6 Ottobre 2022
Cambiamenti climatici Salute

Salute a rischio: l’impatto del cambiamento climatico in Italia

Il Dossier “Il cambiamento climatico in Italia: l’impatto sulla salute umana e i processi di adattamento” realizzato da Italian Institute for Planetary Health (IIPH), sottolinea come l’impatto del global warming sia fortemente dannoso per la salute e il benessere umano. e l’Italia, nel contesto europeo, sta pagando il prezzo più alto.

Lo Studio “Il cambiamento climatico in Italia: l’impatto sulla salute umana e i processi di adattamento. Lo scenario italiano alla luce del documento ‘Climate Change Is A Health Crisis’-Health Messages From The IPCC Sixth Assessment Report”, realizzato dall’Italian Institute for Planetary Health (IIPH), nato dalla collaborazione tra l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS e l’Università Cattolica del Sacro Cuore, con la partecipazione di VIHTALI srl, spin-off di quest’ultima, che ha come mission la protezione della salute umana, salvaguardando quella del Pianeta, è stato presentato online il 22 luglio 2022 da Chiara Cadeddu, Docente di Igiene e Medicina preventiva All’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e  Coordinatrice scientifica dell’IIPH, Walter Ricciardi, Professore ordinario d’Igiene e Medicina Preventiva presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, e Giuseppe Remuzzi, Direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri IRCCS.

 Lo Studio, il cui obiettivo è di descrivere e sintetizzare la situazione italiana al fine di fornire una risorsa utile per gli operatori sanitari, i professionisti e i decision maker interessati e attivi sulle tematiche del cambiamento climatico e della salute, arriva nel pieno di una situazione di grave emergenza tra ondate di calore estremo, prolungata siccità, con conseguenti crisi idricarischi di incendi di vaste proporzioni. Si tratta di dati che, per gli esperti di sanità, rappresentano un campanello d’allarme rispetto all’impatto, troppo spesso sottovalutato, del cambiamento climatico sulla salute delle persone.

Nel 2021, l’Italia è stato il primo paese in Europa e il secondo paese al mondo per numero di incendi registrati, 1422, per un totale di 160.000 ettari di superficie bruciati: si tratta del numero più alto registrato nell’ultimo decennio – ha sottolineato Cadeddu – Ma ci aspettiamo dati peggiori anche per quest’anno”.

Gli ultimi dati forniti dai vigili del fuoco indicano che dal 15 giugno al 21 luglio 2022 sono stati 32.921 gli interventi effettuati dai vigili del fuoco per incendi boschivi e di vegetazione in genere, Il maggior numero di incendi si registra in Sicilia, dove i vigili del fuoco hanno effettuato 6.534 interventi. Le altre regioni maggiormente colpite dagli incendi sono state la Puglia (5.134), il Lazio (4.799), la Calabria (3.195), la Campania (2.730) e la Toscana (1.529).

Le temperature estreme raggiunte quest’anno potrebbero provocare un eccesso di mortalità dovuto al caldo, come avvenuto già durante l’estate del 2003 – ha affermato Cadeddu – Occorre costruire un sistema salute resiliente, implementando meccanismi di allerta e di risposta rapida e assicurando la disponibilità di risorse adeguate, con una governance dell’adattamento che sia coordinata a più livelli, in modo da creare sinergie tra il livello locale, regionale e nazionale”.

Nel 2020 l’Italia ha segnato uno degli incrementi di temperatura maggiori in Europa, con +1,54 °C rispetto alla media del 1961-1990 e continua a surriscaldarsi più velocemente della media globale. L’entità della riduzione delle precipitazioni risulta dell’ordine del 5% per secolo, dovuta principalmente alla riduzione delle precipitazioni durante la primavera, vicina al 10% per secolo.

Le ondate di calore possono avere gravi implicazioni per la salute: dalla disidratazione ad episodi di ischemia, alla diminuzione del benessere mentale, all’aggravamento delle condizioni di salute di persone con patologie croniche preesistenti, fino alla morte.

