Circular economy

Rifiuti tessili: il reale destino nell’economia circolare

Il Rapporto “Sorting for Circularity. Project Rewear” di Fashion for Good e Circle Economy offre un quadro esaustivo sul sistema globale del riciclo dei rifiuti tessili, sui suoi punti di forza, sulle sue criticità e su cosa sarebbe realmente necessario per migliorarlo.

La produzione e il consumo globale di tessuti sono raddoppiati negli ultimi 15 anni, mentre il numero di volte in cui un capo viene indossato si è ridotto del 40%, arrivando a una media di sole sette volte prima di essere gettato via.Nell’UE, la quantità di tessuti usati esportati è triplicata negli ultimi due decenni, come ha rilevato unbriefingdell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), passando da poco più di 550.000 tonnellate nel 2000 a quasi1,7 milioni di tonnellatenel 2019, e il lorodestino è altamente incerto. Molti di questi capi ricevono la dicitura “idonei al riutilizzo” e vengonosuccessivamente venduti a negozi dell’usato in tutta Europa o a mercati di esportazione come Africa o Asia. Tuttavia, a causa dell’enorme volume di questi tessuti esportati e della scarsa conoscenza della domanda e dei criteri di rivendita nel settore,molti finiscono inevitabilmente nei flussi di rifiuti, nelle discariche o nell’incenerimento

Con l’avvicinarsi di modifiche legislative nell’UE, tra cui i sistemi di responsabilità estesa del produttore (EPR) che impongono larendicontazione dei capi immessi sul mercatoe ilRegolamento sulle spedizioni di rifiuti che impone restrizioni più severe alle esportazioni tessili al di fuori dei confini dell’UE, il volume dei tessuti raccolti ed esportati continuerà ad aumentare, sottolineando l’urgenza di soluzioni complete.

Per affrontare la sfida della selezione dei tessuti riutilizzabili, al fine di comprenderne meglio il potenziale di rivendita e la domanda nel mercato dell’usato,Fashion for Good, piattaforma globale e hub di innovazione il cui obiettivo è la trasformazione dell’industria della moda per renderla sostenibile, circolare e rigenerativa,eCircle Economy, organizzazione internazionale di oltre 60 esperti con competenze in dati, digitale, ecologia industriale, sociologia ed economia, che mira a guidare una transizione circolare che offra benefici ambientali, economici e sociali,  hanno pubblicato il 12 maggio 2026 ilRapportoSorting for Circularity. Project Rewear”.

Nel gennaio 2024 era stato lanciato ilProgetto Rewear, iniziativa di 18 mesi attuata in collaborazione con i brand partneradidas,Inditex,Levi Strauss & Co. eZalandoper migliorare la selezione dei tessuti riutilizzabili, i cui obiettivi erano:
scoprire le possibilità di automatizzazione dei processi di smistamento per i tessuti riutilizzabili;
sviluppare un framework per soluzioni scalabili;
fornire informazioni basate sui dati per orientare le azioni del settore e delle istituzioni governative.

Sebbene l’attuale tecnologia a infrarossi vicini(NIR) sia in grado di determinare la composizione di un capo d’abbigliamento,la valutazione della sua riutilizzabilità è in gran parte manuale. Il Progetto si è concentrato sulla sperimentazione di tecnologie di smistamento automatizzato che utilizzano l’apprendimento automatico (ML) e l’intelligenza artificiale (IA) per raccogliere informazioni sui prodotti, come colore, stile, tipologia di capo e qualità. Ciò consentirebbe agli addetti allo smistamento e ai marchi di prendere decisioni migliori e di smistare in modo efficiente in base ai dati di prodotto e ai criteri derivanti dai requisiti dei mercati di rivendita locali, europei e di esportazione, ottimizzando così il flusso dei tessuti per massimizzarne il valore. 

Per garantire accuratezza e rappresentatività nella raccolta dei dati sui flussi tessili all’interno dell’UE e nei mercati di esportazione, il progetto si è concentrato su specifiche regioni geografiche:Lituania(Nordica/Baltica),Paesi Bassi(Occidentali),Polonia(Centro-Orientale) eSpagna(Europa meridionale).

I risultati sono inseriti appunto nel Rapporto che è corredato daun’analisi di fattibilità e da una tabella di marcia per l’implementazione, al fine di orientare le decisioni di investimento in infrastrutture, modelli di business circolari (CBM) e centri di riparazione

Risultati del progetto

L’attrattiva prevale sulla qualità fisica. Sebbene il 37% dei capi analizzati in Europa non presentasse danni e il 41% avesse solo lievi difetti, le condizioni fisiche non sono il fattore principale che determina il valore di rivendita. Ilvalore è invece dettato da percezioni soggettive, in particolare dalle tendenze della moda e dai marchi associati al capo.

