27 Maggio 2022
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IPCC-WG III: l’umanità ha 3 anni per arrestare il riscaldamento globale

L’attesa presentazione del Rapporto dell’IPCC-WG III sulle opzioni di mitigazione che possono essere intraprese per limitare il riscaldamento globale ha subìto un ritardo, per divergenze con i rappresentanti dei Governi, sulla formulazione del documento che sottolinea, tra l’altro, l’esigenza di abbandonare il prima possibile i combustibili fossili se si vuole cogliere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi.

La finestra per evitare il riscaldamento superiore a 1,5 °C si sta chiudendo inesorabilmente, ma con le tecnologie convenienti disponibili in ogni settore è ancora possibile ridurre drasticamente in questo decennio le emissioni e rimanere nella traiettoria per l’obiettivo previsto dall’Accordo di Parigi.

È questo il messaggio che lanciano gli scienziati che fanno parte del Gruppo di Lavoro III dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) del RapportoClimate Change 2022: Mitigation of Climate Change”, che costituisce il contributo più aggiornato e accurato sui progressi della conoscenza, sulle soluzioni disponibili e sulle azioni da intraprendere per limitare le emissioni globali di gas climalteranti.

La presentazione del Rapporto è avvenuta nel corso di una Conferenza stampa oggi (4 aprile 2022), in ritardo rispetto ai tempi previsti, probabilmente a causa di controversie insorte all’ultimo minuto con i rappresentanti dei Governi sull’esatta formulazione del Documento che doveva essere approvato anche da loro.

Il Rapporto, frutto del lavoro del WG III dell’IPCC, costituisce la terza parte del VI Rapporto di Valutazione (AR6) la cui pubblicazione conclusiva è prevista per il prossimo autunno, prima dello svolgimento della COP27 in Egitto. Le altri parti sono state pubblicate il 9 agosto 2021 (Le basi scientifiche dei cambiamenti climatici) e il 28 febbraio 2022 (Impatti, adattamento e vulnerabilità), ed è il più controverso dal momento che esamina e propone le politiche, i meccanismi finanziari e le tecnologie che gli scienziati del clima ritengono necessari per contrastare efficacemente il riscaldamento globale e gli scenari catastrofici correlati.

Se il messaggio conclusivo è incoraggiante, tuttavia il rapporto evidenzia anche l’enorme portata della sfida per passare da una situazione in cui le emissioni globali sono attualmente ancora in aumento a uno scenario in cui le emissioni devono quasi dimezzarsi al 2030 e raggiungere il piccolo al 2025.

Siamo a un bivio – ha sintetizzato il Presidente dell’IPCC, Hoesung LeeLe decisioni che prendiamo ora possono garantire un futuro vivibile. Abbiamo gli strumenti e il know-how necessari per limitare il riscaldamento“.

C’è poi da tener presente che l’analisi dei dati per la stesura del Rapporto avevano come termine ultimo l’autunno scorso e non tiene conto delle ripercussioni delle recenti sanzioni inflitte alla Russia a seguito della guerra in Ucraina.

I principali messaggi del Rapporto

Picco delle emissioni
– Non riuscire a ridurre drasticamente le emissioni di gas serra oltre gli impegni nazionali (NDCs) prima del 2030 metterebbe il mondo fuori della portata di raggiungere l’obiettivo di 1,5 °C.
– Le attuali politiche di riduzione del carbonio taglierebbe solo leggermente le emissioni entro il 2050, portando a un riscaldamento globale di 3,2 °C entro la fine del secolo.
– Anche un limite di 2 °C diventerebbe estremamente impegnativo: le emissioni annuali dovrebbero diminuire di 1,5 miliardi di GtCO2-eq. ogni anno dal 2030 al 2050, all’incirca la stessa diminuzione annuale del 2020, quando il blocco correlato alla pandemia di Covid-19 ha paralizzato il mondo economico.
– Per mantenere le temperature globali al di sotto di 1,5°C, 2°C o addirittura 2,5°C, le emissioni devono raggiungere il picco prima del 2025. Ma nel 2021 le emissioni sono tornate a registrare livelli pre-pandemia di oltre 40 miliardi di GtCO2.
– Ai livelli di emissioni del 2019, il budget del carbonio della Terra per avere due possibilità su tre di rimanere al di sotto della soglia di 1,5°C si esaurirebbe entro 8 anni. 

Abbandonare l’energia da combustibili fossili
Se le attuali infrastrutture energetiche del petrolio, del gas e del carbone dovessero funzionare senza sequestrare le emissioni per la durata prevista, sarebbe impossibile limitare il riscaldamento globale a 1,5°C.
– Limitare l’aumento della temperatura globale a 2 °C significherebbe che il 30% del petrolio, il 50% del gas e l’80% delle riserve di carbone non possono essere bruciati, a meno che la tecnologia non venga utilizzata per catturare e immagazzinare la CO2 rilasciata.
– L’eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili potrebbe ridurre le emissioni fino al 10% entro il 2030, liberando al contempo denaro per la costruzione di trasporti pubblici a basse emissioni di carbonio e altri servizi pubblici.

