Cambiamenti climatici Mari e oceani

Oceani: il costo sociale del carbonio è doppio

Per la prima volta, uno studio internazionale a cui hanno contribuito scienziati del CMCC, integrando i danni agli oceani causati dai cambiamenti climatici che non sono stati finora calcolati, ha stimato che il costo sociale del carbonio che guida le politiche climatiche, la determinazione dei prezzi del carbonio e le analisi costi-benefici a livello globale, è in realtà quasi doppio.  

I costi sociali del carbonio sono stati sottostimati perché dai calcoli sono stati esclusi gli impatti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi marini e sulle infrastrutture che dipendono dall’oceano, per un costo stimato in 48 dollari per tonnellata di CO₂, un valore che dovrebbe essere aggiunto alle stime attualmente utilizzate nelle politiche climatiche.

Lo rivela lo StudioAccounting for ocean impacts nearly doubles the social cost of carbon”, pubblicato il 15 gennaio 2026 su Nature Climate Change e condotto da un team internazionale di ricercatori, coordinato da Scripps Institution of Oceanography, University of California San Diego, a cui hanno partecipato ricercatori del Centro EuroMediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC).

Il costo sociale del carbonio (SCC) – il valore monetario che gli economisti del clima associano ai danni causati dall’emissione di una tonnellata di CO₂ – guida le politiche climatiche, la determinazione dei prezzi del carbonio e le analisi costi-benefici a livello globale. Tuttavia, finora l’oceano non compariva in queste valutazioni.

Utilizzando le più recenti conoscenze scientifiche sugli oceani e modelli economici avanzati, il nuovo studio introduce il concetto di “costo sociale del carbonio basato sull’oceano” (blue SCC), che include i danni climatici a barriere coralline, mangrovie, pesca, acquacoltura e porti a livello globale.

I ricercatori hanno stimato il costo sociale del carbonio basato sull’oceano a 48 dollari per tonnellata di CO₂, un valore da considerare in aggiunta alle stime esistenti, in uno scenario standard di “business as usual” (BAU), in cui non vengono applicate ulteriori politiche climatiche e i cambiamenti climatici continuano secondo la traiettoria attuale. Se si considerano anche i danni per le generazioni future, la cifra supera i 150 dollari per tonnellata, portando le stime complessive dei danni ad un raddoppio quasi di quelle utilizzate oggi in molte valutazioni politiche.

Il costo sociale del carbonio assegna un valore monetario ai danni causati dall’emissione di una tonnellata aggiuntiva di CO₂, rendendolo uno strumento pratico per le analisi costi-benefici e per guidare la determinazione dei prezzi del carbonio – sottolinea Johannes Emmerling di Fondazione CMCC e co-autore dello Studio – Poiché la CO₂ rimane nell’atmosfera per secoli, ogni tonnellata ha impatti duraturi sulle società di tutto il mondo. Le stime esistenti tengono già conto di mortalità, salute, perdita di biodiversità e danni economici, ma fino ad oggi hanno trascurato in gran parte l’oceano. Il nostro lavoro si concentra sul quantificare questa componente mancante, che è importante perché l’oceano copre la maggior parte del pianeta e, sebbene i suoi legami con la società siano spesso indiretti, sono altamente rilevanti e hanno conseguenze economiche e sociali significative”.

Gli oceani coprono oltre il 70% della superficie terrestre e supportano una vasta gamma di benefici economici e sociali, dalla produzione e commercio di cibo alla protezione delle coste, alla salute e ai valori culturali. Eppure, il loro ruolo è stato in gran parte assente dai modelli climatici-economici che guidano la determinazione dei prezzi del carbonio e le decisioni politiche.

Lo studio integra una ricca letteratura di studi biofisici ed economici in un unico framework, traducendo gli impatti fisici del clima in perdite monetarie di welfare. Ciò include non solo impatti di mercato, come la riduzione della produttività ittica o le interruzioni dei servizi portuali, ma anche valori non di mercato come nutrizione, salute, biodiversità e valore ricreativo.

