Circular economy

Imballaggi in plastica: Italia campione del riciclo?

Secondo un briefing condotto dall’Unità Investigativa di Greenpeace Italia sono cinque (più uno) i motivi per cui non dovremmo esserne così sicuri. “Eppure, le incredibili performance del sistema di riciclo italiano continuano a essere sbandierate dai nostri politici a ogni tavolo negoziale internazionale e impiegate come scudo per conservare lo status quo, opporsi a qualsiasi provvedimento che riduca l’utilizzo di plastica monouso e ritardare tutte quelle strategie che favoriscono il riuso” (Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia).

“[… ]ciò che ci rende davvero fieri, è anche un altro significativo dato: sempre nel 2020, a fronte di 1.914.000 tonnellate di imballaggi in plastica immessi sul mercato e di pertinenza Corepla, infatti, si è riusciti a recuperarne 1.820.270, dunque ben il 95%!”

Prende spunto da questa citazione tratta da uno deimateriali educativipubblicati sul sito diCorepla(Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica), che fa parte a sua volta diConai(Consorzio nazionale imballaggi), che gestisce questo tipo di rifiuti nel 92% dei Comuni italiani, lanuova inchiesta “Plastica, Italia campione del riciclo?”, redatta daChiara Spallinodell’Unità InvestigativadiGreenpeace Italiae pubblicata l’11 novembre 2024, che si basa sulla consultazione di documenti ufficiali del Corepla. 

“L’Italia ama raccontarsi come un’eccellenza nel campo del riciclo, tanto che in Europa i nostri rappresentanti remano contro qualsiasi provvedimento che punti a ridurre gli imballaggi o a immaginare nuove strategie di riuso– si legge nell’Introduzione –Ma quando si parla di rifiuti urbani in plastica, i dati degli ultimi anni raccontano una realtà diversa. Tra documenti mancanti e conti che non tornano, credere nella natura virtuosa del sistema che gestisce i nostri imballaggi somiglia a un atto di fede”.

Se si escludono le quote di materiale gestite da operatori indipendenti, tra il 2021 e il 2023, secondo il briefing di Greenpeace Italia,Corepla ha avviato annualmente al riciclocirca 700 mila tonnellate di imballaggi e prodotto circa 500 mila tonnellate di scarti, smaltiti in discarica o, più di frequente, in cementifici esteri. Questi numeri sonoal di sotto degli obiettivi comunitari di riciclo effettivo (e dimostrabile) che dovranno essere del 50% entro il 2025 e del 55% entro il 2030.

Per riciclo effettivo, leLinee Guida Eurostat per la verifica dei target di riciclo 2025 e 2030,intendono il “computo delle materie prime seconde in ingresso all’impianto finale di riciclo, ovvero il dato di rifiuti di imballaggio effettivamente valorizzati, al netto degli eventuali scarti dalle attività di pretrattamento che vengono effettuate all’interno dell’impianto di riciclo finale”. Basare i calcoli sul riciclo effettivo rappresenta un approccio ben diverso da quello adottato negli ultimi anni in Italia in cui si è parlato solo di materiale avviato a riciclo,un indice che comprende al suo interno anche tutti gli scarti che vengono estratti successivamente dai materiali trattati. Per fare un confronto, il tasso italiano di avvio a riciclo per la filiera della plastica nel 2022 era del 55,1%, quello di riciclo effettivo, calcolato sulla base dei nuovi riferimenti comunitari,scende al 48% nel 2023.

Anche per quest’ultimo numero è possibile sollevare dei dubbi, visto che i documenti necessari a effettuare il nuovo calcolo non sono pubblici.Neppuregli audit svolti da un ente indipendenteper stimare il riciclo effettivo – e riportati nel Rapporto di Sostenibilità 2023 di Conai –risultano soddisfacenti: sono stati monitorati solo tre impianti (uno di compostaggio per la plastica biodegradabile e compostabile, uno di selezione degli imballaggi in plastica e plastica-metallo e uno di riciclo). 

Queste criticità sono state evidenziate anche dalla Corte dei conti europea (ECA) che nellaRelazione speciale“Entrate dell’UE basate sui rifiuti di imballaggio di plastica non riciclati. Un esordio difficile ostacolato da dati che non sono sufficientemente comparabili o affidabili”, pubblicata lo scorso settembre, dopo un’indagine in Italia, in Romania e Paesi Bassi, ha segnalato lacune nei sistemi di monitoraggio e raccolta dati, riscontrando “un rischio molto elevato che i riciclatori non sottopongano a operazioni di trattamento i rifiuti di imballaggio di plastica ricevuti”.

Il briefing di Greenpeace esamina inoltre leesportazioni di rifiuti da imballaggi in plasticae, nello specifico, delplasmix, ovvero le plastiche eterogenee miste che costituiscono una quota consistente della raccolta differenziata e che viene avviata quasi interamente alla combustione per la produzione di energia o, in minima parte, in discarica, perché tecnicamente o economicamente non riciclabile.

Si tratta di un export notevolmente in crescita, come svelato da un’altra indagine, pubblicata da Greenpeace la scorsa settimana, che sollevadubbi sull’effettivo riciclo o utilizzo per la produzione di energia dei rifiuti, che una volta usciti dall’Italia potrebbero essere oggetto di attività illegali come incendi, sotterramenti o triangolazioni con Paesi ancora più lontani.

“Credere nell’eccellenza del sistema che gestisce i nostri imballaggi in plastica assomiglia più a un atto di fede– ha dichiaratoGiuseppe Ungherese, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia – Idati di Corepla e Conai si caratterizzano per opacità e scarsa trasparenza sui criteri di calcolo e rendicontazione, e i risultati realmente ottenuti potrebbero essere ben più scarsi di quelli dichiarati. Eppure, le incredibili performance del sistema di riciclo italiano continuano a essere sbandierate dai nostri politici a ogni tavolo negoziale internazionale e impiegate come scudo per conservare lo status quo, opporsi a qualsiasi provvedimento che riduca l’utilizzo di plastica monouso e ritardare tutte quelle strategie che favoriscono il riuso. Chiediamo maggiore trasparenza a tutti gli attori coinvolti nella filiera italiana, anche in vista dell’ultimo round negoziale sul trattato sulla plastica che inizierà in Corea del Sud nelle prossime settimane».

Il prossimo 25 novembre, infatti, inizierà a Busan (Corea del Sud) la V e ultima sessione (INC-5) di negoziati internazionali per la definizione del primoTrattato globale sulla plasticasotto l’egida delle Nazioni Unite, e Greenpeace ricorda che oggi più che ma è fondamentale stabiliremisure concrete e globali per prevenire l’inquinamento da plastica in ogni fase della produzione e dello smaltimento di questo materiale.

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