Cambiamenti climatici Mari e oceani

Oceano: decisioni sul clima senza sapere come si comporterà

Una nuova importante valutazione scientifica della Commissione Oceanografica Intergovernativa (IOC) dell’UNESCO, presentata all’Ocean Sciences Meeting 2026 (Glasgow, 22-27 febbraio 2026), avverte che il servizio climatico dell’oceano, come pozzo di assorbimento della CO₂, sta cambiando e che il mondo non dispone ancora delle conoscenze scientifiche necessarie per prevedere come si evolverà questa capacità nei decenni a venire.

Il servizio climatico degli oceani sta cambiando e il mondo non dispone ancora delle conoscenze scientifiche necessarie per prevedere come si evolverà il pozzo di carbonio oceanico nei decenni a venire.

L’ammonimento viene dalla Commissione Oceanografica Intergovernativa (IOC) dell’UNESCO, l’organismo leader delle Nazioni Unite per le scienze oceaniche, che promuove la cooperazione internazionale per rafforzare la gestione, l’uso sostenibile e la resilienza dell’oceano, che ha presentato nel corso dell’Ocean Meeting 2026 (Glasgow, 22-27 febbraio 2026)  ha presentato il RapportoIntegrated Ocean Carbon Research (IOC-R), che, sviluppato da 72 autori e 13 revisori provenienti da 23 Paesi, costituisce la valutazione più completa ad oggi dei processi che determinano l’assorbimento di carbonio negli oceani.

Riunendo 152 Stati membri, l’IOC coordina gli sforzi globali in materia di osservazioni e servizi oceanici, sistemi di allerta tsunami, scienze oceaniche, sviluppo delle capacità e alfabetizzazione oceanica, garantendo che la scienza informi efficacemente le politiche, la società e la governance sostenibile degli oceani, contribuendo alla missione dell’UNESCO di promuovere la conoscenza scientifica e sviluppare le capacità come fondamento per la pace, il progresso sociale e lo sviluppo sostenibile. In qualità di coordinatore del Decennio delle Scienze Oceaniche per lo Sviluppo Sostenibile (2021-2030), l’IOC guida gli sforzi globali per trasformare la conoscenza degli oceani in azioni concrete a beneficio delle persone e del pianeta.

Il Rapporto mette in guardia sulle significative incertezze della capacità di stoccaggio del carbonio da parte degli oceani con differenze di valutazione del 10-20% nelle stime globali, tali da influenzare le previsioni climatiche e la nostra capacità di sviluppare strategie efficaci di mitigazione e adattamento nei prossimi decenni. Queste discrepanze derivano da osservazioni limitate e da una comprensione incompleta di come i processi fisici, biologici, chimici e antropici modellano il ciclo del carbonio oceanico.

Tra le lacune conoscitive più influenti ci sono:
Riscaldamento, stratificazione e cambiamenti nella miscelazione degli oceani;
Cambiamenti nelle comunità di plancton, nell’attività microbica e nelle dinamiche della rete alimentare;
Trasferimenti di carbonio attraverso le interfacce costiere, terra-oceano e polari;
Crescenti impatti delle attività industriali, tra cui la pesca a strascico, il dragaggio, la perforazione, l’acquacoltura e l’estrazione mineraria in acque profonde;
Incertezze sui futuri approcci di rimozione dell’anidride carbonica marina (mCDR), come la coltivazione di alghe, la fertilizzazione con ferro e l’aumento dell’alcalinità.

Panoramica concettuale di come i processi industriali possono alterare il funzionamento della pompa biologica del carbonio. Gli elementi neri illustrano i vari processi industriali considerati, che vanno dall’estrazione mineraria in acque profonde, che può modificare il seppellimento del carbonio nei sedimenti e lo stoccaggio nella colonna d’acqua attraverso la sospensione dei sedimenti, alla pesca a strascico sulla piattaforma, che può influire sugli ecosistemi e sullo stoccaggio dei sedimenti, e alla pesca che può modificare gli ecosistemi. La figura mostra anche un diffuso inquinamento da plastica.

Nel complesso, queste incognite fanno sì che i Governi prendano decisioni sul clima senza comprendere appieno come si comporterà in futuro l’oceano, il nostro più grande pozzo di carbonio.

