Il report di Legambiente “Il prezzo della dipendenza”, evidenzia come l’Italia sia uno dei paesi europei più vulnerabili a causa della sua elevata dipendenza dalle fonti fossili con l’importazione di oltre il 90% dei combustibili necessari al suo fabbisogno, rendendo il nostro Paese tra i più cari d’Europa, con impatti diretti su famiglie e imprese. Le 15 richieste avanzate da Legambiente al Governo in grado non solo di affrontare eventuali prossime crisi, ma anche per rendere il nostro Paese competitivo, migliorare la qualità di vita delle famiglie e garantire sostenibilità economica e ambientale alle imprese.
A quattro anni dall’invasione militare della Russia in Ucraina e di fronte a quadro geopolitico internazionale sempre più difficile l’Italia dimostra di non aver ancora imparato la lezione, restando fortemente dipendente dalle fonti fossili, inquinanti e climalteranti.
A parlar chiaro sono i dati delReport“Il Prezzo della dipendenza” che Legambiente ha diffuso il 24 aprile 2026 in occasione dell’apertura della1a Conferenza globale dedicata alla transizione graduale dall’uso dei combustibili fossiliin Colombia (Santa Marta, 24-29 aprile 2026) a cui hanno aderito 54 Paesi di varie aree geografiche, un’iniziativa che rappresenta una svolta pragmatica “dal basso” per accelerare l’uscita da carbone, petrolio e gas, principale causa dei cambiamenti climatici, che fotografa un’Italia in grande difficoltà energetica tra dipendenze e ritardi, confrontandola con le sorelle europee (Spagna, Germania, Olanda e Francia).

L’Italia importa ben il 95% del gas fossile e il 91% del petrolio che consuma.Tra i suoi principali fornitori ci sono paesi come Algeria(23.267 milioni di metri cubi di gas importati nel 2024 dall’Italia) eAzerbaigian(10.314 milioni di metri cubi di gas importati) che da soli hanno coperto il 54,2% della domanda di gas fossile della Penisola; e poiQatar(6.902 milioni di metri cubi di gas, pari all’11,1%),Russia(5.696 milioni di mc importati, 9%)eLibia(1.407 milioni mc, 2,3%), paesi che hanno un basso indice in materia di rispetto dei diritti umani o dove sono in corso i conflitti. DagliStati Unitiimporta 5.186 milioni di metri cubi, pari all’8,2% del gas importato.
Negli ultimi 24 anni, tra il2000 e il 2025 la Penisola ha consumato annualmente una media di 73.816,6 milioni di metri cubi di gas fossile,con il picco maggiore di consumo registrato tra il 2006 e i 2008 (consumi medi pari a 84.695 milioni di metri cubi), di cui mediamenteil 90% coperto dalle importazioni arrivate da almeno ben 26 Paesi diversi.
Intanto il prezzo dell’energia cresce con famiglie e imprese sempre più in difficoltà. L’Italia paga sempre di più lo scotto di avere unsistema elettrico incentrato per quasi il 50% sul gas. Tra gennaio e aprile 2026 con una media di 130,5 euro a MWh, l’Italia è quella ad aver registrato il costo maggiore dell’energia elettrica all’ingrosso rispetto ai 4 paesi europei presi in esameda Legambiente, seguita da Germania con una media di 99,8 euro/MWh, Olanda con una media di 100,1 euro/ MWh e Francia con 70,4 euro/MWh. Meglio di tutti fa laSpagna che registra il costo più basso con 42,5 euro/MWh. In sintesi, in Italia il gas ha determinato il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica per l’89% delle ore dei primi 69 giorni del 2026, contro il 15% delle ore in Spagna, il 42% delle ore in Olanda e il 40% in Germania.
“A quattro anni dall’invasione militare della Russia in Ucraina e di fronte a un quadro geopolitico internazionale sempre più difficile l’Italia dimostra di non aver ancora imparato la lezione, restando fortemente dipendente dalle fonti fossili, inquinanti e climalteranti, e con una politica energetica miope che punta su rigassificatori, nuovi fornitori di gas e un surreale ritorno al nucleare– ha dichiarato Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente –Intanto in tutto il mondo sempre più imprese, comprese quelle americane, stanno investendo quasi esclusivamente sulle fonti pulite: nel 2025 secondo l’Agenzia IRENA l’85% degli investimenti nel mondo sugli impianti di produzione di elettricità sono andati alle fonti pulite, percentuale che sale al 92% negli Stati Uniti. Il Governo prenda esempio dalla Spagna, investa davvero sulle fonti rinnovabili rimuovendo quegli ostacoli burocratici che ad oggi ne frenano il pieno sviluppo insieme ad un piano di uscita dalle fossili da presentare alla Conferenza di Santa Marta. Le rinnovabili sono il presente e il futuro, le fonti fossili il passato e il nucleare è una tecnologia in via di estinzione, su cui l’Italia deve ancora dire da anni dove realizzerà il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi. Per affrontare la crisi energetica in atto serve un cambio di passo deciso e interventi coraggiosi, come quelli che proponiamo, per rendere l’Italia competitiva aiutando famiglie e imprese”.

