8 Agosto 2022
Cambiamenti climatici Clima

Clima futuro della Terra: simile a quello di 50 milioni di anni fa

Uno studio condotto da ricercatori di Università statunitensi e britanniche mostra che se non si inverte l’attuale tendenza al riscaldamento globale le condizioni ambientali sulla Terra ritornerebbero a quelle sperimentate nell’Eocene, ma allora l’uomo non c’era.

È stato pubblicato il 10 dicembre 2018, on line  prima della pubblicazione cartacea, sulla prestigiosa PNAS (la rivista peer reviewed dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti) lo  Studio  Pliocene and Eocene provide best analogs for near-future climates”, condotto da un team di ricercatori di Università statunitensi e britanniche, secondo cui entro il 2030 il clima sulla Terra assomiglierebbe a quello del Pliocene, ultima epoca dell’era cenozoica, compreso tra 5 e 2 milioni di anni fa, mentre proseguendo nell’attuale forcing radiativo al 2150 si retrocederebbe alle condizioni caldo umide dell’Eocene di 50 milioni di anni fa.

Se pensiamo al futuro in termini di passato, dove stiamo andando è un territorio del tutto inesplorato per la società umana – afferma Kevin Burke, ricercatore presso il Nelson Institute for Environmental Studies dell’Università del Wisconsin-Madison e principale autore dello Studio – Ci stiamo muovendo verso cambiamenti molto drammatici in un lasso di tempo estremamente rapido, invertendo la tendenza al raffreddamento del Pianeta nel giro di due secoli”.

Tutte le specie oggi sulla Terra hanno avuto un antenato che era vissuto durante l’Eocene e il Pliocene, osservano i ricercatori, tuttavia resta da vedere se gli esseri umani, la flora e la fauna che conosciamo possano adattarsi a questi rapidi cambiamenti, dal momento che la velocità è tale che nessun altra forma di vita sul pianeta ha mai sperimentato prima.

Il nuovo studio si basa su una precedente ricerca del 2007 che aveva confrontato le future proiezioni climatiche con i dati storici sul clima degli inizi del XX secolo, mentre ora il nuovo studio ha esteso i dati sulle condizioni climatiche nel passato geologico della Terra per operare raffronti più precisi.

Possiamo usare il passato come metro per capire il futuro, che è molto diverso da tutto ciò che abbiamo vissuto finora – sottolinea John Williams Professore di  Geografia all’UW-Madison, co-autore del nuovo studio e autore principale del precedente – Le persone hanno difficoltà a immaginare come sarà il mondo tra cinque o dieci anni. Questo è uno strumento per prevederlo: le modalità con cui  ci indirizziamo, utilizzando le analogie con le ere geologiche della Terra e ipotizzare i cambiamenti temporali”.

Durante l’Eocene, i continenti erano più ravvicinati tra di loro e le temperature globali erano in media di 13 °C più calde di oggi. I dinosauri si erano estinti da poco e i primi mammiferi, come le ancestrali balene e i cavalli, si stavano diffondendo in tutto il mondo. L’Artico era occupato da foreste paludose, simili a quelle che oggi si trovano negli Stati Uniti meridionali e i ponti continentali permettevano agli animali di diffondersi, mentre si formava la catena dell’Himalaya. Le temperature erano tra 1,8 – 3,6 °C più calde di oggi.

Per lo studio, Burke e Williams, insieme ai colleghi dell’Università di Bristol, della Columbia University, dell’Università di Leeds, della NASA Goddard Institute for Space Studies e del National Center for Atmospheric Research (Boulder, CO), hanno esaminato le analogie tra le proiezioni del futuro clima, utilizzate dall’IPCC nella valutazione dei cambiamenti climatici, e i vari periodi di storia geologica, includendo il Paleocene, il Pliocene medio, l’ultimo periodo interglaciale (da 129 a 116 mila anni fa), l’Olocene medio (6.000 anni fa), l’epoca pre-industriale (prima del 1850) e l’inizio del XX secolo.  Sebbene non siano privi di difetti, affermano i ricercatori, ognuno dei modelli computerizzati utilizzati rappresenta i migliori dati disponibili e le tecniche più avanzate.

Cartina proiezioni climatiche
Didascalia: Le analogie climatiche con periodi geologici del passato  climatici, per gli anni 2020, 2050, 2100 e 2200 secondo tre modelli ben consolidati (fonte: PNAS)

 

Rispetto alle epoche precedenti, il clima terrestre somigliava di più al Pliocene medio nel 2030 (con il modello RCP8.5) o nel 2040 (RCP4.5). Sotto lo scenario di stabilizzazione dei gas serra (RCP4.5), il clima si stabilizza a condizioni simili a quelle del Pliocene, ma con le emissioni di gas serra più alte (RCP8.5), il clima continua a riscaldarsi fino a quando non assomiglia nel 2100 all’Eocene, raggiungendo le condizioni tipiche dell’Eocene  più in generale entro il 2150.

I modelli hanno mostrato che le analogie avvengono prima al centro dei continenti, per poi espandersi nel tempo verso l’esterno nel tempo. Le temperature aumentano, le precipitazioni aumentano, le calotte glaciali si sciolgono e i climi diventano temperati vicino ai poli terrestri.

Circa dieci anni fa, lo scienziato svedese Johan Rockström e colleghi hanno introdotto l’idea di “spazio operativo sicuro” (Planetary Boundaries), riferendosi alle condizioni climatiche in cui si sono sviluppate le società odierne. Confrontandoli con il passato geologico, affermano Williams e Burke, siamo in grado di comprendere meglio i confini e le soglie planetarie che delineano questo spazio.

Più ci spostiamo dall’Olocene, più aumenta la probabilità di allontanarci dallo spazio operativo sicuro – prosegue – prosegue  Williams, – Da circa 20 – 25 anni  che sto operando nel settore, siamo passati dall’aspettare che i cambiamenti climatici avessero luogo, a rilevare gli effetti, e ora stiamo vedendo i danni che stanno provocando. La gente sta morendo, le proprietà sono danneggiate, stiamo assistendo a grandi incendi e a tempeste devastanti  che possono essere attribuite ai cambiamenti climatici, essendoci maggior energia nel sistema climatico, che porta a eventi estremi“.

I ricercatori, cercando di non fare allarmismi, osservano che quantunque la Terra si stia indirizzando verso situazioni sconosciute nei periodi di vita dei nostri figli e nipoti, è pur vero che la vita ha dimostrato di sapersi adattare.
Abbiamo visto accadere grandi eventi nella storia della Terra: nuove specie si sono evolute, la vita persiste e le specie sopravvivono – afferma Williams –  Ma molte specie andranno perse su questo pianeta, e questo dovrebbe    preoccuparci. Questo studio ci indica come possiamo utilizzare la nostra storia e quella della Terra per capire i cambiamenti che stanno avvenendo e come possiamo adattarci al meglio“.

In copertina: Epihippus gracilis, uno dei primi cavalli vissuti 30 milioni i cui resti sono stati rinvenuti nella cava dei mammiferi di Hancock(Oregon). Fonte:  National Park Service)

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