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PFAS: favoriscono l’insorgenza della osteoporosi

Uno nuovo studio condotto da ricercatori dell’Università di Padova e dell’Ospedale di Vicenza che ha analizzato i dati di un gruppo di persone residenti nell’area rossa del Veneto, dove i livelli di concentrazioni di PFAS nel sangue erano di gran lunga superiori ai valori allora ammessi, ha rivelato che le “sostanze chimiche per sempre” danneggiano le cellule dello scheletro e riducono la densità dell’osso, con conseguente liberazione di calcio circolante.

Alti livelli di esposizione ai PFAS possono interferire con il metabolismo del calcio, indipendentemente dallo stile di vita e dai fattori dietetici.

Lo evidenzia il nuovostudioAssociation of perfluoroalkyl substance (PFAS) on vitamin D biomarkers in a highly exposed population of the Veneto Region in Italy”, in pubblicazione sul numero di aprile 2025 di Chemosphere,rivista internazionale che pubblica comunicazioni originali sulle sostanze chimiche nell’ambiente,e realizzato in collaborazione tra l’Università di Padovae l’Ospedale di Vicenza, ha esplorato come lePFAS possano influenzare la salute umana, in particolare alterando il metabolismo del calcio.  

La ricerca, finanziata dallaRegione Veneto, ha coinvolto1.174 adulti(655 uomini e 519 donne di età tra i 20 e i 69 anni) provenienti da un’area da decenni interessata da contaminazione delle acque potabili, ovvero l’area rossa del Veneto, che ha per centro il comune di Lonigo e che comprende 30 Comuni delle province di Verona, Vicenza e Padova, su cui insistono 350.000 abitanti, e dove le analisi compiute su ragazzi e ragazze dai 14 anni avevano rivelato livelli di concentrazioni di PFAS nel sangue di gran lunga superiori ai valori allora ammessi. 

LePFAS, acronimo inglese di “perfluorinated alkylated substances”, chiamate anche “sostanze chimiche per sempre” perché non si degradano facilmente, nascono negli anni ’40 come composti chimici detti “di sintesi”. Oggi si contano oltre 4.000 sostanze appartenenti a questa famiglia, molto utilizzate nell’industria, grazie alla loro resistenza e alla loro scarsa affinità sia con acqua sia con i grassi. Si tratta infatti di sostanze idrorepellenti eoleorepellenti.

Le PFAS stanno destandoforti preoccupazioni per la salute umana. In particolare, l’acido perfluoroottanoico (PFOA) e l’acido perfluoroottanosolfonico (PFOS) sono stati classificati come “sicuramente cancerogeno per l’uomo”, il primo, e“possibilmente cancerogeno per l’uomo”, dall’ultimavalutazionedell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Una delle più frequenti manifestazioni cliniche riscontrate in soggetti esposti anche a bassi livelli di PFAS è l’osteoporosi, una malattia che causa fragilità ossea, tipica dell’invecchiamento– ha spiegato il Prof.Carlo Foresta, del Dipartimento di Medicina dell’Università di Padova, coordinatore dello studio pubblicato suChemosphereche ha coinvolto ricercatori tra Padova, Vicenza e Napoli per 4 anni di lavoro –ma che si può già manifestare in giovane età laddove si sia esposti anche a basse concentrazioni di queste sostanze”.

Precedenti ricerche dello stesso gruppo avevano già evidenziato una diminuzione della densità ossea in giovani di 18 anni residenti nell’area contaminata. Questo effetto è stato attribuito all’interferenza delle PFAS con il recettore della vitamina D, fondamentale per la salute delle ossa.

Riassunto Grafico dello studio (Fonte: Chemosphere, 2025)

Lo studio ha analizzato i livelli di PFAS, calcio, vitamina D e paratormone nel sangue del gruppo di persone coinvolte, e i risultati hanno mostrato che le persone con concentrazioni più alte di PFAS avevano anche livelli maggiori di calcio nel sangue. Tuttavia, i ricercatori hanno escluso che questa alterazione fosse dovuta a cambiamenti nei livelli di vitamina D o paratormone, suggerendo invece un’interferenza diretta delle PFAS con il metabolismo osseo.

Un aumento del calcio circolante può essere dovuto a un aumentato assorbimento intestinale mediato dalla vitamina D, a un aumento del paratormone, oppure a un maggior rilascio di calcio dai siti di deposito– ha affermato a sua voltaAndrea Di Nisio, Professore associato di Scienze Tecniche presso il Laboratorio di Medicina dell’Università di Padova e co-principale autore dello studio assieme al collegaLuca De ToniE il più grande deposito di calcio del corpo umano è proprio lo scheletro. Poiché nel nostro studio vitamina D e paratormone non sono modificati, i risultati dimostrano che l’aumento di calcio, anche se ancora entro il range di normalità, può essere segno di un’interferenza delle PFAS a livello dell’osso, dove, ricordiamo, si accumulano in abbondanza. Un recente studio ha infatti dimostrato che le PFAS inducono un aumento dell’attività degli osteoclasti, le cellule dello scheletro deputate al riassorbimento di tessuto osseo, con conseguente liberazione di calcio e riduzione della densità dell’osso”.

La ricerca, infatti, dimostrando come l’esposizione prolungata alle PFAS, anche a bassi livelli, possa avere effetti a lungo termine sulla salute, evidenzia l’urgenza di affrontare il problema della contaminazione da PFAS e la necessità di proteggere la salute delle popolazioni esposte.

Immagine di copertina: Università di Padova

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