Secondo il Rapporto 2025 dell’Osservatorio per la Neutralità Climatica Europea (ECNO), l’UE ha un buco di 344 miliardi di euro all’anno nel suo fabbisogno di investimenti in tecnologie pulite per supportare la neutralità climatica al 2050, mentre sono in aumento del 19% i sussidi ai combustibili fossili e permane la dipendenza dall’estero per le materie prime essenziali.
L’Unione europea sta perdendo posizioni nella competizione mondiale per le tecnologie verdi.
A lanciare l’allarme è l’edizione 2025 delRapporto di punta“State of EU progress to climate neutrality”, lanciato il 3 settembre 2025 nel corso di un evento in streaming dall’Osservatorio per la Neutralità Climatica Europea (ECNO), una partnership supportata dalla Fondazione Europea sul Clima (ECF), che riunisce alcune tra le principali organizzazioni di ricerca europee su clima, governance, economia e finanza con l’obiettivo di garantire che l’UE sia predisposta al raggiungimento dell’obiettivo della neutralità climatica al 2050, valutando regolarmente i progressi compiuti sul campo a livello economico e fornendo un controllo indipendente dei processi politici dell’UE che li guidano.
La terza valutazione annuale dei progressi verso la neutralità climatica di ECNO giunge in un momento di crescente incertezza globale e di transizione industriale. Nel 2025, l’UE si troverà ad affrontare molteplici sfide per quanto riguarda il suo ruolo politico ed economico nel mondo. In risposta a ciò, l’UE sta attuando ilClean Industrial Deal, basandosi sul suo obiettivo di neutralità climatica e puntando al contempo a modernizzare la propria economia, rafforzando il settore manifatturiero in tutta Europa.
L’analisi si articola attorno a13 pilastri della transizione, monitorando i cambiamenti nel trend degli ultimi sei anni per quasi150 indicatorie anche l’impatto previsto delle politiche, una novità del rapporto di quest’anno, e sono stati analizzati i cambiamenti anche attraverso la lente di obiettivi più ampi dell’UE, ovverocompetitività,resilienzaebenessere dei cittadini.
Sebbene molti importanti sviluppi sul campo abbiano subito un’accelerazione rispetto alla valutazione dello scorso anno, ilritmo attuale della transizione non è ancora sufficientemente rapido. Gliinvestimenti sono in ritardo, il che sottolinea la necessità di adeguamenti politici mirati per garantire certezza sia alle imprese che ai cittadini. Accelerareil passaggio a un’economia pulita è inoltre fondamentale per la competitività e la sicurezza a lungo termine dell’Europa. Le crescenti tensioni geopolitiche rappresentano uno scenario impegnativo per questo impegno, ma rafforzano anche la necessità di azioni più decisive.

Il Rapporto ECNO 2025 conferma che l’UE, pur muovendosi nella giusta direzione, mantiene un ritmo è ancora troppo lento, coni finanziamenti e gli incentivi per la decarbonizzazione che continuano a non essere allineati (climate investment gap), rallentando la più ampia domanda di tecnologie pulite.
Secondo l’Osservatorio, nel 2023 sono stati spesi498 miliardi per i settori dell’energia, degli edifici, dei trasporti e della produzione di tecnologie pulite, con un aumento di appena l’1,5% rispetto al 2022. Per raggiungere i suoi obiettivi di politica climatica e industriale per il 2030 l’Ue dovrebbe investirnedi qui al 2030 ben 842 l’anno, e dunque il “divario di investimenti climatici” è di 344 miliardi. Allo stesso tempo, i sussidi ai combustibili fossili sono aumentati del 19% nel 2023 rispetto ai livelli del 2022, raggiungendo i 242 miliardi di euro. Una scelta che rischia di rivelarsi miope, in un momento in cui la Cina e altri paesi accelerano nella corsa alle tecnologie pulite.
Proprio il dragone asiatico domina la scena: controllal’82% della produzione mondiale di moduli solari, il65% delle turbine eolichee l’83% delle celle per batterie. Un monopolio che incide sulla bilancia commerciale europea, in rosso per solare e batterie, mentre si assottiglia anche il tradizionale vantaggio nel settore eolico.
“L’Europa sta reagendo, ma con troppa timidezza– ha spiegatoCiarán Humphreys, esperto di tecnologie pulite dell’ECNO –Il Clean Industrial Deal e il Fondo europeo per la competitività, previsti nella proposta di bilancio della Commissione, sono passi nella giusta direzione. Ma con soli 26 miliardi di euro destinati alle tecnologie pulite ad alta intensità di capitale, il Fondo resta una risposta inadeguata alla potenza di fuoco dispiegata da Washington e Pechino“.
