9 Dicembre 2022
Sostenibilità

Riesame dell’attuazione delle politiche ambientali: la scheda Italia

La scheda informativa che riassume i progressi realizzati e le sfide restanti individuati per l’Italia nel terzo pacchetto di riesame dell’attuazione delle politiche ambientali (EIR) evidenzia che gestione dei rifiuti, superamento dei valore limite degli inquinanti atmosferici e la mancata designazione dei siti Natura 2000 per le aree marine, nonché la scarsa accessibilità alle informazioni ambientali e alla giustizia, sono ancora le principali difficoltà che il nostro Paese deve superare.   

La Commissione UE, insieme all’adozione l’8 settembre 2022 della Comunicazione EIR sullo stato di attuazione delle politiche ambientali da parte degli Stati membri, ha allegato le schede sulle carenze e sulle azioni necessarie per colmarle dei singoli Paesi, tra cui, ovviamente, quella dedicata all’Italia.

L’Italia è caratterizzata da un capitale naturale ricco e diversificato e un patrimonio urbano senza pari – vi si legge – L’alta densità demografica, soprattutto nel settentrione, comporta pressioni ambientali che hanno reso la tutela dell’ambiente una questione di crescente interesse pubblico. D’altra parte, il meridione risente del deficit nelle infrastrutture ambientali. Il successo della gestione delle sfide ambientali da parte della pubblica amministrazione italiana e l’erogazione di finanziamenti adeguati variano in modo significativo da una regione all’altra”.

Nei precedenti riesami (2016 e 2019), le sfide principali individuate per l’Italia sul fronte dell’attuazione della politica e del diritto dell’UE in materia ambientale erano:
migliorare la gestione dei rifiuti urbani, in particolare riducendo il conferimento in discarica e aumentando la raccolta differenziata dei rifiuti nelle regioni meridionali;
migliorare il trattamento delle acque reflue urbane effettuando investimenti nelle strutture adibite a tale scopo;
ridurre le emissioni di particolato (PM10 e PM2,5) e di biossido di azoto (NO2) riducendo la congestione del traffico e la combustione di biomassa;
designare i restanti siti marini Natura 2000 come zone speciali di conservazione (ZSC), stabilire e raggiungere gli obiettivi di conservazione specifici per sito e garantire che la rete sia gestita in modo efficace;
– migliorare l’efficienza con cui vengono impiegati i finanziamenti per l’ambiente.

Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni nella gestione dei rifiuti urbani, in particolare con l’aumento stabile e costante del riciclaggio e del compostaggio, il settore italiano dei rifiuti continua a presentare notevoli carenze, come si evince da diverse procedure di infrazione avviate nei confronti dell’Italia”.
Tra queste figurano la causa relativa alle discariche e il “caso Campania“, soggetti alle ammende comminate dalla Corte di giustizia dell’Unione europea. Servono interventi supplementari per garantire che lo smaltimento dei rifiuti in Italia avvenga nel rispetto del diritto dell’Unione. Il Piano per la ripresa e la resilienza (PNRR) prevede riforme importanti, con una Strategia nazionale per l’economia circolare e un Programma nazionale di gestione dei rifiuti (adottate con Decreti del MiTE lo scorso giugno), oltre a investimenti faro a sostegno del riciclaggio che dovrebbero migliorare l’attuazione sul campo delle norme ambientali.

Nell’ambito della rete Natura 2000 restano ancora da designare alcune zone speciali di conservazione marine. È inoltre necessario migliorare lo stato di conservazione degli habitat e delle specie di interesse dell’Unione, attuando pienamente la normativa Natura 2000, utilizzando i quadri regionali di azioni prioritarie per una migliore integrazione dei fondi UE e pianificando gli investimenti in modo più strategico. Nel PNRR non sono previsti fondi sufficienti a sostegno della biodiversità per finanziare queste esigenze; di conseguenza l’importo mancante deve essere compensato attingendo ad altri fondi UE e fonti nazionali.

