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Rapporto ISPRA: nel 2017 i rifiuti urbani tornano a scendere

Il Rapporto ISPRA sui Rifiuti urbani rileva che nel 2017 la produzione di rifiuti è scesa sui valori medi degli anni precedenti il 2016 che aveva, viceversa, registrato un aumento, ma anche gli impianti di gestione e trattamento sono in calo, con il rischio che il gap infrastrutturale del nostro Paese comprometta il percorso del settore verso l’economia circolare. 

Torna a scendere, dopo l’impennata del scorso anno, la produzione dei rifiuti nel 2017.

È quanto emerge dal Rapporto Rifiuti Urbani 2018 , giunto alla XX edizione e presentato il 10 dicembre 2018 presso la Camera dei Deputati.

Frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Centro Nazionale dei Rifiuti e dell’Economia Circolare dell’ISPRA, il Rapporto fornisce un quadro di informazioni oggettivo, puntuale e sempre aggiornato di supporto al legislatore per orientare politiche e interventi adeguati, per valutarne l’efficacia, introducendo, se necessario, eventuali misure correttive. Inoltre, il Rapporto fornisce informazioni sul monitoraggio dell’ISPRA relativo a costi dei servizi di igiene urbana e applicazione del sistema tariffario.

Nel 2017 la produzione nazionale di rifiuti urbani si è attestata a 29,6 milioni di tonnellate, segnando una riduzione dell’1,7% rispetto al 2016. Dopo l’aumento riscontrato lo scorso anno, su cui, sottolinea l’ISPRA, aveva influito anche il cambiamento della metodologia di calcolo (inclusione nella quota dei RU i rifiuti inerti derivanti da piccoli interventi di manutenzione delle abitazioni). Raffrontando il dato 2017 con quello 2013 si riscontra, nel quinquennio, una sostanziale stabilità della produzione (+0,08%). Dopo il brusco calo del biennio 2011-2012,  in concomitanza con la contrazione dei valori del prodotto interno lordo e dei consumi delle famiglie – la produzione si è mantenuta su valori quasi sempre inferiori a 30 milioni di tonnellate.

Il calo si riscontra in tutte le macroaree geografiche, risultando pari a: -2,2% nel Sud; -2% nel Centro; – 1,4% nel NordLa maggiore contrazione è avvenuta in Umbria (-4,2%), seguita da Molise (-3,1%), Basilicata (-2,8%) e Toscana (-2,7%). Sono tutte in Emilia Romagna le province dove si producono più rifiuti urbani per numero di abitanti: in testa Rimini con 727 chilogrammi pro-capite (comunque in calo rispetto ai 740 kg del 2016); seguono Ravenna (721), Forlì-Cesena (710) e Reggio Emilia (708). Va specificato che i dati dell’Emilia Romagna, così come quelli del centro Italia, risentono di regolamenti comunali in base ai quali vengono assimilati ai rifiuti urbani anche tipologie similari di rifiuti speciali derivanti da attività commerciali, aziende artigianali e di servizio. 

Nel 2017 la raccolta differenziata in Italia ha raggiunto il 55,5%: più alti i valori al Nord (66,2%), più bassi al Sud (41,9%), mentre il Centro Italia si colloca poco al di sotto della media nazionale (51,8%).
Guardando alle diverse situazioni territoriali, sono 13 le regioni che raccolgono in maniera differenziata oltre la metà dei rifiuti urbani annualmente prodotti. È sempre il Veneto la regione con la più alta percentuale di raccolta differenziata pari al 73,6%, seguita da Trentino-Alto Adige con il 72%, Lombardia con il 69,6% e Friuli Venezia Giulia con il 65,5%. 

Sono 5 le regioni italiane che tra 2016 e 2017 hanno fatto un salto di oltre 6 punti nella percentuale di raccolta differenziata, anche se rimangono sotto il valore medio nazionale (55,5%): Basilicata (45,3%), Puglia (40,4%), Calabria (39,7%), Molise (30,7%) e Sicilia (21,7%).

È Treviso con l’87,8% la Provincia che raggiunge il valore più alto in Italia di raccolta differenziata. Seguono a Mantova (86,6%), Belluno (83,4%) e Pordenone (81,6%). Tutte siciliane sono invece quelle che hanno le percentuali più basse: Enna è ancora fanalino di coda (11,3%); mentre a Siracusa (15,3%) e Palermo (17,3%) si è comunque avuta una crescita di 6 punti percentuali nell’ultimo anno.

Per la prima volta dal 2010 si registra un lieve incremento della frazione organica raccolta in modo differenziato: cresce solo dell’1,6% nel 2017, mentre, negli ultimi sette anni era aumentata di quasi 8 punti percentuali l’anno, con picchi del 9,6% tra il 2013 e il 2014.

La raccolta differenziata della frazione organica ha registrato nel 2017 una bassa crescita (+1,6%), mentre dal 2010 al 2016 si era avuto un incremento di quasi l’8%, con picchi del 9,6% tra il 2013 e il 2014.

