Diritto e normativaSostenibilità

Normative net zero: in aumento, ma permane gap attuativo

In attesa che a Baku (COP29) l’High Level Expert Group on the Net Zero Emissions Commitments of Non-State Entities(HLEG) delle Nazioni Unite sulle politiche Net Zero presenti, come annunciato, il Rapporto sugli sforzi per allineare gli strumenti politici agli obiettivi climatici, la Martin School dell’Università di Oxford ha lanciato il Climate Policy Monitor, a libero accesso, a cui hanno collaborato (pro bono) 48 importanti studi legali di tutto il mondo che fornisce una dettagliata l’analisi di come le economie di 30 grandi Paesi, tra cui l’Italia, si stiano allineando, o meno, agli obiettivi climatici.

Le normative volte ad affrontare i rischi climatici e a ridurre le emissioni sono in forte espansione, ma un persistente “divario nell’attuazione” fa sì che le nuove regole non sempre si traducano in sforzi più coraggiosi per raggiungere gli obiettivi strategici.

È quanto rilevato dalClimate Policy Monitorlanciato il 13 novembre 2024 dall’Università di Oxford- Martin school esviluppato attraverso partnership con48 importanti studi legali di tutto il mondo che hanno collaborato, volontariamente ed a titolo gratuito (pro bono), che fornisce l’analisi più dettagliata di sempre sucome le economiche di 30 grandi Paesi si stiano allineando, o meno, agli obiettivi climatici, sulla base di265 punti datiper ogni strumento politico.

Lo studio giunge mentre a Baku, alla Conferenza delle Parti (COP) sui Cambiamenti Climatici, l’High Level Expert Group on the Net Zero Emissions Commitments of Non-State Entities(HLEG) delle Nazioni Unite presenterà unRapporto per promuovere gli sforzi per allineare gli strumenti politici agli obiettivi climatici.  
“Gli sforzi volontari sono importanti, ma ci portano solo fino a un certo punto– ha affermatoCatherine McKenna, ex Ministro canadese dell’ambiente a capo dell’HLEG –Inserendo net zero nelle regole che modellano l’economia, i decisori politici possono livellare il campo di gioco e guidare non solo gli impegni, ma anche grandi tagli alle emissioni“.

Nell’UE, unanuova legge richiede alle aziende di creare piani che stabiliscano come passeranno allo zero netto. NelRegno Unito, le aziende che cercano di vendere al governo beni e servizi per un valore superiore a 5 milioni di sterline devono avere un piano zero netto. InBrasile, nuove norme richiedono alle società quotate e agli istituti finanziari di segnalare pubblicamente non solo le proprie emissioni, ma anche i rischi che affrontano a causa del cambiamento climatico (norme simili esistono inCalifornia,CinaeTurchia).

Dal momento che i Paesi dovranno presentare nuovi piani (NDC) entro il prossimo febbraio nell’ambito dell’Accordo di Parigi, è fondamentale che gli obiettivi di alto livello siano sopportati con regolamenti e normative concrete per garantirne l’implementazione.

“Nazioni e aziende hanno fatto promesse ambiziose, ma le promesse da sole non impediranno un cambiamento climatico catastrofico– ha affermato il ProfessorThomas HaledellaBlavatnik School ofGovernmentdell’Università di Oxford, Co-responsabile del Monitor –Abbiamo bisogno di regole applicate per legge, imposte dai governi a se stessi e alle aziende che operano nelle loro giurisdizioni. La buona notizia è che c’è stata un’enorme crescita recente di tali regole. Ora dobbiamo colmare le lacune“.

Il Climate Policy Monitor Valuta le normative nazionali in3 ambiti chiave.
– Divulgazione relativa al clima: obblighi per le aziende e gli istituti finanziari di comunicare pubblicamente informazioni sui rischi presentati dal cambiamento climatico, sul loro contributo al problema e/o sulle politiche adottate.
–Pianificazione della transizione: regole che richiedono alle aziende di definire i passaggi che adotteranno per allinearsi agli obiettivi climatici.
–Appalti pubblici:  norme che allineano la spesa pubblica, che in genere rappresenta il 10-15 % del PIL di un paesee comprende tutto, dai veicoli ai nuovi ospedali,  con gli obiettivi climatici dei governi.

Ne emerge che vi èuna crescente attività di regolamentazione nelle principali economie, ma anche lacune persistenti.
– Nella divulgazione: 17 Paesi impongono alle aziende di divulgare le emissioni lungo l’intera catena del valore (le cosiddette emissioni “Scope 3”). Inoltre, 17 giurisdizioni, tra cui Cina, Giappone, Turchia, Australia e Stati Uniti, regolano l’impronta globale delle aziende, imponendo requisiti normativi ai fornitori in tutto il mondo.
– Le norme che richiedono alle aziende di definire la loro pianificazione di transizione  ovvero i passaggi che intraprenderanno per rispettare propri impegni climatici) vengono sempre più utilizzate per contrastare il “greenwashing” (fare impegni senza dire come verranno rispettati) e ilgreenhushingovvero l’atteggiamento di alcune aziende ad essere riluttanti nel rivelare i propri impegni di decarbonizzazione.Tuttavia, molte diqueste norme rimangono flessibili, tanto che solo il 20% delle normative richiede alle aziende di implementare effettivamente i propri piani.
– Sebbene vi sia stato unforte aumento dei requisiti per allineare  la spesa per gli appalti pubblici agli obiettivi climatici (con nuove regole entrate in vigore dal 2023 che ora coprono una spesa collettiva per gli appalti in 17 Stati per 9,7 trilioni di dollari), la mancanza di standard chiari su come rendere operativi questi requisitilimita l’efficacia di queste regole.

Per l’Italia sono state mappate 7 Politiche attive, 3 di Divulgazione sul clima, 4 di Pianificazione della Transizione, 4 sugli Appalti Pubblici.

I dati approfonditi del Monitor, ad accesso libero su, che saranno continuamente aggiornati ed estesi ad altri Paesi e giurisdizioni, mostranoaree specifiche in cui i regolatori possono rafforzare e allineare le regole economiche per creare un campo di gioco equo e un ambiente favorevole al raggiungimento di zero emissioni nette.

“Gli obiettivi net zero stanno diventando parte integrante dell’architettura economica globale– ha sottolineatoThom Wetzer, Professore associato di diritto e finanza e Direttore del Sustainable Law Programme dell’Università di Oxford, Co-responsabile del Monitor –In seguito a un’ondata di obiettivi net zero volontari da parte delle aziende, gli enti regolatori stanno introducendo sempre più norme obbligatorie supportate da standard ampiamente approvati. Le aziende che operano a livello globale dovranno destreggiarsi in questa realtà, anche se l’amministrazione Trump potrebbe tentare di invertire la politica climatica degli Stati Uniti“.

Articoli simili

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.