L’Italia può contare da anni su pratiche avanzate in materia di capitale naturale, contabilità ambientale e indicatori di benessere, ora rafforzate grazie allo strumento di sostegno tecnico (SST) della Commissione UE e allo strumento inter pares EIR Peer 2 Peer. Per quanto concerne la qualità dell’aria, l’Italia ha compiuto progressi limitati nella riduzione delle emissioni complessive, nonostante gli accordi tra governo nazionale e amministrazioni regionali della Pianura Padana, il dialogo dell’UE sull’aria pulita tenutosi dal 3 al 5 giugno 2019 e un progetto integrato LIFE di alto profilo (PrepAIR). Nel 2020 sono proseguiti i considerevoli superamenti dei valori limite tanto per il PM10 quanto per l’NO2. Circa il 20 % del PNRR è destinato a misure dedicate all’energia e ai trasporti sostenibili che miglioreranno la qualità dell’aria. Si possono compiere progressi anche attraverso un maggior spostamento del carico fiscale dal lavoro verso le basi imponibili ambientali e di altra natura, compresa la graduale eliminazione dei sussidi dannosi per l’ambiente.

Per quanto riguarda la gestione delle risorse idriche italiane, si sono registrati progressi limitati nella riduzione del numero di agglomerati non conformi alla Direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane, con la conseguente imposizione di sanzioni pecuniarie da parte della Corte di giustizia dell’Unione europea. Per progredire sono necessari più investimenti. Occorre altresì risanare i punti critici nell’Italia settentrionale caratterizzati dall’alta concentrazione di nitrati, mentre nel Lazio bisogna migliorare la qualità dell’acqua potabile. Il PNRR sosterrà cospicui investimenti nella pianificazione dell’uso del suolo (per ridurre l’impermeabilizzazione del suolo), nel controllo delle alluvioni, nella riduzione delle perdite e nel trattamento delle acque reflue urbane. L’elevato consumo di acqua, in particolare nel settore agricolo, desta preoccupazioni nelle regioni meridionali. Inoltre lo stato di diversi descrittori marini risulta scadente o molto scadente.

I finanziamenti dell’UE continuano a fornire un importante sostegno per colmare le lacune nell’attuazione ambientale. L’Italia riceverà oltre 190 miliardi di euro in sovvenzioni e prestiti per attuare il suo PNRR (2021-2026) e 42 miliardi di euro dalla politica di coesione (2021-2027). Secondo le stime, i finanziamenti complessivi dell’Italia per investimenti a favore dell’ambiente nel periodo 2014-2020 sono stati pari allo 0,48 % del PIL annuo (meno della media UE dello 0,7 %); di questi, l’80 % proveniva da fonti nazionali. Nel complesso si stima che il fabbisogno di investimenti ambientali per il prossimo periodo raggiungerà almeno lo 0,67 % del PIL italiano annuo: si profila dunque una carenza di investimenti pari a oltre lo 0,19 % del PIL, da colmare concentrandosi sulle priorità nazionali di attuazione delle politiche ambientali.

L’Italia ha migliorato la sua capacità di assorbire fondi dell’UE per le misure ambientali, fatta eccezione per la Sicilia e la Calabria. L’importo totale delle sanzioni pecuniarie relative ai rifiuti e alle risorse idriche inflitte dalla Corte di giustizia dell’Unione europea dal 2015 ha superato i 620 milioni di euro.

Per quanto riguarda le informazioni ambientali, nella scheda si rileva che la Direttiva Inspire volta a creare un’infrastruttura europea dei dati territoriali e agevolare l’accesso del pubblico a tali informazioni, sta registrando ritardi di attuazione da parte dell’Italia.

Nel 2019 all’Italia era stata assegnata un’azione prioritaria riguardante il miglioramento dell’accesso ai dati e ai servizi territoriali tramite collegamenti più forti tra i portali Inspire del paese. L’Italia ha compiuto alcuni progressi nell’individuazione e nella documentazione dei dati, ma i livelli di attuazione sono limitati. Sono necessari ulteriori sforzi in merito a Inspire al fine di: rendere i dati più ampiamente accessibili; migliorare le condizioni per il riutilizzo dei dati; e dare priorità in sede di attuazione ai set di dati ambientali, in particolare a quelli individuati come set di dati territoriali di alto valore per l’attuazione della legislazione ambientale”.

Anche per l’accesso alla giustizia ambientale in Italia si riscontrano difficoltà nell’impugnare le decisioni relative a piani o programmi. Esiste un sistema di supervisione sistematica degli atti normativi giuridicamente vincolanti, ma è a difficilmente accessibile al pubblico e alle ONG, che possono solo fare segnalazioni agli organi o ai funzionari che hanno il diritto di avviare una procedura di supervisione straordinaria.

Nel 2019 l’Italia era stata destinataria di un’azione prioritaria che consisteva nell’informare meglio il pubblico riguardo ai diritti di accesso alla giustizia, in particolare in relazione alla natura e all’inquinamento atmosferico. A questo proposito l’Italia ha compiuto progressi limitati”.

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