Fonti fossili

Ondate di calore: “significativo” ruolo dei combustibili fossili

Secondo uno studio condotto da un team di ricercatori coordinato dal Politecnico Federale Svizzero (ETH) di Zurigo, i produttori di combustibili fossili e di cemento hanno contribuito in modo significativo al crescente numero e all’intensità delle ondate di calore causate dai cambiamenti climatici.

Le emissioni di gas serra dei principali produttori di combustibili fossili e cemento contribuiscono in modo significativo alla frequenza e all’intensità delle ondate di calore. 

LoStudio“Systematic attribution of heatwaves to the emissions of carbon majors”, pubblicato il 10 settembre 2025, su Nature e condotto da un team di ricercatori coordinato dal Politecnico Federale Svizzero (ETH) di Zurigo, dimostrache il cambiamento climatico indotto dall’uomo ha aumentato la probabilità e l’intensità di oltre 200 ondate di calore globali verificatesi tra il 2000 e il 2023 e che le emissioni associate a ciascuno dei 180 maggiori produttori di combustibili fossili e cemento hanno contribuito in modo sostanziale al verificarsi di questi eventi.

Lo scorso giugno, gran parte dell’Europa ha sperimentato un caldo senza precedenti. A luglio, l’area mediterranea ha sofferto il caldo torrido, con residenti e turisti che hanno dovuto sopportare temperature ben al di sopra dei 40 °C. Ad agosto, le foreste riarse hanno subìto un picco senza precedenti di incendi boschivi in ​​tutta Europa. In tutto il mondo, una tendenza al caldo estremo da record sta colpendo la nostra salute e sconvolgendo le nostre economie.

La percezione che le attuali ondate di calore siano superiori a quelle delle generazioni precedenti trova ora un riscontro scientifico, grazie alla ricerca guidata dalla Prof.ssaSonia Seneviratnedell’ETH di Zurigo, che che documenta come il cambiamento climatico indotto dall’uomo abbia aumentato la frequenza e la gravità delle ondate di calore.

Nello studio, il team di ricerca ha esaminato213 ondate di calore verificatesi in tutti e sette i continenti della Terra tra il 2000 e il 2023, segnalate dalle autorità o dai media a causa di vittime significative, perdite economiche o richieste di assistenza internazionale. Africa e Sud America sono state tuttavia significativamente sottorappresentate nello studio, a causa della sottostima e della mancanza di dati utilizzabili da queste regioni.

Il grafico mostra come i cambiamenti climatici abbiano aumentato l’intensità e la frequenza delle 78 ondate di calore valutate nel periodo 2000-2009 (a sinistra), delle 54 ondate di calore valutate nel periodo 2010-2019 (al centro) e delle 81 ondate di calore valutate nel periodo 2020-2023 (a destra). Fonte

Il cambiamento climatico rende le ondate di calore più probabili e sempre più gravi
“Il cambiamento climatico ha reso ciascuna di queste ondate di calore più probabile e più intensa–haaffermatoYann Quilcaille, ricercatore post-dottorato presso l’ERH e autore principale ricerca–e la situazione è peggiorata nel tempo”.
In termini numerici, ciò significa che il riscaldamento globale ha reso le ondate di calore 20 volte più probabili tra il 2000 e il 2009, e fino a 200 volte più probabili tra il 2010 e il 2019, rispetto al periodo tra il 1850 e il 1900.

Lo studio indaga anche su chi contribuisce a questa tendenza. I ricercatori hanno analizzato le emissioni generate dai180 maggiori produttori di combustibili fossili e cemento, definiti nello studio “carbon major”.Le emissioni di questi “carbon major” rappresentano il 60% delle emissioni totali cumulative di CO₂dell’umanità dal 1850 al 2023, mentreil resto delle emissioni di CO₂ è in gran parte attribuibile alle attività di sfruttamento del suolo.

I ricercatori hanno poicalcolato il contributo di ciascun “carbon major” alla variazione della temperatura media globale. Il team ha anche eseguito modelli climatici escludendo le emissioni delle singole aziende produttrici di carbonio per evidenziare l’effetto dei singoli attori sulla temperatura media globale. Una volta che i climatologi saprannoquanto queste aziende abbiano contribuito al riscaldamento globale e come questo riscaldamento influisca sulle ondate di calore, potranno calcolare quanto ciascuno di questi emettitori di carbonio abbia influenzato ogni singola ondata di calore.

“Per ogni ondata di calore, calcoliamo in che modo il cambiamento climatico ne ha influenzato l’intensità e la probabilità– ha spiegato Quilcaille –Identifichiamo sia l’impatto di ogni singola azienda sia gli effetti combinati di altri fattori umani e naturali“.