Per affrontare la crisi energetica in atto e per porre soluzioni strutturali in grado non solo di affrontare eventuali prossime crisi, ma anche per rendere il nostro Paese competitivo, migliorare la qualità di vita delle famiglie e garantire sostenibilità economica e ambientale alle imprese, Legambiente avanza 15 richieste:
1.Sviluppare un Piano, al 2030, concreto di eliminazione e rimodulazione dei sussidi ambientalmente dannosi, al fine di recuperare risorse da dedicare alla transizione energetica e al sostegno di imprese e famiglie.
2.Definire uno stop immediato a tutte le nuove infrastrutture relative al gas fossile. Visto il calo della domanda di gas fossile e gli obiettivi di decarbonizzazione, queste infrastrutture rischiano o di essere pagate dalla collettività o di non far raggiungere gli obiettivi climatici l’Italia. Non solo, ma visti i costi energetici delle risorse fossili, continuare ad investire in queste tecnologie condannerà famiglie e imprese ad alti costi in bolletta.
3.Garantire il rispetto dei tempi autorizzativi per la realizzazione degli impianti a fonti rinnovabili.A dicembre 2025 erano 1.781 i progetti in attesa di valutazione. A tal proposito fondamentale investire anche in politiche di partecipazione dei territori per migliorare l’accettabilità sociale verso gli impianti e l’utilizzo delle opere rigenerative al fine di garantire che queste rispondano in maniera puntuale alle esigenze dei territori.
4.Accelerare sulla definizione delle aste per gli impianti esistenti e per l’eolico offshore. Settore che rischia di fallire prima ancora di essere nato senza politiche adeguate.
5.Intervenire e accelerare il processo per la definizione finale del passaggio al prezzo zonale e avviare politiche di disaccoppiamento tra le diverse fonti che compongono le bollette.
6.Rafforzare il nostro sistema elettricoattraverso interconnessioni, stoccaggio e demand-response per permettere una sempre maggiore penetrazione delle rinnovabili.
7. Rendere obbligatoria la realizzazione di impianti solari fotovoltaici nei grandi parcheggi, come fatto in Francia.
8.Rendere obbligatoria, per i data center di nuova costruzione, la copertura energetica attraverso lo sviluppo di impianti a fonte rinnovabili.
9.Stimolare le Regioni verso un recepimento “inclusivo” delle fonti rinnovabili nei territori, anche attraverso una pianificazione attenta in grado di rispondere non solo al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo al 2030, ma anche a quelli della decarbonizzazione al 2040. A tal proposito fondamentale che il Governo Meloni dia un chiaro indirizzo al Ministero della Cultura e alle Sovrintendenze, in termini di collaborazione attiva nell’individuazione delle vere possibili criticità nei progetti, ma anche di risoluzione di queste, anche attraverso l’introduzione di criteri univoci.
10.Stimolare, nel mondo delle fonti rinnovabili, un utilizzo sempre più importante dei contratti a lungo termine per imprese e famiglie.
11. Fondamentale che il Governo acceleri in tema diridefinizione e assegnazioni delle concessioni idroelettriche, anche per stimolare il settore verso il repowering degli impianti e la pulizia degli invasi al fine di garantire una maggiore produzione.
12.Avviare una seria e concreta politica di riqualificazione degli edifici residenziali, in linea con la Direttiva EPBD, per consentire alle famiglie di ridurre i costi energetici e la dipendenza dal gas fossile. A tal proposito fondamentale spingere l’elettrificazione dei consumi finali, riformando il sistema degli incentivi, garantendo accessibilità agli investimenti anche alle famiglie con maggiori difficoltà economiche.
13.Avviare una campagna di informazione e sensibilizzazioneper rappresentanti politici, famiglie e imprese in tema di risparmio energetico, efficienza e sviluppo delle rinnovabili, anche al fine di ridurre ed eliminare le barriere non tecnologiche ancora ampiamente presenti nei territori.
14.Essere veri portatori di pace nel Mondo avviando serie politiche di spinta delle rinnovabili e dell’efficienza, e diventando esempio in Europa e nel Mondo.
15.Uscire da tutte le politiche di spinta verso il nucleare, che non solo per ragioni di tempo non risponde alle esigenze di decarbonizzazione e di riduzione di emergenza energetica, ma anchein termini economici non rappresenta, come ricordano i dati del World Energy Outlook 2025 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, in alcun modouna politica idonea alla riduzione del costo in bolletta per famiglie e imprese.
“In Italia per abbassare il costo dell’energia è fondamentale non solo accelerare la transizione ecologica incentrata sulle rinnovabili, rafforzando anche le politiche di efficientamento energetico, ma anche puntare sull’accelerazione del prezzo zonale e dinamico così come sul disaccoppiamento dellefonti – ha sottolineato Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente –Il nostro Paese è a rischio procedura di infrazione non avendo ancora presentato la bozza di Piano per la riqualificazione degli edifici più energivori come richiesto dalla Direttiva EPBD, c’è poi il ritardo sulle aste per gli impianti esistenti, per quelle dell’eolico offshore e sul Decreto FER X, di cui siamo in attesa da giugno 2022. Così come mancano politiche strutturali in grado di dare risposte sul medio e lungo periodo. Continuiamo con i bonus straordinari in bolletta, ad attaccare politiche europee come quello dell’ETS ma non mettiamo in campo soluzioni capaci di dare risposte durature. Serve una volontà politica lungimirante ricordando che solo con le rinnovabili e con l’efficienza energetica possiamo renderci indipendenti dalle fonti fossili, possiamo giocare un ruolo geopolitico importante portando pace e uguaglianza”.