Passare all’energia pulita
– Entro il 2050, il mondo deve operare una trasformazione sistemica dell’economia per renderla net-zero in cui quasi tutta l’energia, non solo l’elettricità, proviene da fonti non inquinanti per mantenere in gioco gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
– Dal 2015 al 2019, la capacità dell’energia eolica globale è cresciuta del 70% e quella del solare fotovoltaico è aumentata del 170%, ma nel 2019 eolico e solare insieme rappresentavano solo l’8% della produzione totale di elettricità.
– Le tecnologie di generazione di elettricità a basse e zero emissioni di carbonio, tra cui l’energia nucleare e quella idroelettrica, hanno prodotto il 37% dell’elettricità globale. Il resto proveniva dai combustibili fossili, in particolare dal carbone.

Ridurre la domanda di energia 
– Sul lato della domanda, le strategie basate su biocarburanti, veicoli elettrici, mobilità senza auto, telelavoro, edifici a prova di clima, maggiore efficienza energetica, meno voli a lungo raggio, nell’insieme potrebbero ridurre le emissioni di CO2 del 40-70% entro il 2050.
– A livello globale, le famiglie con un reddito nel 10% più ricco contribuiscono fino al 45% delle emissioni totali di gas serra.

Arrestare il metano
Il potente gas serra metano – 21 volte più potente della CO2 in un arco di tempo di 100 anni – rappresenta quasi il 20% del riscaldamento globale. 
– Un terzo di quello emesso nel 2019 proveniva da perdite durante le fasi di erstrazione, lavorazione e trasporto dei combustibili fossili. Anche il bestiame (mucche e pecore) e le discariche emettono il metano. Ci sono poi anche fonti naturali di emissioni del metano.
– Per limitare il riscaldamento a 1,5 °C o addirittura a 2 °C, le emissioni di metano, in costante aumento, dovranno diminuire del 50% entro il 2050 rispetto ai livelli del 2019.  

Aspirare CO2 dall’atmosfera
– Anche in scenari di emissioni ottimistiche, entro il 2050 dovranno essere estratti dall’atmosfera diversi miliardi di tonnellate di CO2 e un totale accumulato di centinaia di miliardi di tonnellate entro il 2100. 
– Le strategie che vanno dalla piantumazione di alberi alle macchine che estraggono chimicamente CO2 dall’aria compenseranno settori dell’economia che molto probabilmente non saranno in grado di decarbonizzare entro il 2050 come l’aviazione, la navigazione e il cemento.
– Se il riscaldamento globale superasse gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, sarebbe necessaria anche la rimozione della CO2 dall’atmosfera per abbassare la temperatura della superficie terrestre.

Investimenti
– Limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C richiederà un investimento di circa 2,3 trilioni di dollari all’anno nel settore elettrico dal 2023 al 2052. Se l’obiettivo è 2 °C, la cifra scende a 1,7 trilioni di dollari.
– Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), nel 2021 sono stati spesi circa 750 miliardi di dollari in tecnologie ed efficienza energetica pulita in tutto il mondo, ma nel complesso sono del tutto inadeguati.
– Le nazioni ricche stanno spendendo da due a cinque volte meno del necessario. Il disavanzo è da quattro a otto volte inferiore ai 1,6 trilioni – 3,2 trilioni di dollari all’anno necessari nei Ppaesi in via di sviluppo ed emergenti.
– I “percorsi” di riduzione delle emissioni che potrebbero limitare il riscaldamento a 2 °C vedrebbero un calo del PIL globale dall’1,3% al 2,7% nel 2050, rispetto a una continuazione delle politiche attuali. Limitare il riscaldamento a 1,5°C farebbe scendere il PIL dal 2,6% al 4,2%.

L’inazione costa di più
Le stime sul PIL, tuttavia, non tengono conto del vantaggio economico degli impatti climatici evitati, che vanno dai disastri meteorologici estremi al collasso dell’ecosistema fino alla riduzione dell’approvvigionamento alimentare.
– I vantaggi dei percorsi che potrebbero limitare il riscaldamento a 2 °C superano i costi di mitigazione nel 21° secolo.  
– I vantaggi economici della riduzione dell’inquinamento atmosferico, che provoca circa sette milioni di morti premature ogni anno, sarebbero dello “stesso ordine di grandezza” dei costi della riduzione delle emissioni e, potenzialmente, anche maggiori.
– Fornire un accesso universale ai moderni servizi energetici, aumentando le emissioni globali di gas serra solo di pochi punti percentuali, porterebbe anche enormi miglioramenti della qualità della vita.

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