Un paper del BPIE, think tank indipendente europeo sulle prestazioni energetiche degli edifici, si concentra sulle misure di adeguatezza (sufficiency) edilizia per ridurre la necessità di nuove costruzioni non necessarie (il 34% della popolazione dell’UE vive in case sottooccupate, mentre il tasso medio di occupazione degli uffici è di circa il 57%), massimizzando l’uso degli edifici esistenti, in grado di affrontare la crisi immobiliare, raggiungere obiettivi sul clima e sulla disponibilità di risorse, e rivitalizzare le comunità.
Dando priorità a un uso più efficiente del patrimonio edilizio esistente, possiamo garantire che i cittadini dell’UE abbiano accesso a un alloggio congruo e di alta qualità in modo conveniente e veloce, riducendo significativamente le emissioni di carbonio e frenando il consumo eccessivo di risorse.
È quanto sottolinea ilpaper“Prioritising existing buildings for people and climate”delBPIE(Buildings Performance Institute Europe), importante centro di competenza indipendente sulle prestazioni energetiche degli edifici che sostiene l’elaborazione di politiche basate su prove concrete fornendo dati e conoscenze attraverso i suoi report e collaborando a numerosi progetti europei.
Gli autori del paper sottolineano come gli edifici siano di gran lunga i maggiori responsabili delle emissioni di gas serra (GHG) nell’UE a causa del loro ampio utilizzo di energia e materiali. Oltre al vasto apporto di energia e materie prime necessarie per la costruzione, al funzionamento e alla manutenzione, gli edifici esercitano anche un impatto sostanziale sull’uso del suolo. La crescente consapevolezza e l’evidenza dell’impronta di carbonio dell’intero ciclo di vita (WLC) degli edifici hannoampliato la narrazione sulla decarbonizzazione degli edifici per includere l’intera gamma di emissioni relative a materiali, energia e spazio costruito in ogni fase del ciclo di vita. Una comprensione più completa degli impatti climatici del patrimonio edilizio consente una valutazione e un confronto più efficaci delle misure di mitigazione, facilitando così un processo decisionale più informato ed efficace.

Nel documento si sottolinea che attuali politiche edilizie non sono riuscite a ridurre le pressioni ambientali, le disuguaglianze e la carenza di alloggi a causa della loro ridotta attenzione alle metriche di carbonio ed energia. Con le emissioni incorporate che svolgeranno un ruolo sempre più critico nei prossimi 30 anni, il documento si concentra sulle misure di “adeguatezza” (sufficiency)per ridurre la necessità di nuove costruzioni non necessarie, massimizzando l’uso degli edifici esistenti, in grado diaffrontare la crisi immobiliare, raggiungere obiettivi sul clima e sulla disponibilità di risorse, e rivitalizzare le comunità.
Per mantenere il settore edilizio allineato con gli obiettivi di neutralità climatica, secondo gli autori, è necessario sfruttare contemporaneamentemisure di riduzione della domanda e dell’offerta. E c’è un enorme potenziale inutilizzato:il 34% della popolazione dell’UE vive in case sottooccupate, mentre il tasso medio di occupazione degli uffici è di circa il 57%.
Come strategia politica, l’adeguatezza edilizia si concentra sull’ottimizzazione dell’uso degli edifici esistenti per creare un ambiente edificato che sia attraente, conveniente e allineato alle effettive esigenze di spazio e accessibilità degli occupanti, il tutto rispettando i confini planetari.

Il paper chiede cheadeguatezza edilizia sia integrata nei quadri politici, rimuovendo le barriere all’implementazione e sostenendo la ricerca e la raccolta dati. Viene sottolineato, inoltre, che deve essere promossal’accettazione sociale delle misure di adeguatezza e il loro potenziale per migliorare il benessere e combattere la solitudine.
Il documento fornisce raccomandazioni politiche ed esempi di iniziative di successo,esortando i decisori a integrare i princìpi di adeguatezza nelle politiche esistenti per massimizzarne l’impatto.
Dopo adozione definitiva dellaDirettiva EPBD, conosciuta comeRegolamento “Case green”, che disciplina a livello europeo, le prescrizioni e gli obiettivi in termini di prestazione energetica nell’edilizia per conseguire al 2050 edifici a zero emissioni, la Presidente della Commissione UEUrsula von der Leyen nel suodiscorso programmaticodello scorso luglio al Parlamento europeo ha affermato che “L’Europa sta affrontando una crisi abitativa, con persone di tutte le età e famiglie di tutte le dimensioni colpite. Prezzi e affitti stanno salendo alle stelle. Le persone stanno lottando per trovare case a prezzi accessibili. Ecco perché, per la prima volta, nominerò un Commissario con responsabilità diretta per l’edilizia abitativa. Svilupperemo un piano europeo per l’edilizia abitativa accessibile, per esaminare tutti i fattori scatenanti della crisi e per aiutare a sbloccare gli investimenti privati e pubblici necessari“.
Dando priorità a unuso più efficiente del patrimonio edilizio esistente, secondo gli autori, si può ridurre significativamente le emissioni di carbonio, frenare il consumo eccessivo di risorse e garantire che i cittadini dell’UE abbiano accesso a un’edilizia residenziale a prezzi accessibili e di alta qualità in modo efficace in termini di costi e tempi.
