28 Settembre 2021
Risorse e rifiuti Sostenibilità

Rifiuti speciali: un miliardo di euro l’impatto della pandemia sul settore

WAS Strategy (WAS), think tank di Althesys, ha calcolato che l’emergenza sanitaria ed economica sta avendo impatti pesanti in termine di gestione dei rifiuti, mettendo in evidenza le carenze impiantistiche e la necessità di ripensare il sistema.

Waste Strategy (WAS) il think tank dedicato all’analisi della filiera produzione-consumo del waste management e del riciclo di Althesys, società professionale indipendente specializzata nella consulenza strategica nei settori chiave di ambiente, energia, infrastrutture e utilities, con un Comunicato appena diffuso (14 gennaio 2021) informa che l’emergenza economica e sanitaria indotta dalla pandemia ha provocato la perdita di un miliardo di euro sul settore dei rifiuti speciali.

Althesys ha provato a fare una prima stima, partendo dai settori indicati dal DPCM del 25 marzo 2020 (che modifica l’elenco dei codici ATECO dell’Allegato 1 del DPCM del 22 marzo 2020) e distinguendo tra quelli soggetti a restrizioni diverse. Ipotizzando che nel complesso si perdano due mesi lavorativi tra fermo e ripartenza, si avrebbero tra i 4,2 e i 4,8 milioni di tonnellate di rifiuti speciali in meno solo nelle tre regioni più colpite: Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Con una stima grossolana, i due mesi di fermo delle attività ritenute “non essenziali”, avrebbero comportato, appunto, per le imprese che gestiscono gli speciali una perdita di fatturato intorno al miliardo di euro

Partendo dai settori indicati dal DPCM del 25 marzo 2020, che ha modificato l’elenco dei codici ATECO dell’Allegato 1 del DPCM del 22 marzo 2020, e distinguendo tra quelli soggetti a restrizioni diverse, gli economisti di Althesys ipotizzano che si siano persi, nel complesso, due mesi lavorativi tra fermo e ripartenza, con un calo compreso tra i 4,2 e i 4,8 milioni di tonnellate di rifiuti speciali solo nelle tre regioni più colpite: Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

Il settore in Italia, come è noto, presenta diverse fragilità e la domanda è: quante imprese potranno sostenere questo crollo?

Di segno opposto, ovviamente, l’andamento dei rifiuti sanitari, nicchia di mercato assai più piccola e redditizia, che l’improvvisa e imprevedibile impennata dei volumi da gestire sta tuttora mettendo a dura prova. Le complessità italiane, che da troppo tempo frenano la costruzione di impianti, rischiano di diventare drammatiche in un comparto dove la termovalorizzazione è necessaria per ovviare ragioni di sicurezza sanitaria.

Nemmeno i rifiuti urbani sono al riparo dagli effetti della pandemia, dato che per la produzione è previsto un calo, conseguente alla contrazione dei consumi: Ipotizzando una riduzione del PIL nazionale tra il 6% e 8% su base annua, la produzione di RU potrebbe perdere fino a 2 milioni e mezzo di tonnellate. Il blocco e il rallentamento di alcune attività industriali rende sempre più necessaria la riorganizzazione del servizio di gestione dei rifiuti urbani e della filiera a valle, onde evitare la sospensione della differenziata. Se infatti la raccolta dei rifiuti prosegue, non accade lo stesso per altre parti della filiera, quali selezione e riciclo. La chiusura di alcuni settori che trattano o impiegano materiali recuperati, come ad esempio alcune plastiche, e la sospensione delle esportazioni (destinazione di quote importanti di materie prime seconde) stanno di fatto bloccando gli sbocchi dei materiali raccolti. Gli stoccaggi si stanno saturando velocemente ed è quindi necessario autorizzarne l’aumento, come ha recentemente disposto l’Emilia-Romagna e altre Regioni successivamente.

La crisi impatta anche sulla tariffa rifiuti, già oggetto di proroghe. La ristorazione è certamente il settore più penalizzato dal blocco n. delle attività e le misure, seppur apprezzabili, introdotte dall’Authority (ARERA) con la Delibera n. 102/2020 al fine di raccogliere dati e informazioni per rivedere il sistema tariffario nell’ambito dell’adozione di una serie di provvedimenti per contrastare gli attuali difficili frangenti, rischiano di non essere sufficienti.

Il paradosso è poi l’onere che rischia di colpire esercizi chiusi che si trovano comunque a pagare per rifiuti non prodotti. Peraltro, il calo di queste attività ridurrà solo parzialmente gli oneri dei gestori, data la struttura di costi fissi e la necessità di assicurare la continuità del servizio.

Trovare la quadra tra ridurre i ricavi delle imprese di waste management e non penalizzare gli utenti non è però facile e probabilmente sarà necessario un intervento normativo, oltre che regolatorio, ad hoc.

Il WAS Report 2020, riferito ai dati del 2019 e presentato lo scorso dicembre, aveva evidenziato come il settore della gestione dei rifiuti e del riciclo del valore di circa 12 miliardi di euro, con un aumento sia dei rifiuti gestiti (+6,4%) che degli investimenti (+4,1%), rispetto al 2018, stesse vivendo una fase di grande trasformazione con al centro l’innovazione e la convergenza settoriale.

La ricostruzione post-Covid da una situazione drammatica senza precedenti dovrà anche ripensare alcuni aspetti del nostro sistema di waste management – ha sottolineato l’economista Alessandro Marangoni, a capo del think tank e Ceo di Althesys –. Paradossalmente, la crisi indotta dalla pandemia potrà essere un’opportunità per affrontare con determinazione le debolezze del nostro Paese nei rifiuti: carenze di infrastrutture, burocrazia, indecisionismo politico, apatia (o peggio ostilità) sociale”.

Forse è anche un’occasione per avere un po’ più di consapevolezza da parte di tutti della vicinanza tra economia circolare ed economia reale!

 

Articoli simili

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.