Economia della riparazione e del riutilizzo. La preparazione al riutilizzo (pulizia, rimozione del pilling e riparazione) rimaneun’attività marginale perché i costi spesso superano i potenziali profitti. Nel progetto pilota europeo,solo 18 articoli su 164 hanno raggiunto un margine positivo dopo la riparazione. La riparazione è attualmenteeconomicamente sostenibile solo per categorie di alto valore come capispalla e denim; per la moda veloce a basso valore, la “pressione al ribasso” esercitata dainuovi abiti economici rende gli interventi di economia circolare finanziariamente non fattibili.   

Il riuso non può risolvere da solo le sfide ambientali. Una conclusione fondamentale è chel’espansione dei modelli di business del rewear non produrrà un impatto sufficiente se il settore non sostituirà contemporaneamente la nuova produzione di abbigliamento. Senza misure a monte per rallentare il modello “prendi-produci-getta”, ilriuso rischia di diventare un mercato parallelo che coesiste con, anziché contrastare, lo sfruttamento ambientale.

L’opacità tra “rifiuti” e “prodotti” nel commercio globale. Esiste una notevole mancanza di trasparenza nella classificazione dei prodotti tessili durante l’esportazione. Gli articoli vengono spesso spediti con il codice HS 6309 (abbigliamento usato) per evitare normative più severe in materia di rifiuti, anche se di scarsa qualità o culturalmente inadeguate. Nel mercatodi Kantamanto, in Ghana, l’86,5% dei capi campionati da balle importate come “riutilizzabili” presentava in realtà qualche tipo di danno. Questotrasferisce il rischio finanziario e l’onere ambientale della gestione dei rifiuti dal Nord del mondo alle comunità riceventi.  

L’innovazione come leva di scalabilità. I progetti pilota sull’innovazione inseriti nel Rapporto hanno dimostrato che la tecnologia può migliorare ilbusiness case per Riuso: lo smistamento tramite AI può aumentare la produttività del 40% e spostare più materiali nelle categorie di alto valore “vintage” o “cream“, potenzialmenteaumentando il profitto per un’azienda di smistamento di medie dimensionida zero a 6,5 ​​milioni di euro.Strumenti digitali: piattaforme comeSave Your Wardrobepossono ridurre i tempi di consegna post-vendita da 21 giorni a 3 giorni, aiutando i marchi aintegrare la riparazione come servizio strategico fondamentale piuttosto che come un “accessorio” periferico di sostenibilità

Illustrazione delle categorie di qualità degli abiti usati, con i relativi prezzi e destinazioni, come descritto dai partner del progetto (centri di smistamento dell’UE) e la caratterizzazione dei danni riscontrati in un’analisi a campione. Le classi di qualità A, B e C sono state identificate sulla base dell’analisi di 8.280 capi di abbigliamento usati smaltiti in Europa (jeans, capispalla, abbigliamento sportivo, maglioni e t-shirt) di 2.660 marchi con 316 tipologie di danni distinti.
(Fonte: “Sorting for Circularity. Project Rewear”, 2026).

Sulla base delle risultanze, Fashion for Good e Circle Economy propongono di:
 1.Implementare il riutilizzo come obiettivo aziendale fondamentale:
i marchi dovrebbero integrare le strategie di riutilizzo nella loro strategia aziendale principale e trasformare il riutilizzo da progetti pilota marginali a modelli di business permanenti con team dedicati e obiettivi di fatturato specifici per i servizi di seconda mano e riparazione.  
– dare priorità alle strategie di riparazione per le categorie di prodotti con il maggiore ritorno economico, in particolare capispalla e denim. 

2.Politiche e incentivi finanziari:
– i responsabili politici dovrebbero introdurre tariffe EPR (Responsabilità Estesa del Produttore) eco-modulate che riflettano i costi effettivi di preparazione per il riutilizzo e scoraggino la produzione di tessuti “usa e getta” di bassa qualità;
– consentire finanziamenti transfrontalieri per istituire meccanismi a sostegno degli attori nei principali paesi di destinazione delle esportazioni, come Pakistan e Ghana, che attualmente sopportano un onere sproporzionato nella gestione dei rifiuti;
– aggiornando i modelli di rischio degli investimenti, gli istituti finanziari devono integrare i rischi legati alle risorse nella supervisione, riconoscendo il valore a lungo termine creato attraverso la durabilità e la conservazione dei materiali, piuttosto che la crescita basata sui volumi. 

3.Innovazione su larga scala attraverso la collaborazione, ad esempio, l’adozione di sistemi di smistamento basati sull’intelligenza artificiale (AI) ha aumentato la resa e la produttività, con l’obiettivo finale di incrementare la redditività del riutilizzo a livello nazionale.

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