2 Dicembre 2021
Cambiamenti climatici Clima Società

IEP: 1,2 miliardi di sfollati al 2050 per le minacce ambientali

Secondo uno studio del think tank Institute of Economics and Peace (IEP), almeno 1,2 miliardi di persone vivranno in aree a rischio di insicurezza alimentare, penuria idrica, disastri naturali e conflitti, con impatti enormi anche nei Paesi sviluppati su cui si riverserà il flusso maggiore di sfollati.

Oltre un miliardo di persone rischiano lo sfollamento al 2050 a causa di cambiamenti ambientali, conflitti e disordini civili.

È quanto emerge dallo StudioEcological Threat Register”(ETR), lanciato questa settimana dall’Istituto per l’economia e la pace (IEP), think tank internazionale con quartiere generale a Sidney e uffici sparsi nei vari continenti, che ha per mission di indirizzare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sulla pace quale misura positiva,

Il Rapporto si basa su dati messi a disposizione dalle Organizzazioni Nazioni Unite (FAO, UNPD, UNDESA) e da altri Istituti di ricerca indipendenti (World Resources International) relativamente a crescita della popolazione, stress idrici, insicurezza alimentare, siccità, inondazioni, cicloni e aumento della temperaturae del livello del mare, oltre che di quelli già a disposizione dell’Istituto che ogni anno redige il Global Peace Index, una classifica di Stati e regioni in base a fattori che ne determinino lo stato di pacificità, o meglio la loro attitudine ad essere considerati pacifici, nonché il Global Terrorism Index, l’indice che fornisce un riepilogo completo delle tendenze e dei modelli globali chiave del terrorismo dal 2000.

IEP delinea le “minacce ecologiche” che i 157 Paesi monitorati (tra cui anche l’Italia) devono affrontare e il loro grado di resilienza per far fronte ad eventi ambientali estremi in corso e futuri.
Le minacce ecologiche e i cambiamenti climatici pongono serie sfide alla pace globale – ha affermato Steve Killelea, Fondatore e Presidente esecutivo di IEP – Nei prossimi 30 anni la mancanza di accesso a cibo e acqua aumenterà in assenza di un’urgente cooperazione globale. Senza adeguate azioni, disordini civili, rivolte e conflitti molto probabilmente aumenteranno, mentre la pandemia di Covid-19 sta già evidenziando lacune nella catena alimentare globale“.

Il Gruppo di scienziati dell’IPCC, prevede che lo sfollamento forzato sarà uno degli effetti più diffusi e dannosi per le popolazioni più vulnerabili del mondo se non si riuscirà a mantenere l’innalzamento della temperatura media globale al di sotto di 1,5 °C. Alcuni studi indicano che se la temperatura aumentasse di 3 °C, gli sfollati sarebbero 4 volte di più di quelli che si verificheranno con una temperatura che rimane entro +1,5 °C. E tra i gruppi più vulnerabili degli impatti dei cambiamenti climatici ci sono soprattutto le donne, come ha recentemente rilevato un Rapporto dellorganizzazione umanitaria internazionale CARE

Risultati chiave
– Nel corso dei prossimi 30 anni, IEP rileva che 141 Paesi saranno esposti ad almeno una minaccia ecologica.
– I 19 Paesi con il maggior numero di minacce hanno una popolazione complessiva di 2,1 miliardi di persone, pari a circa il 25% della popolazione mondiale, e sono inclusi tra i 40 Paesi meno pacifici del mondo, tra cui Afghanistan, Siria, Iraq, Ciad, India e Pakistan.
– Più di un miliardo di persone vive in 31 Paesi in cui è improbabile che la loro capacità di resilienza permetta di affrontare l’impatto degli eventi ecologici entro il 2050, contribuendo allo sfollamento di massa della popolazione.
– Africa subsahariana, Asia meridionale, Medio Oriente e Nord Africa sono le regioni che si trovano ad affrontare il maggior numero di minacce ecologiche.
– Entro il 2040, un totale di 5,4 miliardi di persone – più della metà della popolazione mondiale prevista -vivrà nei 59 Paesi che soffrono di stress idrico elevato o estremo, tra cui India e Cina.
3,5 miliardi di persone potrebbero soffrire di insicurezza alimentare entro il 2050; 1,5 miliardi di persone in più rispetto ad oggi.

La mancanza di resilienza nei Paesi coperti dall’ETR determinerà una riduzione nella produzione di cibo, la concorrenza per l’utilizzo delle risorse, la crescita dei disordini civili e degli sfollamenti di massa, esponendo i Paesi sviluppati a un maggiore afflusso di rifugiati.

IEP segnala, inoltre, che il Paese con il maggior numero di persone a rischio di sfollamenti di massa è il Pakistan, seguito da Etiopia e Iran. Nell’ America centrale è Haiti che deve affrontare il livello più alto di minacce. In questi Paesi, anche piccole minacce ecologiche e disastri naturali potrebbero provocare sfollamenti di massa della popolazione, con ripercussioni sulla sicurezza regionale e globale.                                                                               

Le regioni che sono in grado di opporre un’elevata resilienza, come l’Europa e il Nord America, non saranno immuni dall’impatto delle minacce ecologiche, come l’aumento significativo del numero di rifugiati.un numero significativo di rifugiati. Sulla scia delle guerre in Siria e Iraq nel 2015, due milioni di persone sono fuggite in Europa, mettendo in evidenza il legame tra i rapidi spostamenti della popolazione e le turbolenze politiche e disordini sociali.

Tuttavia, Europa, Stati Uniti e altri Paesi sviluppati stanno affrontando meno minacce ecologiche e hanno anche livelli più elevati di resilienza per affrontare questi rischi. I Paesi europei che non dovranno affrontare minacce, assieme ad altri 12 Paesi di tutto il mondo, sono  Svezia, Norvegia, Irlanda e Islanda. L’Italia , secondo l’ETR, è il Paese dell’UE, insieme a Spagna, maggiormente esposto a tali rischi.

Si prevede, inoltre, che molti dei Paesi più a rischio di minacce ecologiche saranno anche quelle destinatia vedere un aumento significativo della popolazione, come Nigeria, Angola, Burkina Faso e Uganda, Paesi che già lottano per affrontare le questioni ecologiche, soffrendo già di scarsità di risorse, bassi livelli di pace e alti tassi di povertà.

Gli impatti sociali e politici, non solo nel mondo in via di sviluppo, ma anche nei Paesi sviluppati sarà enorme, poiché lo sfollamento di massa porterà a flussi notevoli di rifugiati verso i Paesi più sviluppati – ha sottolineato Lillelea – I cambiamenti ambientali costituiranno la prossima grande minaccia globale per il nostro Pianeta e la vita delle persone e dobbiamo sbloccare la capacità delle imprese e dei Governi per implementare le azioni di resilienza per i luoghi più a rischio“.

Secondo lo IEP, gli aiuti allo sviluppo potrebbero essere utilizzati come meccanismo per rafforzare la resilienza a shock ecologici come siccità, stress idrico e insicurezza alimentare nei Paesi in via di sviluppo. Gli aiuti correlati all’azione climatica sono aumentati da un miliardo di dollari USA nel 2000 a 34 miliardi di dollari nel 2018 e vengono spesi principalmente nell’Africa subsahariana, nell’Asia meridionale e nell’Asia-Pacifico. L’India ha ricevuto la maggior quantità di aiuti legati al clima nel 2018, pari a 6,5 ​​miliardi di dollari. Sebbene siano stati degli aumenti sostanziali, sono ben al di sotto di quanto sarebbe necessario per affrontare questi problemi in futuro. 

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