L’oceano è uno dei nostri più forti alleati per il clima, in quanto assorbe gran parte del carbonio che emettiamo – ha affermato Khaled El-Enany, Direttore generale dell’UNESCO – Tuttavia non abbiamo ancora una comprensione completa di come funziona questa difesa naturale, né di quanto a lungo possa durare. È quindi essenziale e urgente un monitoraggio globale coordinato dell’assorbimento del carbonio negli oceani. Questo rapporto ribadisce l’impegno dell’UNESCO nel supportare gli Stati membri nello sviluppo di politiche climatiche basate su solide basi scientifiche per promuovere questo obiettivo“.

L’oceano assorbe attualmente il 25% delle emissioni globali di CO₂. Se dovesse assorbire meno carbonio nei prossimi decenni, ci sarà più CO₂ in atmosfera, intensificando il riscaldamento globale e aumentando i rischi per comunità, ecosistemi ed economie. Questa incertezza influisce direttamente su:
Strategie nazionali sul clima e obiettivi sulle emissioni;
Proiezioni utilizzate nelle valutazioni dell’IPCC.
Le comunità costiere dovranno far fronte all’innalzamento del livello del mare, al riscaldamento delle acque e agli eventi estremi.
Decisioni su rimozione del carbonio, percorsi di adattamento e pianificazione a lungo termine.

Il Rapporto evidenzia 4 passaggi essenziali per ridurre le incertezze e allineare meglio l’azione globale per il clima con il ruolo in evoluzione dell’oceano:
Integrare gli sforzi di osservazione globale attraverso satelliti, piattaforme autonome e misurazioni in situ sostenute.
Perfezionare i modelli per cogliere meglio i processi fisici, chimici e biologici.
Rafforzare la capacità scientifica a livello mondiale, in particolare nelle regioni con dati limitati.
Promuovere la ricerca interdisciplinare per collegare le conoscenze scientifiche con le esigenze della società.

Panoramica delle azioni generali e specifiche da intraprendere nel campo della ricerca sul carbonio oceanico. Le azioni generali (anello interno) sono identificate per supportare lo sviluppo e il continuo miglioramento di un lavoro scientifico solido e fondamentale per l’umanità, al fine di comprendere e prevedere l’accelerazione del cambiamento climatico e la possibilità di risposte ambientali inaspettate. Le azioni specifiche (anello centrale) sono identificate per colmare specifiche lacune nella ricerca, descritte dettagliatamente nelle cinque aree di interesse (anello esterno) per la ricerca integrata sul carbonio oceanico.

Sono 5 le aree di interesse scientifico in cui le lacune di conoscenza sono più urgenti e in cui è essenziale una ricerca globale coordinata:
1. Evoluzione del pozzo di carbonio oceanico in un clima che cambia. Le incertezze nei flussi aria-mare, negli apporti fluviali, nei processi causati dal ghiaccio, nel riscaldamento, nella stratificazione e negli eventi estremi limitano l’accuratezza delle proiezioni.
2. Il ruolo mutevole della biologia oceanica. Le comunità di plancton, i processi microbici, l’affondamento delle particelle e la remineralizzazione regolano lo stoccaggio del carbonio a lungo termine, ma questi processi biologici restano poco compresi.
3. Scambi di carbonio nel continuum terra-oceano-ghiaccio. Le zone costiere, gli estuari, i pennacchi fluviali, le regioni di permafrost e i sistemi polari sono punti caldi del trasferimento di carbonio, ma restano gravemente sottostimati.
4. Impatti delle attività industriali sul ciclo del carbonio. La pesca a strascico, il dragaggio, le trivellazioni, l’acquacoltura, l’estrazione mineraria in acque profonde e l’inquinamento da plastica sconvolgono i sedimenti, alterano gli ecosistemi e rimodellano le reti alimentari, influenzando i percorsi del carbonio in modi non ancora pienamente quantificati.
5. Cambiamenti futuri dovuti agli interventi climatici basati sugli oceani (mCDR). Approcci quali la coltivazione di alghe, la risalita artificiale, l’aumento dell’alcalinità o la fertilizzazione con ferro presentano rischi sconosciuti per gli ecosistemi e la permanenza del carbonio e richiedono rigorosi quadri di monitoraggio.

Il messaggio è chiaro: colmare le lacune nella conoscenza del carbonio negli oceani a livello mondiale è fondamentale per sostenere un’azione più incisiva ed efficace contro il cambiamento climatico.
 

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