Energia Società

Smart work: l’evoluzione nel settore elettrico oltre la pandemia

Nel corso di un webinar organizzato da Utilitalia, Elettricità Futura e Terna, sono stati presentati i risultati del Rapporto del Politecnico di Torino che ha analizzato l’evoluzione dello smart work da strumento di welfare a “nuova normalità”, con focus sul settore elettrico.

Nel corso di un webinar è stato presentato il 13 gennaio 2021 il Rapporto Lo smart work nel settore delle utilities. Cosa è cambiato con la pandemia Covid-19”, realizzato dal Politecnico di Torino, che ha analizzato l’evoluzione dello smart work da strumento di welfare a “nuova normalità”.

La ricerca è stata svolta grazie al supporto finanziario di Utilitalia, Elettricità Futura e Terna, e grazie alla collaborazione di A2A, Acea, Edison, Enel, Hera, Iren, Italgas, Terna, Tim, e delle organizzazioni sindacali Filctem Cgil, Flaei – Cisl, Uiltec, che hanno partecipato alla fase di interviste, mettendo a disposizione tramite il loro personale e i propri rappresentanti le loro esperienze

Il rapporto ha analizzato il cambiamento nelle politiche di smart work in seguito allo scoppio della pandemia legata al Covid-19, presentando le principali evidenze prodotte da una ricerca che si è incentrata sul settore elettrico e sul ruolo ricoperto dalle tecnologie digitali nei lavori di ufficio piuttosto che in quelli di esercizio e manutenzione che avvengono sul campo e che continueranno ad essere caratterizzati da necessità di lavoro manuale e prossimità con asset operativi.

Nello specifico, la ricerca ha inteso avviare una fase di interrogazione e discussione, guidata da evidenze empiriche, su quali potranno essere gli effetti irreversibili sulla gestione nelle risorse umane e delle relazioni industriali/sindacali nel momento in cui i vincoli sul distanziamento sociale prodotti dallo stato di emergenza pandemica diverranno sempre più tenui.

“Lo smart working non significa solo una diversa gestione degli spazi ma anche una differente gestione del tempo; e di seguito, una conseguente riformulazione dei processi organizzativi, che si dovranno basare per forza di cose sulle tecnologie digitali a disposizione – ha affermato la Presidente di Utilitalia, Michaela Castelli – Per alcuni ruoli delle nostre aziende associate, il lavoro agile era già previsto, ma sicuramente non nelle modalità e soprattutto nei volumi per il quale oggi lo conosciamo. Ora l’analisi del Politecnico identifica tre tipi di sfide: rivedere il sistema di controllo del lavoro, che incide anche sui contratti collettivi nazionali, la gestione del rischio di isolamento e l’utilizzo dei diversi strumenti digitali per costruire nuove pratiche di collaborazione, comunicazione e condivisione di esperienze”.

Come sottolinea lo stesso titolo, la ricerca mette in luce come nell’arco del 2020 lo smart sia evoluto da strumento di welfare a “nuova normalità”. Le nuove configurazioni di smart work “allargato” si sono assestate per molte imprese su un regime che ha coinvolto un insieme decisamente più ampio di lavoratori rispetto alla situazione pre-pandemica ed hanno portato a superare in breve tempo – ed in maniera irreversibile – alcune convinzioni manageriali sui processi che prima della pandemia si ritenevano difficilmente remotizzabili.

Nelle aziende analizzate, sia attività di tipo progettuale, che di contatto con il cliente o di gestione delle attività sul campo sono state organizzate in remoto, indipendentemente dall’intensità di conoscenza e dalla natura transazionale e routinaria insita in queste attività. In modo simile, nei periodi al di fuori delle strette sulle misure di contenimento del rischio contagio, il regime di utilizzo dello smart work si è attestato su almeno due giorni a settimana, anziché su un solo giorno, come accadeva prima della pandemia. Questi aspetti avvalorano il fatto che lo smart work ha permesso di accelerare la trasformazione digitale dei processi organizzativi in quelle realtà dove erano già stati avviati significativi investimenti su architetture informatiche cloud-based, sistemi informativi gestionali a supporto di attività di vendita, esercizio e manutenzione, virtualizzazione di macchinari e apparati di rete, e strumenti di lavoro collaborativo a distanza.

Fonte: Slide di presentazione del Prof. Paolo Neirotti

Le evidenze raccolte nel settore elettrico per questo studio – ha dichiarato Paolo Neirotti, Docente del Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione al Politecnico di Torino, e responsabile scientifico della ricerca – possono essere generalizzate a tutti i settori dei servizi e, ancora più in generale, nei lavori di ufficio”.

Le evidenze riportate nel Rapporto aprono il campo a due principali ordini di riflessioni.
In primo luogo, la normalizzazione dello smart work richiede a imprese, organizzazioni sindacali, e più in generale al legislatore, la gestione di un trade-off tra il livello di regolazione normativa di questo strumento e il livello di fiducia e responsabilizzazione assegnato alla persona sui diversi comportamenti rilevanti (in relazione a esecuzione dei compiti, rispetto di alcune norme sociali, oltre che delle prescrizioni su salute e sicurezza del luogo di lavoro).
È auspicabile – si sottolinea nel Rapporto –che al fine di “non tradire” le logiche di flessibilità connaturate in questo strumento di lavoro imprese, organizzazioni sindacali ed istituzioni proseguano lungo strada dello snellimento normativo dello strumento dello smart work che di fatto durante la pandemia è stata già avviata per ragioni di forza maggiore”.

In secondo luogo, nel momento in cui le tecnologie digitali abilitano nuove modalità di organizzazione del lavoro a distanza imprese e istituzioni sono chiamate a gestire molteplici divari, che si aprono sia all’interno della forza lavoro (età, livello di scolarità, inquadramento delle persone) che all’interno del settori (dimensione aziendale, livelli di investimento pregressi nelle infrastruttura informatica e nel capitale umano). 

“Il settore elettrico ha già avviato profondi cambiamenti legati alla transizione verso le rinnovabili puntando sull’innovazione tecnologica, l’utilizzo dei big data e dell’intelligenza artificiale -ha osservato il Presidente di Elettricità Futura, Agostino Re Rebaudengo – La pandemia è andata ad accelerare questi processi e proprio lo smart working ha costituito una risposta efficace all’emergenza sanitaria infondendo nuovi valori, strumenti e profili di competenze. Oggi vi è certamente una piena consapevolezza, oltre che volontà, di rivisitare i processi delle imprese e rafforzare l’efficacia dello smart working non solo per il nostro settore e gli altri settori industriali ma anche per la Pubblica Amministrazione con cui le nostre aziende si confrontano sempre più spesso”.

È auspicabile che organizzazioni sindacali ed istituzioni proseguano lungo la strada dello snellimento normativo dello strumento dello smart work. L’efficace integrazione dei processi di smart working richiederà un middle management illuminato che accompagni, supervisioni, intermedi i processi e dall’altro una sempre maggiore attenzione alla formazione continua delle risorse e alla socialità in quanto uno dei rischi è l’isolamento.

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