Energia Fonti rinnovabili Piemonte

Riscaldamento a legna: errori di conduzione degli impianti ed emissioni

La responsabilità dell’utente e il corretto utilizzo degli impianti di riscaldamento a legna giocano un ruolo fondamentale nella riduzione delle emissioni di polveri sottili e di fumi provenienti dalla combustione.

L’AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali) ha messo online la ricerca sui principali errori che si commettono nel far funzionare gli impianti a legna del Centro di tecnologia e promozione (TFZ) del Centro di competenza per le risorse rinnovabili (TFZ – Technologie-und Förderzentrum für Nachwachsende Rohstoffe) di Straubing (Germania), pubblicata sull’ultimo numero della Rivista AgriForEnergy, a firma di Hans Hartmann, a capo del Dipartimento Combustibili Solidi Biogenici e Robert Mack del Dipartimento Biocombustibili solidi del TFZ, un Centro considerato un’eccellenza in Germania nel settore delle energie rinnovabili da biomasse, e tradotto dal Direttore tecnico di AIEL, Valter Francescato,  

Per trasmettere efficacemente agli utenti finali l’effetto di questi errori, sono stati realizzati dagli autori dei video-tutorial tradotti in italiano da AIEL grazie al supporto di LENO (Legno Energia Nord Ovest), il Progetto pilota per la valorizzazione della filiera legno-energia in Piemonte e nelle aree limitrofe, il cui obiettivo è innescare un mutamento d’approccio agli usi energetici delle biomasse, riportando parte del valore economico dall’energia alle foreste, ovvero da dove si produce reddito a dove si produce ambiente.

Gli scienziati del TFZ hanno considerato una serie di diverse opzioni operative e di errori reali commessi dagli utenti nella quotidianità di utilizzo di stufe per il riscaldamento domestico. 

Ingresso aria sempre aperto (video)
Il primo errore più comune consiste nel lasciare aperta l’immissione di aria comburente primaria nel braciere. Questa dimenticanza provoca infatti un consistente aumento delle emissioni nocive, il consiglio di AIEL è quindi quello di seguire sempre le indicazioni del costruttore riportate nel manuale di istruzioni.
Come si può osservare chiaramente nel video dimostrativo, l’adduzione continua di aria all’impianto aumenta l’emissione di carbonio organico – e dei conseguenti fumi maleodoranti – di circa 6 volte, mentre il livello delle polveri prodotte aumenta di 6,5 volte. Non da ultimo questo comportamento scorretto provoca un aumento della temperatura dei gas di scarico e la riduzione del rendimento.

Ricarica ritardata della legna (video)
Un’altra causa di emissioni esagerate è l’errato momento di ricarica della legna. Quando la nuova legna viene aggiunta ad un letto di braci troppo basso, che a fatica riesce ad accendere la nuova materia prima, si allunga il periodo di accensione e avviene una concentrazione più intensa di sostanze nocive. Il team di ricerca del TFZ ha confermato che l’introduzione di nuova legna che avviene in ritardo rispetto all’estinzione della fiamma causa un aumento di 5,2 volte le emissioni di carbonio organico e di 4 volte quella delle polveri.  

Utilizzo di legna umida (video)
Il terzo errore più comune è piuttosto conosciuto, ma non per questo meno commesso. Sono molti infatti i conduttori di impianti a biomassa che utilizzano legna troppo umida, legna che assorbe calore utile dal processo di combustione per poter vaporizzare l’acqua contenuta, aumentando al contempo il volume dei gas di scarico prodotti.
 
L’AIEL ricorda che la legna da ardere, per offrire massima efficienza dovrebbe avere un tasso di umidità compreso tra il 12% e il 20%; al di sotto del 10% la legna ‘troppo secca’ provoca una combustione troppo intensa ed una parziale carenza d’aria, mentre una legna con tasso di umidità del 29% fa aumentare di 4,8 volte le emissioni di Carbonio organico e di 4,3 volte le emissioni di polveri rispetto a quanto viene prodotto dalla legna ben stagionata.  

Camera di combustione sovralimentata (video)
Aggiungere una quantità eccessiva di legna da ardere alla camera di combustione ha effetti meno negativi sulla produzione di emissioni inquinanti rispetto agli altri errori individuati dallo studio, tuttavia i ricercatori hanno analizzato le conseguenze provocate quando un apparecchio viene caricato con il 70% in più della quantità di materia combustibile raccomandata. Sono stati rilevati aumenti nella produzione di carbonio organico pari a 2,7 volte quelle prodotte con una conduzione ottimale, mentre le polveri prodotte solo 1,3 volte in più.

Metodo negligente di accensione (video)
Dall’analisi della ricerca risulta piuttosto chiaro che risulta particolarmente negativa in termini di emissioni l’accensione “a freddo” dei generatori di calore a legna.  Lo studio ha dimostrato che, fatte salve diverse istruzioni da parte della casa produttrice, la metodologia più adeguata per l’accensione della stufa è quella dall’alto, come viene mostrato nel video. Un’accensione diligente, che prevede l’utilizzo di accendifuoco, legnetti di piccola dimensione e ciocchi di legna ben impilati ed ordinati produce molte meno emissioni nocive rispetto ad un’accensione scorretta effettuata con pezzi di giornale e legna posizionata alla rinfusa. Praticare un’accensione diligente permette di ridurre 4,6 volte il carbonio organico e di 1,8 volte le polveri.

Insomma più che la stufa a legna a causare il maggior impatto sulle emissioni è lo stesso utente. 

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