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Resistenza Antimicrobica (AMR): in Italia un terzo dei decessi in UE

In occasione della Giornata europea di consapevolezza degli antibiotici EAAD (18 novembre 2024) il Centro Europeo per la Prevenzione e il controllo delle Malattie (ECDC) ha pubblicato un Rapporto da cui si evince che ogni anno 35.000 decessi sono causati da resistenza antimicrobica (AMR) e di questi, come rileva l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) nel suo Dossier contestualmente diffuso, sono italiani.

Tra il 2019 e il 2023, il consumo di antibiotici nell’UE è aumentato dell’1%, allontanandosi ulteriormente dall’obiettivo del 2030 di una riduzione del 20% raccomandato dal Consiglio dell’UE per contrastare la grave minaccia rappresentata dalla resistenza antimicrobica.

Ad evidenziarlo è ilRapporto sulla resistenza antimicrobica nell’UE e nei Paesi SEEche il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) ha pubblicato il 18 novembre 2024,Giornata Europea di consapevolezza degli Antibiotici(European Antibiotic Awareness Day – EAAD), iniziativa e coordinata appunto dall’ECDC, che apre laSettimana mondiale di consapevolezza sugli antimicrobici(WAAW), promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO). In entrambi i casi, anche se gli antibiotici sono inclusi negli antimicrobici, l’obiettivo è di sensibilizzare la popolazione sul loro corretto uso dei farmaci esulle gravi conseguenze di un loro abuso.

La resistenza antimicrobica(AMR), costituisce un problema serio, sia a livello mondiale che dell’UE, con organismi batterici che non rispondono ai trattamenti farmacologici ai quali erano originariamente sensibili. Pur essendo un fenomeno presente naturalmente, sta aumentando in modo massiccio dal momento che l’uso di antibiotici a fini umani è in aumento, anche se negli ultimi anni si è registrato un rallentamento, come quello adoperato per bestiame.

“Per raggiungere gli obiettivi dell’UE entro il 2030 è necessaria una risposta unita e urgente in tutta l’UE per impedire che l’AMR comprometta l’assistenza sanitaria– ha affermato la Dott.ssaPamela Rendi-Wagner, Direttrice dell’ECDC –Questa risposta è fondamentale per proteggere i pazienti e sostenere l’efficacia degli antibiotici per le generazioni future“. 

Sebbene nello 2023 si siano verificate significative riduzioni delle infezioni del flusso sanguigno daStaphylococcus aureusresistente allameticillina, la situazione in altre aree critiche, come le infezioni del flusso sanguigno daKlebsiella pneumoniaeresistente ai carbapenemi, è peggiorata, con unaumento dell’incidenza di quasi il 60% tra il 2019 e il 2023. Ciò rappresenta una minaccia crescente, in particolare per i pazienti negli ospedali di tutta l’UE, perché rimangono pochissime opzioni terapeutiche disponibili per curare i pazienti infetti daK. pneumoniae. 

L’impatto sulla salutedelle infezioni resistenti agli antibiotici èparagonabile a quello dell’influenza, della tubercolosi e dell’HIV/AIDS messi insieme. Ogni anno in tutta l’UE, Islanda e Norvegia, più di35 000 persone muoiono a causa di infezioni resistenti agli antibiotici, un numero che è aumentato negli ultimi anni.

Per invertire la tendenza nella lotta contro la resistenza antimicrobica, l’ECDC chiede un’accelerazione degli sforzi in3 areeprincipali:prevenzione e controllo delle infezioni;uso prudente degli antimicrobici;sviluppo e accesso a nuovi antimicrobici.

Leinfezioni correlate all’assistenza sanitaria rappresentano il 70% del carico sanitario correlato all’AMR nell’UE. Ecco perché gli ospedali devono dare priorità a misure di base, ma fondamentali, per la prevenzione e il controllo delle infezioni, come:
–migliorare l’igiene delle mani e garantire un facile accesso a soluzioni a base di alcol per la disinfezione delle mani;
–aumentare lo screening per il trasporto di batteri resistenti per frenare la crescente tendenza alla Klebsiella pneumoniae;
–aumentare la capacità di isolare i pazienti positivi assicurandosi che vi siano abbastanza stanze singole; 
–aumentare il numero di personale dedicato alla prevenzione e al controllo delle infezioni e la formazione pertinente.

E In Italia non frena il consumo di antibiotici con il rischio che nel 2050 l’antibiotico-resistenza (AMR) diventi da noi la prima causa di morte, superando nella triste classifica anche i tumori, come segnala l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) che in occasione della Giornata ha pubblicato al riguardo unDossier.

L’AIFA segnala cheun terzo dei decessi in UE per AMR si verifica in Italia, che risulta così essere il primo Paese a livello europeo. Per correggere il tiro l’ECDC ha fissato nel suo ultimo rapportodegli obiettivi che il nostro Paese deve conseguire al 2030:
– riduzione del 18% del consumo di antibiotici a uso umano
;
– portare almeno al 65% del consumo totale di antibiotici del gruppo “Access”, ossia le 25 confezioni a uso più comune che dovrebbero essere sempre disponibili e a un prezzo accessibile e che oggi in Italia sono ancora solo il 50,8% del totale
;
–ridurre del 18% l’incidenza totale delle infezioni da stafilococco aureo resistente alla meticillina che nel 2023 l’Italia ha già ridotto del 24,1% rispetto al 2018;
– ridurre del 12% l’incidenza totale delle infezioni del flusso sanguigno da escherichia coli resistenti alle cefalosporine di terza generazione, ridotta in Italia del 14,8% negli ultimi 4 anni;
– ridurre del 5% l’incidenza totale di infezioni sanguigne come quelle da Klebsiella resistenti alla classe di antibiotici dei Carbapenemi, che invece in Italia sono aumentate del 10,2% nel 2023 rispetto al 2019.

“La situazione italianaè critica sia per la diffusione dell’antibiotico-resistenza sia per il consumo degli antibiotici, rendendo pertanto urgenti le azioni di prevenzione e controllo – ha affermato il Presidente dell’AIFA, Robert Nisticò –Il trend è infatti di nuovo in crescita e così il consumo continua a essere sempre più superiore alla media europea, sia nel settore umano che veterinario, con una grande variabilità tra le regioni e con un ritorno nel 2022 ai valori registrati durante il periodo pre-pandemico. Nelle mappe europee relative alla distribuzione dei batteri resistenti in Europa, l’Italia detiene, insieme alla Grecia, il primato per diffusione di germi resistenti. L’epidemia silente delle infezioni batterico-resistenti -prosegue- dipende da una molteplicità di fattori, non ultimo le difficoltà per l’industria ad investire ingenti risorse nella ricerca di nuovi antibiotici nella prospettiva di un loro uso più limitato nel tempo. Per questo occorre individuare strategie push and pull, spingendo la ricerca di base ma puntando anche su incentivi in campo regolatorio che consentano da un lato di semplificare, dall’altro di velocizzare i tempi di approvazione di nuovi antimicrobici in gradi di aggirare le resistenze batteriche. In questo senso un modello può essere quello della legge sugli orphan drug che ha stimolato la ricerca di farmaci per le malattie rare”.

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