Le temperature estreme raggiunte quest’anno potrebbero provocare un eccesso di mortalità dovuto al caldo, come avvenuto già durante l’estate del 2003 – ha aggiunto Cadeddu – Occorre costruire un sistema salute resiliente, implementando meccanismi di allerta e di risposta rapida e assicurando la disponibilità di risorse adeguate, con una governance dell’adattamento che sia coordinata a più livelli, in modo da creare sinergie tra il livello locale, regionale e nazionale”.

Le risorse idriche complessive tenderanno a diminuire nei prossimi decenni a causa della riduzione delle precipitazioni e dell’aumento della evapotraspirazione e dei prelievi idrici. La situazione risulterà più critica nel sud Italia, dove già sussistono condizioni di stress idrico, con profonde implicazioni su agricoltura, turismo, salute, produzione industriale e urbanizzazione.

Il Rapporto delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, pubblicato due mesi fa, è stato silenziato – ha sottolineato Ricciardi – In Italia non ha avuto alcun ascolto, eppure è strano, lo stiamo vedendo in questi giorni, perché il nostro è uno dei Paesi più colpiti dal cambiamento climatico e forse quello che necessita di più di interventi urgenti. È il Paese che sta vivendo più ondate di calore e l’insorgenza di nuove malattie infettive da vettori, sono già 3 i morti per West Nile Fever, una malattia trasmessa dalle zanzare, che stanno ritornando a infestare parti importanti del nostro territorio. È importante combattere questo cambiamento climatico, abbiamo le soluzioni ma vengono largamente ignorate, anche perché questo ha un impatto enorme sulla salute mentale della popolazione e sul benessere”.

Il cambiamento climatico impatta anche sulla salute mentale e sul benessere in maniera complessa e variegata: ansia, depressione, disturbo post-traumatico da stress, suicidio, abuso di sostanze e problemi del sonno. Lo spettro di gravità può variare da sintomi lievi alla necessità di ricovero ospedaliero. I bambini di oggi crescono affrontando diversi rischi che vanno da eventi meteorologici gravi, temperature estreme, proliferazione di aeroallergeni, diffusione di microbi, riduzione di strutture ricreative, ansie croniche per il futuro e rischi per la salute connessi a migrazioni forzate. È noto che il cambiamento climatico e i correlati disastri ambientali che ne derivano possono causare migrazioni e spostamenti di popolazioni residenti nelle aree colpite. Se attualmente il fenomeno colpisce prevalentemente i Paesi più poveri, nessun Paese può ritenersi immune e nel medio e breve periodo può interessare aree del nostro Paese, per l’innalzamento del livello del mare e per la desertificazione.

La riduzione delle emissioni di carbonio garantisce benefici comuni anche per la salute umana e animale. Puntare su fonti rinnovabili di energia è il primo modo per tagliare la CO2, ma anche passare a sistemi alimentari sostenibili, soprattutto nei Paesi ad alto reddito contribuisce a ridurre sostanzialmente a ridurre le emissioni.

Quello del cambiamento climatico è un tema che tocca da vicino anche le abitudini alimentari dei cittadini ha sottolineato Remuzzi – I comportamenti individuali sono importanti, il cibo è importante. Pensate che mangiare bene fa risparmiare molti morti. Tenete conto che cattive scelte alimentari fanno più morti che tabacco, droga, alcol e cattive abitudini sessuali messe insieme. Un lavoro del Lancet di un paio d’anni fa faceva vedere l’impatto di ciascuna singola scelta alimentare sulla salute del pianeta. È un lavoro straordinario che fa vedere quanto è importante ciò che noi mangiamo ogni giorno sulla generazione di CO2, sul consumo di suolo e di energia, sul benessere degli altri abitanti della Terra. Siamo tutti nella stessa condizione, è molto importante realizzarlo. Il contributo che noi possiamo portare, dal punto di vista degli studi sull’alimentazione corretta, alla salute del pianeta, arriva al 25%”.

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