Elevata viceversa è risultata nel 2017 la raccolta di legno e metalli, rispettivamente pari a 800mila tonnellate (+8,2%) e di 320mila tonnellate (+8).

Per quanto riguarda il conseguimento degli obiettivi fissati dall’ultima Direttiva europea (2018/851/UR) che ha introdotto ulteriori target per la preparazione, il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti (50% al

2020, 60% al 2030 e 65% al 2035), in Italia, la percentuale di preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio si attesta al 43,9%, considerando tutte le frazioni contenute nei rifiuti urbani, e al 49,4%, effettuando il calcolo per le seguenti specifiche frazioni: organico, carta e cartone, vetro, metallo, plastica e legno.

I rifiuti urbani prodotti nel 2017 sono 2017 sono stati gestiti in 644 impianti, ma non tutte le regioni sono dotate delle necessarie infrastrutture di trattamento dei rifiuti , per cui in molti contesti territoriali si è assistito ad un trasferimento dei rifiuti raccolti in altre regioni o all’estero.

Peraltro, nel Rapporto WAS 2018 di Althesys si è sottolineato il grave gap infrastrutturale del nostro Paese, che investe tutta la filiera del trattamento e del riciclo dei rifiuti.

Lo smaltimento in discarica, pari a 6,9 milioni di tonnellate, ha interessato il 23% dei rifiuti urbani prodotti, con  una riduzione del 6,8%. Le discariche operative nel 2017 erano 123, 11 in meno rispetto all’anno precedente.

Il riciclaggio delle diverse frazioni provenienti dalla raccolta differenziata o dagli impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti urbani ha raggiunto, nel suo complesso, il 47% della produzione: il 20% è costituito dal recupero di materia della frazione organica (umido + verde) e oltre il 27% dal recupero delle altre frazioni merceologiche.

Gli impianti di incenerimento operativi sono scesi a 39 (erano 41 l’anno precedente). Nel 2017, i rifiuti urbani inceneriti, comprensivi del CSS, della frazione secca e del bioessiccato ottenuti dal trattamento meccanico dei rifiuti urbani stessi, sono stati quasi 5,3 milioni di tonnellate (-2,5% rispetto al 2016). Il 70% circa dei rifiuti viene trattato al Nord, l’11% al Centro e quasi il 19% al Sud. Va precisato che in Italia tutti gli impianti di incenerimento recuperano energia, per quasi 4,5 milioni di MWh di energia elettrica e 2 milioni di MWh di energia termica. 

Nel 2017 l’Italia ha esportato 355 mila tonnellate di rifiuti urbani, il 40% delle quali è stato trasferito in Austria (27,8%) e Ungheria (13,1%): si tratta soprattutto di Combustibile Solido Secondario (CSS) derivante dal trattamento di rifiuti urbani (il 37,1% dei rifiuti esportati).
Sono circa 213 mila tonnellate i rifiuti del circuito urbano importati nel 2017. Il maggior quantitativo è venuto dalla Svizzera, con circa 72 mila tonnellate, corrispondente al 33,6% del totale importato; seguono la Francia con il 19,7% e la Germania con il 15,2%. Circa la metà dei rifiuti provenienti dalla Svizzera, costituiti prevalentemente da rifiuti di imballaggio in vetro, sono destinati ad impianti di recupero e lavorazione del vetro situati perlopiù in Lombardia.

L’analisi economica condotta sui dati MUD, per l’anno 2017, su un totale di 6.345 comuni, rileva, a livello nazionale, che il costo totale medio pro capite nel 2017 è di 171,19 euro/abitante per anno. A livello territoriale il costo totale annuo pro capite, del servizio, risulta pari a 151,16 euro/abitante per anno al Nord, a 206,88 euro/abitante al Centro ed a 182,27 euro/abitante per anno al Sud. Il Rapporto contiene anche uno studio sui comuni che applicano il regime di Tariffazione puntuale basato sull’utilizzo di sistemi di rilevazione e quantificazione della produzione dei rifiuti riferiti a ogni singola utenza servita. L’analisi economica, che ha riguardato un campione di 341 comuni aventi una popolazione 2.520.117 abitanti, mostra che, in generale, i comuni che applicano il regime della tariffazione puntuale presentano un costo totale medio pro-capite a carico del cittadino inferiore rispetto ai comuni a Tari normalizzata.

I valori pro capite dell’Italia, relativi a produzione e gestione dei rifiuti urbani nel 2016, mostrano differenze rispetto alla media dell’UE28. Produciamo più rifiuti, ne destiniamo di meno alle quattro forme di trattamento finale individuate da Eurostat. Conferiamo in discarica più rifiuti urbani trattati maggiore della media UE28, ma anche la percentuale avviata a compostaggio e digestione anaerobica è superiore alla media dell’Unione.

Il Rapporto ISPRA segnala comunque che il ricorso alla discarica vede un enorme divario tra i Paesi europei: si va da un valore percentuale pari a 1% di Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Svezia, all’82% della Grecia e al 92% di Malta.

 

 

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