La Corte dei conti europea (ECA) ha svolto un audit a 3 anni dall’introduzione del contributo nazionale al bilancio dell’UE calcolato sulla base dei rifiuti di imballaggi di plastica non riciclati, concludendo che gli Stati membri non erano sufficientemente preparati, i dati utilizzati non erano abbastanza comparabili e affidabili, i controlli sono stati inadeguati, con il rischio elevato che alcuni rifiuti di imballaggi di plastica non vengano effettivamente riciclati.
La “risorsa propria dell’UE” basata sui rifiuti di imballaggi in plastica non riciclati ha avuto intoppi fin da quando è stata introdotta nel 2021: le azioni per monitorare e sostenere l’attuazione non sono state tempestive, con la maggior parte dei paesi dell’UE impreparati alla sfida; problemi persistenti sono emersi per la comparabilità e l’affidabilità dei dati; mancanza di controlli adeguati sui rifiuti di imballaggi in plastica effettivamente riciclati. È probabile che la risorsa venga calcolata in modo errato.
Sono le conclusioni dellaRelazione speciale“Entrate dell’UE basate sui rifiuti di imballaggio di plastica non riciclati. Un esordio difficile ostacolato da dati che non sono sufficientemente comparabili o affidabili” che la Corte dei conti europea (ECA) ha pubblicato il 16 settembre 2024.
Le tre principali fonti di entrate attuali per il bilancio dell’UE 2021-2027 sono idazi doganali, i contributi basati sull’imposta sul valore aggiunto (IVA) riscossi dagli Stati membri e icontributi diretti dei paesi dell’UE, noti anche come contributi basati sul reddito nazionale lordo (RNL). A partire dal 1º gennaio 2021, una nuova fonte di entrate per il bilancio dell’UE è costituita da uncontributo nazionale calcolato sulla base dei rifiuti di imballaggio di plastica non riciclati. Questa risorsa è strettamente legata alle priorità politiche dell’UE, poiché dovrebbe incentivare gli Stati membri a ridurre i rifiuti di imballaggio e stimolare la transizione dell’Europa verso un’economia circolare, attuando laStrategia UE sulla plastica. Al tempo stesso, lascia agli Stati membri la possibilità di definire le politiche più adeguate per ridurre l’inquinamento da rifiuti di imballaggio di plastica, in linea con il principio di sussidiarietà. Al peso dei rifiuti di imballaggio di plastica non riciclati sarà applicata un’aliquota uniforme di prelievo di 0,80 euro per chilogrammo, con un meccanismo per evitare contributi eccessivi da parte degli Stati membri meno ricchi.
Poiché i dati rilevanti sono disponibili solo dopo due anni, i contributi si basano su previsioni che vengono successivamente adeguate. Nel 2023, le entrate dalla risorsa propria basata sulla plastica sono state pari a 7,2 miliardi di euro, ovvero il 4% delle entrate totali dell’UE e più di un miliardo di euro in meno per il bilancio dell’UE..

L’obiettivo dell’audit dell’ECA era esaminare il quadro istituito dalla Commissione, in cooperazione con gli Stati membri, per la gestione di tale risorsa propria. Nello specifico,la Corte ha valutato se la Commissione e gli Stati membri fossero sufficientemente pronti all’introduzione della nuova risorsa propria e se fossero in grado di assicurare la comparabilità e l’affidabilità dei dati per il calcolo di tale risorsa.
“Il modo in cui viene calcolato presenta ancora troppe debolezze– ha affermatoLefteris Christoforou, membro dell’ECA responsabile dell’audit –Chiediamo pertanto alla Commissione europea di porvi rimedio immediatamente e di capitalizzare le lezioni apprese quando si prepareranno potenziali future fonti di entrate dell’UE“.
La maggior parte degli Stati membri ha tardato a recepire la direttiva sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, e la Commissione impiegherà anni per dar seguito alle questioni inerenti al suo recepimento.
I revisori sottolineano che solo 5 Paesi dell’UE avevano recepito laDirettiva sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio(2018/852/UE) nella legislazione nazionale entro la scadenza (5 luglio 2020), per cui la Commissione UE ha avviato procedure di infrazione per i 22 stati membri rimanenti, di cui una ancora in corso al momento della verifica dell’ECA (Croazia).
Dopo che l’incorporazione è stata ritenuta completa, un appaltatore esterno ha eseguito controlli di conformità. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, i revisori hanno riscontrato chealmeno una disposizione chiave(ad esempio ladefinizione di “plastica” e “imballaggio” o il calcolo dei rifiuti di plastica generati e riciclati)non era stata adeguatamente incorporata.