Uno dei risultati più significativi è che gli impatti sulla salute legati alla pesca rappresentano quasi la metà dei danni climatici legati all’oceano. In molti paesi, in particolare negli stati insulari e a basso reddito, il pesce è una fonte cruciale di proteine e micronutrienti. Il declino delle scorte ittiche dovuto ai cambiamenti climatici si traduce direttamente in maggiore mortalità e peggiori condizioni di salute – impatti costosi ma spesso invisibili nelle valutazioni economiche tradizionali.

Le barriere coralline emergono come un altro importante driver di perdite economiche. Altamente sensibili alla temperatura e all’acidificazione degli oceani, le barriere coralline forniscono servizi ecosistemici per centinaia di migliaia – e in alcuni casi milioni – di dollari per ettaro, dalla pesca e turismo alla protezione costiera e biodiversità.

Quadro analitico per la stima del costo sociale del carbonio basato sugli oceani (Fonte: Nature Climate Change, 2026)

Lo studio rileva che i danni legati all’oceano sono distribuiti in modo disomogeneo tra le regioni. I paesi con alta dipendenza dagli ecosistemi marini – tra cui molti stati a basso reddito e piccole isole in via di sviluppo – affrontano perdite di welfare molto alte. In alcune economie, i danni legati all’oceano rappresentano il 20–30% delle perdite totali legate al clima, amplificando significativamente le disuguaglianze esistenti.

Omettendo gli impatti oceanici, le stime attuali del costo sociale del carbonio – e quindi dei prezzi ottimali del carbonio – risultano sistematicamente troppo basse. Per confronto, i prezzi del carbonio nei principali mercati, come l’UE, oscillano attualmente intorno a 70–80 euro per tonnellata, ben al di sotto dei livelli impliciti quando si includono i danni oceanici.

I risultati suggeriscono che considerare interamente gli impatti oceanici potrebbe giustificare prezzi del carbonio significativamente più alti, rafforzando la necessità economica di riduzioni più rapide delle emissioni.

Ciò che questo studio mostra è che la natura sostiene il benessere umano in modi profondamente diversi, e che un clima in cambiamento minaccia molte di queste funzioni – spiega Francesco Granella di Fondazione CMCC e coautore dello studio – L’oceano fornisce benefici economici diretti, come il cibo e il trasporto marittimo, ma ci sostiene anche attraverso servizi che raramente emergono nelle transazioni di mercato, come la protezione costiera offerta dalle mangrovie, i nutrienti fondamentali per la salute umana e il valore intrinseco che le persone attribuiscono al semplice fatto di sapere che gli ecosistemi marini esistono e continueranno a esistere per le generazioni future. Dobbiamo riconoscere che tutti questi contributi hanno un valore enorme per il benessere umano. Perdere una barriera corallina o una foresta di mangrovie non è solo una perdita ambientale: è una perdita per il benessere delle persone, che non può essere facilmente compensata con il denaro o con alternative artificiali”.

Uno dei principali insegnamenti di questo studio è che è davvero importante considerare tutti gli aspetti dei cambiamenti climatici – aggiunge Emmerling – Ha effetti su molti ambiti, molti dei quali ancora non rappresentati – almeno nei modelli economici – e può avere un enorme impatto sulle società e sull’economia. Questi danni sono anche altamente diseguali: le regioni più povere e vulnerabili, in particolare le piccole isole, dipendono fortemente dagli ecosistemi oceanici per sussistenza, cibo e reddito. Danneggiare gli oceani rischia quindi di approfondire le disuguaglianze esistenti e aumentare la povertà”.

Fonte: Nature Climate Change, 2026

Questo lavoro mostra l’importanza degli ecosistemi marini per il benessere della società e per la valutazione dei cambiamenti climatici – conclude Massimo Tavoni, Direttore dell’European Institute on Economics and the Environment del CMCC – La contabilizzazione standard dei costi socio-economici dei cambiamenti climatici ha finora ignorato la natura. In questo studio e in lavori precedenti pubblicati su Nature con gli stessi collaboratori, abbiamo approfondito la nostra comprensione della fragilità degli ecosistemi e delle conseguenze che questa fragilità ha per l’umanità”.

In copertina: Una mangrovia nella Laguna del Cacahuate, Tabasco, Messico.Credito fotografico: Ottavio Aburto-Oropeza, Scripps Institution of Oceanography, Università della California, San Diego.

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