Biodiversità e conservazione Fauna

Uccelli che nidificano in Europa: il nuovo Atlante dell’EBCC

A distanza di 23 anni dalla precedente edizione è stato presentato il nuovo Atlante degli uccelli che nidificano in Europa, dell’European Bird Census Council, frutto di un lavoro che ha impegnato sul campo 120.000 volontari per 10 anni, che costituisce “una pietra miliare per la conoscenza della biodiversità europea”.

Nel corso di un evento in streaming dal vivo attraverso il canale YouTube EBCC è stato presentato il 3 dicembre 2020 l’European Breeding Bird Atlas 2, l’Atlante degli uccelli che nidificano in Europa (EBBA2) dell’European Bird Census Council (EBCC), un’Associazione di ornitologi che collabora in vari modi per migliorare il monitoraggio degli uccelli e il lavoro sull’atlante in Europa, dopo 23 anni dalla precedente edizione, e rappresenta una pietra miliare per la conoscenza della biodiversità europea.

Quello compiuto dall’EBCC è stato uno sforzo enorme di collaborazione con altre organizzazione partner (tra cui BirdLife International) che ha permesso di  raccogliere in 10 anni di lavoro sul campo i dati sugli uccelli distribuiti su un’areale di 11 milioni di Km2 in modo sistematico e standardizzato, a cui hanno partecipato sul campo 120.000 volontari da tutti i Paesi d’Europa in uno dei più grandi progetti di citizen science mai realizzati, per raccogliere dati sulla distribuzione e l’abbondanza di tutte le specie di uccelli in Europa, nonché per documentare i cambiamenti intervenuti rispetto al primo Atlante (1997).

Tra i risultati selezionati:
– Sono quasi 600 le specie di uccelli che attualmente nidificano in Europa539 sono specie autoctone (59 quasi endemiche 40 che si trovano solo in Europa) e 40 sono specie che possono essere trovate solo in Europa (endemiche).e 57 non native (introdotte da altre parti del mondo, 39 delle quali sono state documentate per la prima volta negli ultimi tre decenni), la maggior parte delle quali non sono diffuse, ma limitate a piccole aree.
– Il 35% di tutte le specie autoctone ha aumentato l’area in cui si riproducono negli ultimi 30 anni (tra questi, l’airone guardabuoi Bubulcus ibis  e il gabbiano mediterraneo Larus melanocephalus, due specie che gli abitanti delle regioni italiane incontrano più frequentemente); il 25% l’ha ridotta e il resto non ha mostrato cambiamenti o la tendenza è rimasta sconosciuta.
– Le aree di riproduzione si sono spostate, rispetto alle rilevazioni del 1997 di 28km, circa un km.all’anno.

Lregioni del nord del continente hanno acquisito specie mentre le aree del sud hanno subito perdite – ha dichiarato Sergi Herrando, dell’Istituto ornitologico catalano e uno dei coordinatori dell’EBBA2 – Le perdite sono state spesso riscontrate nelle specie di uccelli caratteristiche dei terreni agricoli e dei prati, in particolare nella regione mediterranea e nell’Europa occidentale e centrale. L’uso dei suoli e i cambiamenti climatici sembrano essere i principali motori di questi cambiamenti e dovranno essere studiati ulteriormente“.

Questo fenomeno è in linea con le informazioni esistenti sul declino di molte popolazioni di uccelli nei terreni agricoli a causa di pratiche agricole intensive. Poiché molte specie spostano i loro areali verso nord, la ricchezza di specie di uccelli forestali è in aumento, probabilmente anche a causa dell’abbandono della terra con conseguente ricrescita delle foreste. Molti altri aspetti sono trattati nel libro. Ad esempio, le specie tipiche delle praterie montane e della tundra, delle paludi e delle brughiere stanno perdendo terreno in parti sostanziali delle loro aree.

Molte specie di interesse europeo per la conservazione hanno subito perdite nella distribuzione, ma ci sono anche storie positive che indicano che la conservazione della natura funziona ha osservato Petr Voříšek, della Società ceca di ornitologia ed anche lui tra i coordinatori dell’EBBA2 – Molte specie protette dalla legislazione internazionale come l’aquila di mare dalla coda bianca, Haliaeetus albicilla, hanno aumentato la loro distribuzione in Europa, visibile anche ad esempio nell’aumento della distribuzione riproduttiva di alcune specie di zone umide interne che hanno beneficiato di una migliore protezione delle specie e dei loro habitat (ad esempio il tarabuso eurasiatico, Botaurus stellaris o l’avocetta pezzata, Recurvirostra avocetta)”.

Lo sforzo economico è stato possibile grazie al supporto a MAVA, la Fondazione privata svizzera che si occupa di ambiente e biodiversità. Tutti i risultati dell’EBBA2 sono raccolti, pubblicati in un libro di quasi mille pagine arricchito di schede, illustrazioni e mappe, edito da Lynx Edicions

Questo Atlante è una pubblicazione fondamentale che dovrebbe guidare il futuro lavoro di conservazione nella nostra regione – ha commentato Iván Ramirez, Responsabile senior della conservazione presso BirdLife Europa e Asia centraleAiuta i professionisti a comprendere i cambiamenti della distribuzione di tutte le specie nel corso degli anni e quindi evidenzia chiaramente dove dovrebbero avvenire le attività di conservazione delle specie e di ripristino degli habitat nella nostra regione”.

Ma senza un “cambiamento trasformativo” dell’attuale modello socio-economico che ci ha condotto ad erodere la biodiversità che è la base della vita sulla Terra e del benessere dell’umanità, gli obiettivi di conservazione, non saranno raggiunti, come ha denunciato l’ultimo Rapporto della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD) che riassume i dati più recenti sullo stato e le tendenze della biodiversità globale, in vista della Conferenza delle Parti della Convenzione (CBD-COP15) che era in programma in ottobre a Kunming (Cina) e che a causa della pandemia di Covid-19 è stata riprogrammata nella stessa località dal 17 al 30 maggio 2021.

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