Un briefing dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) che sintetizza i risultati quantitativi di 51 casi studio a livello di singola azienda agricola europea, dimostra che l’agricoltura resiliente ai cambiamenti climatici (CRA) è un imperativo economico strategico per la sicurezza alimentare e la prosperità rurale dell’Europa.
Un’agricoltura resiliente ai cambiamenti climatici può contribuire a mantenere la produttività e a stabilizzare i redditi agricoli, salvaguardando al contempo la sicurezza alimentare e l’ecosistema in Europa.
Lo sottolinea ilDocumento informativo“Building climate-resilient agriculture in Europe: an economic perspective” (Costruire un’agricoltura resiliente ai cambiamenti climatici in Europa: una prospettiva economica), pubblicato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) il 17 marzo 2026,che analizza51 casi studio a livello aziendale in Europa, dimostrandoche lepratiche agricole resilienti ai cambiamenti climatici possono contribuire alla stabilità del reddito degli agricoltori, oltre che alla sicurezza alimentare e alla salvaguardia degli ecosistemi.
La produzione agricola europea è sottoposta a forti pressioni dovute aicambiamenti climatici, aldegrado del suoloe all’aumento dei costi dei fattori produttivi esterni, come fertilizzanti, pesticidi, irrigazione, mangimi importati ed energia. L’Agenzia sottolinea la necessità di rendere l’agricoltura europea resiliente ai cambiamenti climatici, descrivendo approcci agricoli che riducano l’esposizione e la sensibilità agli shock, mantenendo al contempo la redditività economica a lungo termine. L’agricoltura resiliente ai cambiamenti climatici offre unastrategia sistemica che combina modifiche alle pratiche a livello aziendale con il supporto economico e di governance.
I 51 casi studio spaziano dalle aziende agricole del Regno Unito all’Ucraina, e le pratiche agricole resilienti ai cambiamenti climatici sono organizzate in4 aree di intervento:gestione del suolo e dell’acqua;diversificazione dei sistemi colturali;gestione a livello paesaggistico;riprogettazione dei sistemi di allevamento.

In tutti i casi studio, unaleva ricorrente è la riduzione della dipendenza. Una pratica concreta diCRA(Climate Resilient Agriculture) evidenziata nel documento è lalavorazione ridotta del terreno. Migliorando la struttura del suolo e la ritenzione idrica, la lavorazione ridottaaiuta le aziende agricole ad affrontare meglio la siccità e le forti piogge. Nei casi studio utilizzati per questo documento, ilconsumo di gasolio è stato ridotto di circa il 50%, mentre icosti di produzione sono diminuiti di circa il 40%e ilfabbisogno di manodopera di circa il 25-30%, a seconda del contesto.
L’analisi delle 51 transizioni aziendali agricole nell’ambito del programma CRA mostrache le aziende agricole sono spesso più vulnerabili dal punto di vista economico durante la transizione verso sistemi resilienti ai cambiamenti climatici. Molte praticheoffrono benefici pubblici, come elementi paesaggistici e servizi ecosistemici,ma limitati rendimenti privati a breve termine per gli agricoltori, il che sottolinea lanecessità di un sostegno finanziario e politico mirato.
Nelle regioni in cui le aziende agricole sono già sotto stress climatico (in particolare nell’Europa meridionale), l’attuazione di misure di resilienza apportabenefici immediati, riducendo perdite e costi.In altre regioni, invece, potrebbe esserenecessario più tempoprima che i benefici diventino evidenti per gli agricoltori. In questi casi, sono necessari una riprogettazione del sistema e un co-investimento pubblico per gestire i costi iniziali e i rischi della transizione.

Le priorità politiche dovrebbero derivare direttamente dai segnali economici.
– Innanzitutto, è necessario che i finanziamenti e gli incentivi affrontino il problema degli investimenti iniziali e dei rischi di transizione: alcune pratiche richiedono macchinari o infrastrutture specializzate e, laddove i benefici siano principalmente pubblici (ad esempio, elementi paesaggistici), l’adozione dipende da compensazioni o co-investimenti piuttosto che dai soli profitti privati.
– In secondo luogo, le azioni a livello aziendale dovrebbero dare priorità alle misure che riducono la dipendenza da input e operazioni esterne (in particolare la riduzione della lavorazione del terreno e le relative pratiche di gestione dell’acqua nel suolo) e favorire la diversificazione laddove migliori il margine corretto per il rischio; tuttavia, occorre anche riconoscere che i sistemi diversificati possono aumentare il fabbisogno di manodopera e comportare costi per l’avvio di un nuovo sistema, oltre a creare colli di bottiglia stagionali.
– In terzo luogo, i meccanismi di governance devono garantire che la gestione del rischio tenga il passo con i pericoli in continua evoluzione; dovrebbero includere l’allocazione delle risorse idriche basata su criteri climatici e la pianificazione della gestione della siccità e delle inondazioni a livello di bacino.
– Infine, pericoli, esposizione, vulnerabilità, impatti e condizioni favorevoli dovrebbero essere monitorati attraverso una rendicontazione armonizzata al fine di colmare le attuali lacune nella misurazione dei meccanismi di adattamento.
Per garantire la sicurezza dei sistemi alimentari e delle economie rurali europee,la resilienza climatica deve essere considerata una priorità economica fondamentale. Grazie a investimenti mirati, una governance più solida e un migliore monitoraggio dei rischi climatici e delle strategie di adattamento,l’Europa può passare da una gestione reattiva delle crisi a una resilienza proattiva, stabilizzando i redditi agricoli e salvaguardando la produttività agricola a lungo termine.
Foto di copertina: Miłosz Lower, Well with Nature /EEA
