo da biometano da scarti agricoli: circa1.2miliardi m³. Gli effluenti zootecnici per l’83% costituiscono la principale fonte di produzione potenziale, mentre gli scarti delle colture erbacee per il 16%. Interessante anche il dato relativo alla Puglia. Qui ilpotenziale produttivo da biometano da scarti agricoli è stimato in 287.865.642 m³.Se gli effluenti zootecnici costituiscono per il 50% la principale fonte di produzione potenziale,non molto inferiore è il contributo degli scarti delle colture erbacee che arrivano ad un potenziale del 41%.

Numeri importanti che per Legambiente ben dimostrano il perché l’Italia debba investire sul biometano da matrice agricola mettendo al centro la qualità dei progetti, la trasparenza delle filiere e il ruolo degli agricoltori e delle comunità locali. Senza dimenticare cheanche i rifiuti organici sono una importante fonte di biometano e compost.In Italia dalle raccolte differenziate si generano 7,6 mln ton di rifiuto organico: circa 5,6 milioni di tonnellate di frazione umida e più di 2 mln di frazione verde. Il 75% dell’umido è trattato in impianti integrati con la digestione anaerobica ottenendo 200 milioni di m3di biometano.Il CIC stima che potrebbero diventare 354milioni di m3grazie al PNRR e agli incentivi GSE. In sintesi,il biometano può contribuire alla riduzione delle emissioni climalteranti, alla tutela dei suoli agricoli e alla decarbonizzazione di diversi settori.

Ad oggi, ricorda Legambiente, sono oltre600 le domande in graduatorie relative ai cinque bandi del DM 2022. Le stime indicano che possono essere realizzati oltre 560 progetti, per unacapacità complessiva di circa 240–250 mila Smc/h, coprendo quasi interamente la potenzialità messa a bando.Oltre il 50% dei progetti riguarda riconversioni di impianti a biogas. La filiera è nettamente agricola:oltre il 90% della capacità ammessa proviene da impianti agricoli, contro una quota minoritaria di impianti a FORSU (10%),strategici per le filiere di gestione e trattamento dei rifiuti urbani e di economia circolare. Oggi la vera sfida, sottolinea Legambiente, sta nella realizzazione degli impianti per raggiungere gli obiettivi dati dal PNIEC, e nelnon sprecare l’opportunità derivata dai 24 mesi di proroga varata nel Consiglio dei Ministri del 29 gennaio scorso.

“Il biometano può sostituire il gas fossile nei settori più difficili da elettrificare, come trasporto pesante e attività industriali, e può aiutare l’Italia a ridurre le importazioni dall’estero– ha dichiarato Stefano Ciafani,Presidente nazionale di Legambiente –Servono, però, regole che ne garantiscano l’utilizzo a condizioni chiare e accessibili scelte politiche chiare e coraggiose a partire da iter autorizzativi più snelli e tempi certi per la realizzazione degli impianti, senza dimenticare il coinvolgimento dei territori. Solo così si potranno centrare davvero gli obiettivi del PNIEC. Le stime sul potenziale nazionale e regionale sul biometano da scarti agricoli che abbiamo calcolato insieme all’attenzione alle ricadute ambientali e territoriali, indicano come il biometano sia un alleato prezioso per accelerare la transizione ecologica. L’Italia non perda questa occasione”.

A tal fine, Legambiente indirizzaal Governo 10 Proposte, chiedendo:
1) all’Esecutivo, alle Regioni e al GSE diorientare regole e incentivi in modo chiaro, premiando solo le filiere realmente circolari;
2) digarantire priorità oltre il PNRR;
3) dipremiare chi riduce le emissioni;
4) dipromuovere il coinvolgimento e la partecipazione dei territori;
5) disemplificare gli iter autorizzativi e garantire tempi certi;
6) diinvestire nelle reti e nelle connessioni;
7) dicreare una domanda reale di biometano;
8) digarantire trasparenza e tracciabilità, con GSE, ARERA e Governo che rafforzino i sistemi di controllo e informazione pubblica;
9) diridurre il metano fuggitivo;
10) dirimettere territori e agricoltori al centro.

Per l’associazione ambientalista è, inoltre, fondamentalesviluppare il biometano in modo giusto a partire dalla conoscenza del tessuto agricolo regionale(stagionalità, concentrazione e logistica degli scarti, continuità degli effluenti, prossimità delle filiere di trasformazione) indispensabile per definire la migliore“dieta” dei digestori. Impianti e filiere devono esseredimensionati e localizzatiin modo coerente con la disponibilità reale delle matrici e con i bisogni agronomici del territorio, affinché ladigestione anaerobica diventi un’infrastruttura aservizio dell’agricoltura(gestione sostenibile degli scarti, riduzione delle emissioni, valorizzazione del digestato e sostegno alla fertilità dei suoli)e non viceversa.

Grazie al lavoro della filiera rappresentata dal Consorzio Italiano Compostatori, il riciclo dei rifiuti organici ha determinato negli ultimi anni un aumento significativo della disponibilità nazionale di biometano, offrendo una risposta concreta e immediata agli obiettivi di decarbonizzazione del Paese– ha commentatoGianpaolo Vallardi, Presidente del CIC-È una traiettoria che dimostra come l’economia circolare sappia trasformare un rifiuto in risorsa strategica per la transizione energetica. Ora però non possiamo fermarci: è fondamentale consolidare il quadro degli incentivi che hanno reso possibile questa crescita e che oggi sono in scadenza. Garantire continuità normativa significa tutelare investimenti, occupazione e benefici ambientali a lungo termine”.

“Il biometano non è solo energia, ma il motore di una vera e propria transizione agroecologica– ha dichiaratoPiero Gattoni, Presidente del CIB-Con il modello del Biogasfattobene® abbiamo dimostrato come la digestione anaerobica al centro dell’azienda agricola possa essere un alleato tecnologico strategico per promuovere un modello produttivo resiliente e circolare. Il potenziale agricolo delineato nel report di Legambiente conferma il ruolo centrale delle nostre aziende agricole e pone l’attenzione sulla necessità di salvaguardare il patrimonio produttivo esistente e sull’urgenza di accompagnare gli investimenti con regole certe che guardino ai prossimi 15 anni”.

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