10 Agosto 2022
Demografia Società

Indicatori demografici 2017 Istat: Italia sempre più vecchia e con meno nati

ISTAT italia sempre piu vecchia

Istat ha pubblicato l’8 febbraio 2018 gli Indicatori demografici del 2017 da cui emerge che:
 la popolazione residente italiana al 1° gennaio 2018 ammonta a 60 milioni 494mila residenti, quasi 100mila in meno sull’anno precedente (- 0,16%);
– nel 2017 si conteggiano 464mila nascite, nuovo minimo storico e il 2% in meno rispetto al 2016;
– i decessi sono 647mila, 31mila in più del 2016 (+5,1%);
– il saldo naturale nel 2017 è negativo (-183mila) e registra un minimo storico.

Sono questi i dati che più risaltano dal bilancio demografico tracciato dall’Istituto nazionale di statistica (Istat) e che sarebbero più “pesanti” se non fosse intervenuto il saldo migratorio con l’estero, positivo per 184mila unità, un consistente incremento sull’anno precedente, quando risultò pari a +144mila.

Così l’Italia che alla vigilia del boom economico degli anni ’60, risultava uno dei “più giovani” Paesi europei, si ritrova ad essere il “più invecchiato”, con tutti i rischi futuri che simile fenomeno comporta.

Al 1° gennaio 2018, il 22,6% della popolazione italiana ha età compiuta superiore o uguale ai 65 anni, il 64,1% ha età compresa tra 15 e 64 anni mentre solo il 13,4% ha meno di 15 anni (Prospetto 4). Rispetto a 10 anni fa le distanze tra le classi di età più rappresentative si sono ulteriormente allungate. Le persone che prevalentemente sono da ritenersi in età di pensionamento hanno cumulato 2,4 punti percentuali in più rispetto al 2008 mentre, al contrario, le persone prevalentemente in condizione attiva o formativa sono rispettivamente scese di 1,6 e 0,7 punti percentuali.

Se l’aumento della longevità rappresenta una grande conquista, in quanto testimonia il miglioramento delle condizioni di vita, dall’altro potrebbe trasformarsi in una minaccia per il futuro in termini di costi socio-economici correlati all’assistenza e al benessere degli anziani, specie continuasse con questi ritmi il “tasso di dipendenza” ovvero il rapporto tra la quota di popolazione pensionata o ultrasessantacinquenne e la quota di popolazione in età lavorativa risulta oggi pari al 56,1%, registrando un incremento di 4 punti percentuali sul 2008.

La popolazione in età attiva, rimasta per decenni stabilmente ancorata ai due terzi della popolazione totale, ha avviato da alcuni anni sia un percorso di regolare declino numerico sia un processo di invecchiamento al suo interno.

Nel 2017 si stima siano venuti al mondo 464mila bambini, il 2% in meno rispetto al 2016 quando se ne contarono 473mila. Risulta battuto, pertanto, il precedente record di minimo storico dall’Unità d’Italia. Le nascite, peraltro, registrano la nona consecutiva diminuzione dal 2008, anno in cui furono pari a 577mila.

Nei giorni scorsi al Senato è stato presentato il “Patto per la Natalità” che chiede alla politica di intervenire per arrestare una denatalità che anno dopo anno ha portato l’Italia ad avere questo triste primato in Europa: “Il nostro Paese sta vivendo l’inverno demografico più difficile della sua storia”.

La riduzione delle nascite rispetto al 2016, secondo l’Istat, interessa gran parte del territorio, con punte del -7,0% nel Lazio e del -5,3% nelle Marche. Soltanto in 4 regioni si registrano incrementi: Molise (+3,8%), Basilicata (+3,6%), Sicilia (+0,6%) e Piemonte (+0,3%).

Il 19,4% delle nascite stimate per il 2017 è da madre straniera, una quota in lieve flessione rispetto al 2016 (19,7%), mentre l’80,6% è da madre italiana.

In termini di comportamento riproduttivo le stime relative al 2017 non si discostano di molto dai valori osservati nell’anno precedente, tanto tra le cittadine italiane quanto tra le straniere. A fronte di una fecondità complessiva ferma al dato del 2016 (1,34 figli per donna), tra le donne di cittadinanza italiana si riscontra un livello di 1,27 figli a testa, contro 1,26 dell’anno precedente, mentre le donne straniere risultano aver avuto in media 1,95 figli contro 1,97. Ricordiamo che il livello di fecondità affinché la popolazione risulti stabile è di 2,1.

La mortalità nel 2017, in termini assoluti e relativi, è vicina a quella registrata nel 2015, anno in cui si ebbero 648mila decessi e un tasso di mortalità identico.
Nonostante alcune oscillazioni riscontrate negli ultimi cinque anni, frutto del mutevole andamento delle condizioni climatico-ambientali e dell’alterna virulenza delle epidemie influenzali stagionali – si legge nella nota dell’Istat – la serie storica dei decessi continua a manifestare un palese processo di crescita”.

Si sottolinea, inoltre, che “il numero dei decessi dipende anche dall’ampiezza e dalla struttura per età della popolazione. Nel momento in cui gli individui tendono a vivere più a lungo, favorendo contestualmente la conservazione e l’invecchiamento della popolazione, è normale attendersi un andamento crescente dei decessi e del tasso di mortalità”.

Nel 2017 la speranza di vita alla nascita risulta pari a 80,6 anni per gli uomini, come nel 2016, e a 84,9 anni per le donne, contro gli 85 anni del 2016, sostanzialmente invariata rispetto all’anno precedente, anche se il gap di genere si riduce nel 2017 a soli 4,3 anni.

Anche nel 2017 le immigrazioni internazionali si confermano più alte delle emigrazioni, contribuendo positivamente allo sviluppo demografico e compensando lo squilibrio determinato dalla dinamica naturale negativa. Il saldo migratorio netto con l’estero stimato è pari a +184mila unità (0,3% dei residenti).

Gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2018 sono 5 milioni 65mila e rappresentano l’8,4% della popolazione residente totale.

Per gli stranieri risultano positivi sia il saldo naturale (+58mila) sia il saldo migratorio estero (+256mila). Tra le poste in negativo sono invece da segnalare 132mila cancellazioni per irreperibilità e 224mila cancellazioni per acquisizione della cittadinanza italiana (+11%).

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