In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, i dati dell’Osservatorio 2026 della Fondazione Sostenibilità Digitale segnalano che il 44% delle microimprese non ha consapevolezza sulla sostenibilità e sul digitale, e che Il divario di consapevolezza sulla sostenibilità tra microimprese e consumatori è doppio rispetto al gap rilevato sul tema del digitale: c’è un problema culturale, che limita la capacità di esercitare un impatto positivo su ambiente e comunità.
Le microimprese italiane non hanno sufficiente consapevolezza sui temi della sostenibilità digitale e soffrono di un divario principalmente culturale nei confronti dei consumatori: questo riduce la competitività e impedisce di coniugare la crescita con un impatto positivo a livello ambientale e sociale.
Il tema emerge dai dati delRapporto 2026“Digitale e sostenibilità nell’Italia che produce e che consuma” dell’OsservatoriodellaFondazione per la Sostenibilità Digitale, la prima fondazione di ricerca italiana composta da Università, Istituzioni ed Aziende, che studia gli impatti della trasformazione digitale per lo sviluppo sostenibile, in collaborazione con l’Istituto di Studi Politici San PioV e in partnership conAdiconsumeConfcommercio Imprese per l’Italia, presentato alla vigilia dellaGiornata Mondiale dell’Ambiente (4 giugno 2026).
Secondo lo studio – che per la prima volta ha messo a confronto sull’asse della sostenibilità digitale i consumatori e microimprenditori italiani (aziende tra 0 e 10 dipendenti) – il44% delle microimpresericade nella categoria degli “Insostenibili Analogici”, che dimostrascarsa attitudine e attenzione sia verso il digitale sia verso la sostenibilità.
Tra iconsumatoriquesta percentuale è di dieci punti inferiore(34%), ma il dato che desta maggiore attenzione viene dal confronto tra i due campioni rispetto ai componenti dell’indice DiSI(Digital Sustainability Index©) che l’Osservatorio misura per valutare quanto la tecnologia digitale venga utilizzata in modo consapevole. L’indice mostra chetra consumatori e microimprenditori il gap di competenze tecnologiche è tutto sommato modesto, mentre èmolto più ampio (oltre il doppio) il divario di consapevolezza sul tema della sostenibilità, e di conseguenza anche il divario in termini integrati sulla sostenibilità digitale.

SecondoStefano Epifani, Presidente della Fondazione Sostenibilità Digitale, la differenza rilevata indica chel’ostacolo più alto da superare non è tecnologico, ma culturale.
“Una transizione climatica giusta richiede consapevolezza del problema e capacità di attivarsi: una capacità che oggi, nell’era dell’AI, passa necessariamente dalla sostenibilità digitale, che permette di impiegare il digitale in modo sostenibile e utilizzarlo per fare impresa in modo più sostenibile per la comunità e l’ambiente– ha affermato Epifani –Se le microimprese, che sono il 94,5% del nostro tessuto imprenditoriale, non sono in grado di farlo, come sistema Paese subiamo un doppio danno: perdita di competitività per mancanza di innovazione tecnologica e incapacità di ridurre l’impatto ambientale e generare valore sociale. Serve un’azione urgente per cambiare rotta”.
Microimprenditori e sostenibilità: il rischio della deresponsabilizzazione e il ruolo delle istituzioni. Riguardo al cambiamento climatico, il divario tra microimprenditori e consumatori appare molto evidente: il 46% ritiene che sia un problema urgente, contro il 65% dei consumatori.
In generale, il 75% dei titolari di microimpresa intervistati dichiara che vorrebbe approfondire il tema della sostenibilità aziendale, mala grande maggioranza (68%) pensa che la responsabilità principale sul tema della sostenibilità debba essere delle istituzioni: seguono per il21% i cittadiniesolo il 10% pensa che il compito spetti primariamente alle imprese stesse.

Anche per i consumatori nel 60% dei casi la responsabilità primaria ricade sulle istituzioni.
“Questa consapevolezza senza azione– ha osservato Epifani –se rimane senza risposta, pone un rischio di deresponsabilizzazione – e di mancanza in termini di governance: ma è anche una chiara domanda che cittadini e imprese pongono alle istituzioni, a cui si richiede di aiutare a capire, di farsi volano per promuovere la sostenibilità”.
Una domanda senza adeguata risposta
In generale, iconsumatori risultano più “avanti” nell’indice di Sostenibilità Digitale: il 29% ha raggiunto sull’indice DiSI un livello elevato, che li colloca nella categoria dei “Sostenibili Digitali”.
Sono persone che non trovano un’offerta adeguataquando si rivolgono a microimprese che per il 44%, come abbiamo visto, hanno caratteristiche da “Insostenibile Analogico”, male equipaggiato per il futuro sia in tema di tecnologia sia in tema di sostenibilità.
Lapossibile domanda di beni e servizi offerti da microimprese attente alla sostenibilità digitale si va quindi in parte a disperdere, depotenziando l’effetto “moltiplicatore” che si genera quando domanda e offerta si incontrano e si muovono in un’ottica sostenibile.
Intelligenza Artificiale e dati: un’occasione mancata anche per la sostenibilità
Rispetto alla competenza tecnologica generale, consumatori e microimprenditori non sono lontani tra loro. In entrambi i casi, oltre il 70% ritiene di avere una competenza abbastanza o molto elevata.
Il quadro cambia un po’ se si parla di Intelligenza Artificiale.Il 54% dei titolari di microimprese coinvolti nella ricerca dichiara di non usare l’IA in azienda. Il 47% dichiara che non lo fa perché non gli è chiaro a cosa serva, e il 33% non ne vede il beneficio economico immediato. Difficile anche immaginare il futuro:per il 63,5% l’IA non avrà un impatto di rilievo sul suo business nei prossimi 3-5 anni.
Ignorare l’Intelligenza Artificiale significa privarsi non solo di possibilità di ottimizzare l’operatività, ma anche distrumenti che consentono di analizzare e utilizzare dati importanti– per esempio quelli suiconsumi energetici, sull’efficienza dei processi produttivi, ecc. – legati direttamente alla sostenibilità delle attività aziendali. Non sorprenderà quindi scoprire chesolo il 19% dei microimprenditori usa i dati in modo significativo per guidare i processi decisionali.