Anche i piccoli emettitori di carbonio svolgono un ruolo significativo
I ricercatori hanno ricondotto il contributo del riscaldamento globale alle ondate di calore a queste 180 società produttrici di carbonio. I loro calcoli mostrano che le emissioni di gas serra di queste grandi aziende produttrici di carbonio hanno contribuito in modo significativo al cambiamento climatico, rendendo le ondate di calore più probabili e intense.

“Circa metà della variazione della temperatura media superficiale globale nel 2023 può essere spiegata dalle emissioni delle grandi aziende produttrici di carbonio– ha sottolineato Quilcaille –Quattordici delle 180 società si distinguono: hanno dato lo stesso contributo al cambiamento climatico delle restanti 166 organizzazioni messe insieme”.

Secondo lo studio,i 5 maggiori produttori di combustibili fossili tra le società statali o di proprietà di investitori provengono dall’ex Unione Sovietica, seguiti dalla Repubblica Popolare Cinese(per la produzione di carbone) e dagliesportatori di petrolio e/o gas:Saudi Aramco,GazpromedExxonMobil.

Contributi dei principali produttori di carbonio alle emissioni cumulative di CO2 dal 1850 (tutti i settori) (a) come riportato nel database Carbon Majors (https://carbonmajors.org/) e confrontato con il Global Carbon Budget36 e il conseguente GMST come simulato dal modello OSCAR (b).

“Sebbene i 14 maggiori produttori di carbonio abbiano contribuito maggiormente al verificarsi di ondate di calore, anche il contributo dei soggetti più piccoli gioca un ruolo significativo– ha evidenziato Quilcaille –Persino le emissioni di CO₂ del più piccolo dei 180 giganti del carbonio sono comunque sufficienti a causare 16 ondate di calore, secondo i calcoli. Il contributo individuale di ciascuno dei 14 maggiori attori è sufficiente a causare oltre 50 ondate di calore, che sarebbero state quasi impossibili senza il cambiamento climatico”.

Le sole emissioni diEni, si legge in undocumento online, sono state sufficienti a renderepossibili 50 delle 213 ondate di calore analizzate tra il 2000 e il 2023. In altre parole, in un mondo ipotetico in cui esistessero solo le emissioni di Eni, si sarebbero comunque verificati 50 eventi di calore, evidenziando il ruolo significativo del loro contributo individuale al cambiamento climatico. Incluse le ondate di calore di luglio-agosto 2003, agosto 2011, agosto 2018 e giugno 2019 in Italia.

La transizione energetica è in ritardo
Perché i ricercatori calcolano il contributo dei produttori di combustibili fossili e cemento quando ogni persona benestante guida un’auto, vola in aereo in vacanza o riscalda la propria casa a gasolio; e, quindi, ha una responsabilità collettiva per le ondate di calore?

“Gli studi precedenti hanno esaminato principalmente le emissioni di persone e paesi. Questa volta, ci concentriamo sui grandi emettitori di carbonio– ha spiegato Quilcaille –Queste aziende hanno una responsabilità particolare, afferma, poiché la loro attività comporta un’impronta di carbonio molto elevata. “Queste aziende e società hanno anche perseguito principalmente i loro interessi economici, pur sapendo fin dagli anni ’80 che bruciare combustibili fossili avrebbe portato al riscaldamento globale“.

Secondo Quilcaille, queste società hanno protetto e continuato le loro attività commerciali attraverso una disinformazione strategica e un’intensa attività di lobbying: “Sebbene ognuno di noi, sia come individui che  come paesi o aziende, contribuisca al cambiamento climatico, alcuni attori hanno ulteriori responsabilità“.

Con questo studio, il team di ricerca si è proposto di colmare una lacuna nelle conoscenze scientifiche, utilizzando studi di attribuzione per coprire una gamma più ampia di eventi estremi e collegarli a specifici attori. Tuttavia,i loro risultati potrebbero anche servire come base per stabilire le responsabilità delle ondate di calore sempre più frequenti e apportare i necessari adeguamenti alla giurisprudenza. I danni causati dalle ondate di calore potrebbero anche essere valutati in modo più rigoroso secondo il principio “chi inquina paga“.

“Siamo ormai giunti al punto di riconoscere le gravi conseguenze degli eventi meteorologici estremi per le economie e le società mondiali: morti legate al caldo, raccolti persi e molto, molto altro– ha concluso Quilcaille – Le persone sono interessate su chi ha contribuito a questi disastri”.

Ora i ricercatori vogliono studiare sistematicamente altri eventi estremi, come forti piogge, siccità o incendi, per ricondurre tali eventi al contributo dei singoli attori, fornendo così informazioni scientifiche che possono essere utilizzate dai decisori politici.

Immagine di copertina: fonte CarbonMayors

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