Il Global Risks Report (GRR 2026) del World Economic Forum (WEF) segnala quest’anno che il conflitto geoeconomico emerge come il rischio principale dell’anno, seguito dai conflitti interstatali, dagli eventi meteorologici estremi, dalla polarizzazione sociale e dalla disinformazione. Ma nell’arco di 10 anni i rischi ambientali rimangono i più gravi.
È stata presentata il 14 gennaio 20265 la XXI edizione del “Global Risks Report” (GRR 2026) del World Economic Forum (WEF), che anticipa tradizionalmente il Forum di Davos (19-23 febbraio 2026), la località sciistica svizzera dove si svolge da 56 anni l’incontro dei principali esponenti del mondo imprenditoriale, governativo, delle organizzazioni internazionali, della società civile e del mondo accademico sul tema “Uno spirito di dialogo”.
Il Rapporto rivela che il conflitto geoeconomico emerge come il rischio principale dell’anno, seguito dai conflitti interstatali, dagli eventi meteorologici estremi, dalla polarizzazione sociale e dalla disinformazione. Le prospettive di leader ed esperti mostrano profonda preoccupazione. La metà degli intervistati prevede un mondo turbolento o tempestoso nei prossimi due anni, con un aumento di 14 punti percentuali rispetto allo scorso anno. Un ulteriore 40% prevede che le prospettive biennali saranno quantomeno instabili, mentre il 9% si aspetta stabilità e solo l’1% prevede calma. Per quanto riguarda le prospettive per i prossimi 10 anni, il 57% prevede un mondo turbolento o tempestoso, il 32% prevede instabilità, il 10% prevede stabilità e l’1% prevede calma.
“Un nuovo ordine competitivo sta prendendo forma mentre le grandi potenze cercano di proteggere le proprie sfere di interesse – ha affermato Børge Brende, Presidente e CEO del WEF – Questo panorama in evoluzione, in cui la cooperazione appare notevolmente diversa rispetto a ieri, riflette una realtà pragmatica: approcci collaborativi e spirito di dialogo rimangono essenziali. Il nostro incontro annuale a Davos fungerà da piattaforma fondamentale per comprendere rischi e opportunità e per costruire i ponti necessari per affrontarli“.
Il Rapporto analizza i rischi su 3 orizzonti temporali: immediato (2026); breve-medio termine (i prossimi due anni); e lungo termine (i prossimi 10 anni). Nel breve termine, conflitti armati, l’uso militare degli strumenti economici e la frammentazione sociale si stanno scontrando. Con l’intensificarsi di questi rischi immediati, anche le sfide a lungo termine, dall’accelerazione tecnologica al declino ambientale, stanno creando effetti a catena.

“Il Global Risks Report offre un sistema di allerta precoce, poiché l’era della competizione aggrava i rischi globali – dal confronto geoeconomico alla tecnologia incontrollata all’aumento del debito – e modifica la nostra capacità collettiva di affrontarli. Ma nessuno di questi rischi è scontato – sottolinea nella Prefazione al rapporto Saadia Zahidi, Direttore Generale del WEF – Le sfide evidenziate nel rapporto sottolineano sia la portata dei potenziali pericoli che affrontiamo, sia la nostra responsabilità condivisa di plasmare il futuro“.
Aumentano i rischi geopolitici, economici e geoeconomici
Il conflitto geoeconomico è in cima alla classifica a breve termine, con il 18% degli intervistati che lo considera il rischio più probabile che inneschi una crisi globale nel 2026, oltre a essere al primo posto per gravità nei prossimi 2 anni, con un aumento di 8 posizioni rispetto allo scorso anno. I conflitti armati tra Stati seguono al 2° posto per il 2026, scendendo al 5° posto nell’arco temporale di 2 anni.
In un mondo di crescenti rivalità e conflitti prolungati, lo scontro minaccia le catene di approvvigionamento e la più ampia stabilità economica globale, nonché la capacità di cooperazione necessaria per affrontare gli shock economici. Per quanto riguarda le prospettive geopolitiche, il 68% degli intervistati prevede un “ordine multipolare o frammentato” nel prossimo decennio, con un aumento del 4% rispetto allo scorso anno.
I rischi economici mostrano il maggiore incremento complessivo nelle prospettive biennali. I rischi di recessione economica e di inflazione sono entrambi saliti di 8 posizioni, rispettivamente all’11° e al 21° posto, mentre lo scoppio della bolla speculativa è salito di 7 posizioni, al 18° posto. Le crescenti preoccupazioni sul debito e le potenziali bolle speculative, in un contesto di tensioni geoeconomiche, potrebbero innescare una nuova fase di volatilità.
Tecnologia, società e ambiente
La misinformazione (Ndr: informazioni errate diffuse senza l’intenzione deliberata di ingannare) e la disinformazione (Ndr: informazioni false o manipolate create e diffuse intenzionalmente per ingannare), si collocano al 2° posto nelle prospettive biennali, mentre l’insicurezza informatica al 6°. Gli effetti negativi dell’intelligenza artificiale mostrano la traiettoria più marcata, salendo dal 30° posto nell’orizzonte biennale al 5° nell’orizzonte decennale, riflettendo l’ansia per le implicazioni per i mercati del lavoro, le società e la sicurezza.

La polarizzazione sociale si colloca al 4° posto nel 2026 e al 3° entro il 2028. La disuguaglianza si colloca al 7° posto nelle prospettive a due e dieci anni. La disuguaglianza è stata inoltre selezionata come il rischio più interconnesso per il secondo anno consecutivo, alimentando altri rischi dovuti al calo della mobilità sociale. La recessione economica è il secondo fattore più interconnesso. Alla base di queste interconnessioni vi sono le preoccupazioni relative alle pressioni sul costo della vita e al radicamento delle economie a forma di K (Ndr: una situazione post-crisi in cui diverse parti della società e dell’economia si riprendono a ritmi drasticamente diversi, come i due bracci della lettera “K”: uno sale e l’altro scende o ristagna creando un forte divario).
Con le preoccupazioni a breve termine che superano gli obiettivi a lungo termine, i rischi ambientali sono scesi in classifica nelle previsioni biennali. Gli eventi meteorologici estremi sono scesi dal 2° al 4° posto, l’inquinamento dal 6° al 9°, mentre i cambiamenti critici nei sistemi terrestri e la perdita di biodiversità hanno perso rispettivamente 7 e 5 posizioni. Tutti i rischi ambientali hanno registrato un calo di gravità, rappresentando un cambiamento assoluto, non solo relativo.
Tuttavia, nell’arco di 10 anni i rischi ambientali rimangono i più gravi: i primi 3 sono eventi meteorologici estremi, perdita di biodiversità e cambiamenti critici nei sistemi terrestri. Tre quarti degli intervistati prevedono una prospettiva ambientale turbolenta o tempestosa, la più negativa di tutte le categorie.
Nel corso del Forum i dibattiti della serie “Scenari per l’economia globale” integrano questo approccio alla costruzione di previsioni. Una recente pubblicazione del WEF (Four Futures for the New Economy) esplora le implicazioni strategiche per le aziende dall’interazione tra fattori geopolitici e tecnologici, offrendo strumenti per affrontare l’incertezza e identificando gli indicatori da monitorare, le implicazioni di ogni scenario e le azioni concrete per prepararsi a molteplici scenari futuri.