L’ECA osserva che le procedure per queste problematiche può richiedere anni. Fino ad allora, iPaesi dell’UE continueranno probabilmente a utilizzare definizioni incoerenti e metodi di compilazione inappropriati che influenzano il calcolo dei loro contributi, pertanto i revisori invitano la Commissione europea ad affrontare la situazione.
Per il primo anno di attuazione della risorsa propria basata sulla plastica (2021), la maggior parte (22) degli Stati membri aveva previsto un importo inferiore a quello calcolato in seguito utilizzando i dati definitivi. Nel complesso, la quantità totale di rifiuti di imballaggio non riciclati prevista peril 2021 era inferiore di 1,4 miliardi di chilogrammi rispetto alle quantità segnalate nel 2023. Di conseguenza,la risorsa propria basata sulla plastica per il 2021 è stata sottostimata di 1,1 miliardi di euro(quasi un quinto dei 5,9 miliardi di euro raccolti quell’anno) e ha dovuto esserecompensata da un’altra risorsa per pareggiare il bilancio.

corrispondenti. Fonte: Corte dei conti europea, sulla base della tabella 3 del bilancio rettificativo n. 4 dell’Unione
europea per l’esercizio 2023.
I revisori notano chei Paesi dell’UE utilizzano metodi di compilazione diversi e non bilanciano i risultati ottenuti. Hanno anche scoperto chesolo 6 stati membri hanno segnalato i dati sul riciclaggio al punto di ingresso nell’operazione di riciclaggio come richiesto dalla legislazione, mentre gli altri hanno utilizzato principalmente dati ottenuti al punto di uscita dall’impianto di smistamento e applicato tassi di perdita medi. Ciò rende lestime degli stati membri delle quantità riciclate difficili da confrontare e meno affidabilie influisce sulla rendicontazione su come vengono raggiunti gli obiettivi di riciclaggio stabiliti dalla Direttiva sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio.
Infine, a causa dellamancanza di controlli adeguati, èelevato il rischio che alcuni rifiuti di imballaggi in plastica non vengano effettivamente riciclati.Se i rifiuti dichiarati come riciclati vengono di fatto inceneriti, smaltiti o inviati in discarica, ciò non solo costituisce un reato ambientale, ma comporta anche un’indebita riduzione degli importi dovuti per la risorsa propria. I revisori rilevano che lo stesso rischio si applicaai rifiuti di plastica esportati al di fuori dell’UE, poiché gli Stati membri non possono attualmente verificare che le condizioni di riciclaggio nei paesi terzi siano conformi ai requisiti dell’UE. Raccomandano pertanto di adottare misure per attenuare tale rischio.
LeRaccomandazioni per la Commissione UE.
– Applicare gli insegnamenti tratti dall’introduzione della risorsa propria basata sulla plastica
All’atto di elaborazione di risorse proprie future, la Commissione dovrebbe:
– a) valutare le modifiche legislative necessarie, con un calendario previsionale per la presentazione di una proposta;
b) individuare i rischi principali che incidono sulla qualità dei dati e condividere le informazioni con gli Stati membri prima dell’introduzione delle nuove risorse proprie, laddove queste ultime siano basate sui dati comunicati dagli Stati membri;
c) stabilire una procedura efficiente per dare seguito a qualsiasi inadempienza significativa individuata nel recepimento nella legislazione nazionale o a questioni che incidono sulla qualità dei dati.
– Migliorare la comparabilità e l’affidabilità dei dati
La Commissione dovrebbe:
a) definire una tempistica, in collaborazione con gli Stati membri, per affrontare le difficoltà che impediscono a ciascun paese di stimare i rifiuti prodotti utilizzando i due metodi ed effettuando un bilanciamento dei risultati;
b) identificare, assieme agli Stati membri, le difficoltà che impediscono l’utilizzo del punto di calcolo all’atto di immissione in un processo di riciclaggio quale mezzo per definire le quantità dichiarate come riciclate, e adottare misure tese ad affrontare dette difficoltà;
c) presentare una proposta riveduta di atto delegato al fine di definire tassi di scarto medio; d) proporre un allineamento della definizione di plastica in tutti i testi utilizzati in relazione alla nuova risorsa basata sulla plastica.
–Attenuare il rischio che rifiuti inviati ai riciclatori non siano successivamente riciclati
La Commissione dovrebbe valutare il rischio che i rifiuti di imballaggio di plastica inviati ai riciclatori all’interno e al di fuori dell’UE non siano successivamente riciclati, individuare misure adeguate per attenuare il rischio e discuterne con gli Stati membri in vista di una loro attuazione.
Immagine di copertina: fonte ECA