In tutta Europa gli impatti climatici, minacciano sempre più i mezzi di sussistenza e i sistemi economici che li sostengono, causando perdite economiche per oltre 160 miliardi di euro tra il 2021 e il 2023, e la dipendenza energetica è un’altra fonte di vulnerabilità, come dimostrato dalla crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina. Solo nel 2024, l’UE ha importato combustibili fossili per un valore di quasi 400 miliardi di euro, pari al 2% del PIL dell’Unione. Ciò rafforza la dipendenza dell’UE dagli esportatori di combustibili fossili e la rende vulnerabile alla volatilità del mercato globale del petrolio e del gas. Inoltre, il predominio della Cina nel settore manifatturiero, delle materie prime e della tecnologia solleva problemi di resilienza della catena di approvvigionamento dell’UE.
A complicare il quadro c’èl’emergenza energetica: nell’ultimo quinquennio le tariffe elettriche industriali sono cresciute del 7,5% all’anno, un dato che non ha eguali tra i competitor globali. La causa principale restala dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, con l’addio al gas russo che ha costretto l’Europa a rifornirsi sul mercato più oneroso del GNL statunitense.
L’UE, sottolinea ECNO, resta inostaggio delleforniture di materie prime essenziali, altro settore dove la Cina detta legge. Un circolo vizioso che vede il deficit commerciale europeo allargarsi per materiali strategici come litio, platino e silicio, indispensabili per lo sviluppo delle tecnologie verdi. Inoltre, il Rpporto evidenzia anche unrischio sociale: con l’inflazione che erode il potere d’acquisto e le bollette che pesano sui bilanci familiari,il consenso per la transizione verde potrebbe incrinarsi se non verranno garantiti sostegni adeguati alle fasce più vulnerabili.
Il Rapporto indica anche lesoluzioni possibili per superare questi ostacoli.

Per colmare il divario negli investimenti sul clima e migliorare la competitività industriale:
– Creare un quadro di investimento di supporto per beni puliti, tecnologie e sforzi di decarbonizzazione, allineando i bilanci pubblici, la tassazione e i meccanismi di determinazione dei prezzi per supportare la transizione climatica.
–Rimuovere i colli di bottiglia alla transizione, accelerando il rilascio dei permessi, allineando la pianificazione e gli investimenti nello sviluppo della rete con gli obiettivi climatici e promuovendo gli sforzi di sviluppo delle competenze.
–Aumentare la domanda di beni e tecnologie pulite e sostenere la creazione di mercati guida, rendendo gli appalti pubblici più sostenibili e focalizzati sui prodotti dell’UE, mantenendo gli standard esistenti e concentrando il sostegno pubblico ed eliminando gradualmente i sussidi ai combustibili fossili per sostenere l’elettrificazione, l’espansione delle energie rinnovabili, le infrastrutture e l’adozione di tecnologie pulite.
Per migliorarela resilienza dell’UE (oltre a colmare il divario negli investimenti climatici, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e migliorare la competitività):
– Rafforzare le considerazioni climatiche nella politica estera dell’UE, promuovendo la cooperazione globale e partenariati commerciali puliti e resilienti.
–Rafforzare la resilienza climatica attraverso azioni di adattamento basate sui dati, investendo ed imponendo misure di adattamento e dati migliori su azioni e finanziamenti.
Per avere una transizione equa e un sistema agricolo resiliente:
– Rafforzare l’azione e l’impegno dei cittadini e fornire assistenza ai gruppi vulnerabili, garantendo la continuazione dei finanziamenti per una transizione giusta e inclusiva a livello UE e facilitando scelte sostenibili per i consumatori.
–Riorientare il sistema agroalimentare a beneficio sia degli agricoltori che del pianeta, reindirizzando i sussidi della PAC per sostenere la produzione a base vegetale e le pratiche agroecologiche, rafforzando gli obiettivi di riduzione degli sprechi alimentari e implementando un’etichettatura più chiara delle date di scadenza.
ECNO sottolinea l’importanza dimonitorare le condizioni abilitanti per una transizione pulita, equa e competitiva. Sebbene l’UE monitori i progressi in diversi ambiti politici, non dispone di un sistema unificato per monitorare i progressi sulle condizioni abilitanti comuni delle sue due priorità interconnesse di competitività e decarbonizzazione. Sistemi paralleli rischiano di creare un processo decisionale isolato e non coordinato. Con tempo e risorse limitati,l’UE ha bisogno delle migliori informazioni disponibili per garantire il raggiungimento dei propri obiettivi. Nell’ambito dell’attuazione del Clean Industrial Deal, è opportuno stabilire un quadro comune dell’UE che integri le priorità in materia di competitività e clima. Ciò potrebbe fornire una base di dati trasparente e comparabile per identificare gli ostacoli e orientare le politiche a livello di UE e di Stati membri.
