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Mediterraneo: serve una cabina di regia per salvare le coste italiane

Nel corso di un evento svoltosi all’interno della Fiera ECOMED di Catania (22-24 aprile 2026), l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) ha lanciato l’allarme sul mar Mediterraneo sempre più caldo e soggetto a fenomeni meteorologici estremi e sulla necessità di costituire una cabina di regia istituzionale per salvare le coste italiane.

Il mar Mediterraneo è sempre più caldo, sempre più acido e soggetto a fenomeni meteorologici estremi di devastante intensità. Ma per difendere le coste italiane non bastano più i singoli progetti di ricerca: è urgente istituire una “cabina di regia” istituzionale, simile a quella della Protezione Civile per i terremoti, in grado di trasformare i dati oceanografici in modelli predittivi e allerte tempestive per la gestione dei territori.

È questo il forte richiamo emerso aECOMED– Green Expo del Mediterraneo(Catania, 22-24 aprile 2026), nel corso dell’evento “La sfida per l’adattamento ai cambiamenti climatici”, organizzato dall’Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana, dall’OGS(Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale) in sinergia con ilComitato Scientifico(CS) e dalComitato Tecnico dei Portatori di Interesse(CTPI) di ECOMED, nell’ambito delleGiornate dell’Ambiente, le attività istituzionali organizzate all’interno della manifestazione fieristica.

L’incontro ha analizzato i rischi legati all’innalzamento dei mari e ai fenomeni meteo estremi, definendopolitiche di adattamento necessarie per la tutela delle costee delineando una strategia integrata dove la conoscenza scientifica e l’automazione robotica proteggano la biodiversità e le attività produttive del Mediterraneo.

L’oceano sta assorbendo la maggior parte dell’energia in eccesso causata dai gas serra e la tecnologia ci spinge a sentirci onnipotenti dimenticando che siamo legati alle leggi fisiche– ha sottolineatoCosimo Solidoro, Direttore Sezione di Oceanografia OGS –Non ci può essere pesca senza pesci e non ci può essere portualità se le banchine finiscono sott’acqua. Oltre al riscaldamento, l’acidificazione dei mari, che potrebbe aumentare fino all’80% nel peggiore degli scenari al 2100, metterà a rischio l’intero ecosistema. I modelli parlano chiaro: l’innalzamento del livello del mare e le ondate di calore marino obbligheranno a riprogrammare intere economie costiere“.

Il momento centrale della sessione è stata lapresentazione dei dati raccolti durante latempesta “Harry(tra il 19 e il 22 gennaio scorso). Grazie al grande Progetto di ricercaITINERIS(Italian Integrated Environmental Research Infrastructures System) finanziato dalPNRR-Next Generation EU, l’OGS ha potuto schierare nel Mediterraneo una rete senza precedenti di strumenti hi-tech:25 “Argo float”(sonde robotizzate autonome) eboe di superficie(drifter).

Questa tecnologia ha permesso non solo di affinare i modelli meteorologici internazionali migliorando le previsioni delMedicane, ma di comprendere cosa succede in profondità:l’azione dei vortici sottomarini.

Abbiamo osservato un trasporto del calore scatenato dal ciclone fino a 400 metri di profondità– ha illustratoRiccardo Martellucci, Ricercatore OGS –L’acqua calda aumenta di volume gonfiando il mare e peggiorando le inondazioni costiere. Allo stesso tempo, questi moti sottomarini riportano in superficie preziosi nutrienti, scatenando estese fioriture algali che si rivelano i nostri migliori alleati per assorbire enormi quantità di anidride carbonica“.

La sessione si è chiusa con un appello operativo diretto alla politica. Alla domanda su cosa serva oggi ai decisori locali, l’OGS ha indicato3 interventi urgenti:
1.Coordinamento nazionaleche coordini unifichi i dati di OGS e degli altri enti di ricerca.
2. Pianificazione adattivache abbandoni la progettazione di opere rigide e che passi a infrastrutture ingegneristiche modulabili, capaci di adattarsi all’innalzamento del mare previsto per i prossimi 50 anni.
3. Rete scientificache operi come laboratorio permanente per il clima mediterraneo.

La comunità scientifica italiana sa come prevedere dove e come un’inondazione colpirà un porto o una città– ha concluso Solidoro –Ma manca un braccio politico che strutturi queste conoscenze. Un sindaco non ha gli strumenti per interpretare i dati grezzi. Serve una cabina di regia governativa che raccolga i modelli dell’OGS e degli altri enti di ricerca per fornire valutazione del rischio chiare e pianificazioni adattive. Dobbiamo progettare oggi opere ingegneristiche in grado di essere riadattate ai livelli del mare dei prossimi cinquant’anni“.

In copertina: Immagine satellitare del Medicane Harry che ha colpito Sicilia e Calabria (19-22 gennaio 2026)

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