Il Progetto WORLD (Waste Oils RecycLe and Development), finanziato dall’UE e coordinato dal Politecnico di Milano ha sviluppato un sistema affidabile per la valorizzazione degli oli esausti da cucina che superi le limitazioni esistenti, aprendo la strada a sottoprodotti sostenibili.
Gli oli esausti ovvero gli oli alimentari non più utilizzabili prodotti dalle famiglie e dal settore della ristorazione per la preparazione dei cibi, sono tra i rifiuti più diffusi. Solo in Europa, l’EUBIA(Associazione Europea dell’Industria della Biomassa), la cui mission è di promuovere la bioenergia, favorendo la collaborazione internazionale tra le parti interessate del settore e i ricercatori,stima che ogni persona consumi circa 8 litri di oli esausti all’anno, che poi diventa rifiuto e, di conseguenza, una fonte significativa di inquinamento.
Una soluzione ai timori per i danni causati all’ambiente dagli oli esausti è il loro riciclo, ma le tecnologie esistenti (ad eccezione della produzione di biodiesel) finora non sono state in grado di sostenere pienamente i progressi in questo settore.
IlProgetto WORLD(Waste Oils RecycLe and Development), finanziato dall’UE all’interno del programma H2020-MSCA, il cui Consorzio, coordinato dal Politecnico di Milano (POLIMI) e comprendente leUniversità di Burgos(Spagna), diDunkerque(Francia), laLUT University(Finlandia) e leUniversità di Sassari e di Brescia, insieme a partner non accademici spagnoli e italiani, hasviluppato un sistema affidabile per la valorizzazione dell’olio da cucina esausto che superi le limitazioni esistenti, aprendo la strada a sottoprodotti sostenibili.
“All’inizio del progetto WORLD, abbiamo notato che la maggior parte del riciclo di questi oli si basava semplicemente sulla decantazione e sulla filtrazione– ha spiegato il coordinatore del progettoAndrea Mele, Professore presso il Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica del POLIMI –Questi processi possono rimuovere solo una parte delle impurità, ma non sono sufficienti per un riutilizzo reale di alta qualità dell’olio in nuovi prodotti come i bio-lubrificanti. Ilsettore disponeva di un sistema di riciclo, ma non ancora di un sistema ben progettato, a rifiuti zero e robusto dal punto di vista industriale”.
Un processo pulito ed ecologico
Per poter essere riusato, l’olio da cucina esausto deve essere prima purificato. A tal fine, Per farlo,Alberto Mannudell’équipe di WORLD ha introdotto un metodo in due fasi che usa mezzi semplici e naturali. In primo luogo, l’olio da cucina esausto viene lavato con acqua in condizioni di temperatura e pH controllati. Poi, se necessario, vienetrattato con bentonite, un’argilla naturale di origine vulcanica, abbondante e altamente assorbente. Questo processo di pulizia fornisce un olio rigenerato che è adatto come materia prima per i bio-lubrificanti e per la fabbricazione di altri prodotti utili. Le acque reflue del processo vengono gestite, recuperate e usate in un nuovo ciclo di riciclo e iresidui solidi vengono raccolti e valutati per il riutilizzo o la valorizzazione.

Da idee spin-off a nuove applicazioni
Se inizialmente WORLD si è concentrato sullatrasformazione degli oli in bio-lubrificanti, il lavoro del progetto ha presto portato ad altrepromettenti applicazioni, tra cuil’uso dell’olio da cucina esausto come materiale per catturare i composti organici volatili (COV) dall’aria inquinata. Queste sostanze chimiche a base di carbonio sono responsabili di numerosi effetti negativi sulla salute umana e sull’ambiente, la cui rimozione dall’aria o dall’acqua è dunque fondamentale.
Un’altra applicazione prevedeva la conversione chimica dell’olio da cucina esausto ingliceroloe in una miscela di acidi grassi liberi, come l’acido oleico, tramite idrolisi acida e ulteriore basificazione: entrambi questi sottoprodotti di origine vegetale sono stati testati come componenti dei cosiddetti solventi eutettici profondi, una classe dicomposti meno tossici e più economici dei solventi tradizionali. Il loro uso nei processi chimici è pienamente coerente con il principio della chimica verde, che prevede l’uso di reagenti e solventi provenienti da fonti rinnovabili anziché fossili.
“Alcune di queste idee sono già a livello di prova di concetto pratica, in particolare la cattura dei COV– hanno affermato Mannu e Mele –altre sono ancora in una fase iniziale, ma mostrano ottime potenzialità future”.
Dalla sensibilizzazione pubblica all’azione politica
Una parte significativa del lavoro del progetto riguardava la comprensione del mercato, la realizzazione di iniziative di formazione e l’incentivazione del coinvolgimento della popolazione. A livello più ampio, i risultati di WORLD possonosupportare decisioni migliori a livello europeo sulla raccolta e sul trattamento dell’olio da cucina esausto, sulla base di prove tecniche reali del suo potenziale di circolarità. I risultati possono trovare applicazione anche al di fuori dell’Europa, soprattutto nelle zone dove si producono grandi quantità di questi oli.
“La visione a lungo termine– ha concluso Mele –è quella di rendere questa tecnologia replicabile adatta a regioni, scale e contesti industriali differenti”.
Il Progetto ha ottenuto un riconoscimento internazionale con la pubblicazione di “Sustainable production of raw materials from waste cooking oils” sulla prestigiosa rivista RSC Sustainability dellaRoyal Society of Chemistry,meritandone lacopertina.
